Il popolo dei Carni e la necropoli di Misincinis

La civiltà dei Carni e la necropoli di Misincinis (Paularo – UD)

 

Il tessuto sociale celtico si articolava su tre livelli:

-          il druido che era il sommo sacerdote, uomo di legge, di scienze esoteriche, indovino, conoscitore degli astri e della natura, medico, interprete dei sogni;

-          il cavaliere, uomo di potere economico, politico e militare, la cui fonte di ricchezza era il bestiame e l’industria ed il commercio;

-          il popolo, composto da servitori.

In realtà le decisioni più importanti spettavano al druida mentre chi aveva più cavalli (o in generale bestiame) oppure attività commerciali gestiva il potere economico ed era il re della tribù, cioè il capo dei cavalieri.

Quando i Carni si stabilirono nei nostri monti si dedicarono alla caccia ed alla pastorizia, spingendo le loro mandrie, nei mesi invernali, fino alla pianura, che lentamente occuparono, come testimonia lo storico Strabone (63 a.C.-20 d.C.), che colloca i Carni (“Oi Kàrnoi”) “sopra e di là dei Veneti, presso il Golfo Adriatico, a sud delle Alpi Orientali, fino a Tergeste (oggi Trieste), definita “villaggio carnico”.

I Carni sapevano lavorare in maniera eccellente il ferro, il legno, l’oro, l’argento. Avevano una conoscenza singolare dell’astronomia e osservano un calendario suddiviso in 5 cicli solari, composti da 62 mesi. Credevano in una sopravvivenza dopo la morte e ciò è testimoniato dalle loro tombe, dotate di suppellettili e di arnesi propri del defunto. Il culto principale è rivolto a Beleno, il dio solare, fonte della vita, e ad altre divinità minori. Particolari sono i riti propiziatori che avvengono pochi giorni dopo il solstizio d’inverno, quando, per incoraggiare il sole a vincere la gelida stagione. I Carni danzano di notte con le fiaccole attorno alle capanne e invocano raccolti abbondanti. Coltivano anche l’orzo con cui fabbricano la birra.

La leggenda vuole che i Carni fossero alti di statura, con una muscolatura plastica e scultorea sotto una pelle rossiccia, carnicina, con capelli e baffi lunghi e biondi, occhi grigio-azzurri. Vestivano camicioni a tinte sgargianti e giubbe di pelli di animale, indossavano delle “brache” fin sotto il ginocchio e calzavano tomaie particolari ricoperte di pelli. Quando si apprestano al combattimento, si coprivano il capo con elmi a forma conica ornati di corna, che li facevano apparire ancora più alti.

 

  La Necropoli di Misincinis

 La scoperta della necropoli preromana di Misincinis e la sua esplorazione archeologica sistematica (tra la fine del 1995 e il 1997), hanno offerto l’opportunità per la prima volta di far luce sulla cultura materiale, gli usi e rituali funerari, delle popolazioni preromane della Carnia, probabilmente i Carni citati nei testi latini; hanno aggiunto quindi dati importantissimi per la comprensione della protostoria dell’intero Friuli ed in particolare di quel periodo, assai oscuro e lacunoso, che precede la fondazione di Aquileia.

 Il cimitero era collocato su di un pendio ben esposto a sud, probabilmente a valle dell’area in cui era ubicato il villaggio.

I primi materiali affiorarono per caso in seguito a dei lavori, i successivi interventi misero in luce una necropoli con sepolture ad incinerazione, come d’uso nell’età del ferro in tutto il Caput Adriae (vedi in particolare le necropoli di Montereale Valcellina, Pozzuolo, S. Pietro al Natisone e Dernazzacco, Caporetto, S. Lucia di Tolmino) cioè con ossa combuste deposte con il corredo di oggetti in urne di ceramica ma anche in semplici buche nel terreno.

Le tombe rinvenute sono riferibili ad un arco cronologico compreso tra il VII ed il IV secolo a.C. Le tombe più antiche (VII-inizi VI sec. a. C.) si riferiscono ad un cerimoniale riconducibile alle popolazione EUGANEE.

Le tombe più recenti è per lo più composto da materiali la cui diffusione è attestata soprattutto in area alpina e prealpina tra il Trentino-Alto Adige, l’Austria e la Slovenia.

I materiali raccolti in uno strato superficiale, forse derivanti da tombe più recenti, e databili dal III al I sec. a. C. cioè fino alla presa di possesso del territorio montano da parte dei Romani, sembrano testimoniare contatti con ambienti celtici del medio Danubio e della Carinzia. Dato il mancato ritrovamento di tombe di questo periodo risulta ancora difficile determinare con esattezza le modalità e la cronologia del presumibile insediamento in Carnia di Celti transalpini.

 

 


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