Tra storia e mitologia l’origine del Friuli

 

Oltre alla storia documentata e avvalorata da reperti, c’è anche quella arrichita da eventi mitologici che hanno, in qualche modo, reso più avvincente la storia di un popolo oppure di un territorio.

 

Nel 1604 Ercole Partenopeo scrisse un libro ove narrava l’origine del Friuli facendo riferimento a quello che erano gli scritti di Ovidio, Virgilio, ecc..

Dagli antichi latini, il Friuli veniva chiamato FORUM IULIJ, cioè foro di Giulio. In Oriente terminava con il fiume Risano ( fiume sloveno vicino a Capodistria) che divideva il Friuli con l’Istria. Ad Occidente il confine era segnato dal fiume Sile (tra la provincia di Padova e Treviso). A nord il confine era segnato dagli alti monti che dividono l’Italia dalla Germania e a sud dal Mar Adriatico.

Dopo il Diluvio Universale, i primi abitanti di questa regione furono gli Udini, popolo proveniente dalla Seithia, un popolo confinante con l'Amenia, che seguirono la via tracciata dall’armeno Comero Gallo. Quest’ultimo fondò diverse colonie in Italia, trra queste la Regione Comera (ora detta Toscana). Inoltre il suo cognome diede nome anche ai popoli transalpini, i GALLI.

Successivamente gli Udini si fusero con gli aborigini di origine africana (in realtà si ritiene che provenissero dall’antica Grecia) che presero il nome di EUGANEI 

Gli Euganei dominarono la regione fino a quando arrivò un popolo dall’oriente alla guida Fetonte Etiopo che prese tutta la regione precedentemente occupata dagli Euganei. Questo era guidato da due capitani e fratelli, Tila e Veneto. I due fratelli si divisero il territorio conquistato e per distinguerlo cambiaro nome agli abitanti: coloro che vivevano oltre il Tagliamento  vennero chiamati Veneti mentre quelli che abitavano di qua del fiume mantennero il nome di Euganei.

Dopo un po’ di tempo, arrivò Ercole d’Egitto, accompagnato dai suoi due figli, attraversando gli alti monti del nord. Suo figlio Liburno si fermò nella attuale Croazia. Il secondo figlio di nome Carno rimase in Friuli dando origine al popolo dei Carni.

 

Successivamente, dopo la Guerra di Troia, attraversando la Liburnia (Croazia) e passando il Timavo, arrivò Antenore con numerosi TROIANI e HENETI. Vinsero sugli Euganei ed i Carni. Come scrive Tito Livio, alcuni Euganei si ritirarono sulle alpi Graie altri si fusero con i nuovi popoli e tutti si chiamarono VENETI.

Antenore, dopo una breve sosta ad Aquileia, prosegui ed edificò Padova nel 1185 a.C. Nel borgo friulano lasciò Aquilio Troiano con i vecchi, gli infermi e un presidio di soldati.

Aquilino chiamò questo luogo Aquileia che in breve tempo divenne una grande città, popolata e divenne Metropoli de’ Carni.

Anche Portogruaro è nato al tempo di Antenore. Aromato Troiano che viaggiava con Antenore, arrivato sulle rive del fiume Limino (ora Lemene), ai tempi navigabile, fondo un paese che chiamò Portus Romatius e segnava il confine tra il Friuli e la Marca Trevigiana

Nello stesso periodo fondarono Concordia che inizialmente chiamarono Troia. Gli Euganei si opposero a questa nuova denominazione. Al termine della disputa e raggiunto in accordo tra i suoi popoli, decisero di chiamare il paese Concordia in segno della pace raggiunta.

 

 

Altri ritengono che Antenore, sbarcando alle foci del Timavo, avesse chiamato quella terra disabitata con il nome della sua città natale, Troia. E’ molto probabile che dopo un lungo periodo di navigazione, una volta sbarcati in quella terra senza abitatori avessero voluto fondare un porto per proteggere le proprie navi: la loro Troia, che poi divenne Aquileia.

Strabone, un geografo greco racconta che Antenore, dopo aver fondato Padova, giunse al Timavo per fondare un tempio a Diomede, segno anche del carattere sacro che si dava al luogo. Vicino al tempio c’era un  bosco sacro dove si svolgeva il sacrificio del cavallo bianco. Secondo il poeta greco Apollonio Rodio, fu proprio da questo luogo che gli Argonauti si imbarcarono per solcare l’Adriatico dopo aver preso il vello d’oro.

 

 

L'impresa degli Argonauti è una delle più affascinanti storie del mito greco. Il tema del viaggio sulla nave Argo e dell'avventura in tanti luoghi misteriosi si intreccia con quello della storia d'amore tra Giasone e Medea: una storia di dei ed eroi, ma anche di una fanciulla dotata di straordinari poteri magici che agiscono su uno sfondo remoto e selvaggio, tra insidie mortali, mostri e prodigi.

Proprio nel racconto mitologico c’è un luogo del Friuli che è protagonista della fuga di Medea.

Oltre le rive del fiume Judrio si trova il monte di Medea. Questo luogo fu testimone delle vicende favolose di Medea e Giasone raccontate dal poeta Joseffo Sporeno. Il poeta racconta la storia di Medea, figlia di Eeta re della Colchida.

Giasone arriva nella Colchide insieme agli Argonauti alla ricerca del Vello d'Oro, capace di guarire le ferite e custodito da un feroce e terribile drago. Medea si innamora perdutamente di Giasone e pur di aiutarlo a raggiungere il suo scopo rapisce il fratello Apsirto e si imbarcata sulla nave Argo insieme a Giasone.

Medea fugge inseguita dai Colchi. Per fermare i suoi inseguitori uccise suo fratello Apsirto e lo gettò nella strada. I Colchi riconobbero il cadavere del figlio del loro Re, si fermarono per celebrare le esequie. Il rito funebre, durando tre giorni, permise alla Maga Medea di scappare con Giasone. Il luogo ove Medea uccise suo fratello e proprio quel monte che ancora oggi si chiama monte Medea. Il poeta racconta inoltre che il monte divenne rosso a testimoniare la crudeltà per la morte del fratello innocente.

Comunque sia, sopra questo monte si sentono muggiti, strepitii e ci sono strane visioni a testimonianza che esiste qualcosa di magico e diabolico.

Nel 1600, in corrispondenza del Tempio dedicato al martire S.Lorenzo, c’era un luogo inaccessibile dove c’erano attaccati alla roccia dei grossi anelli di ferro che facevano pensare che in tempi antichissimi fosse un luogo di approdo.

Poco lontano da questo luogo c’era un antro che era impossibile attraversare a causa del forte vento che investiva questo luogo misterioso. Si racconta che al suo interno fu posto un cane che fu poi trovato nei luoghi aspri e montuosi della Carnia. Secondo Ercole Partenopeo era una testimonianza che in passato l’antro fosse abitato da gente nobile chiamata Carnia il cui nome derivava dalla dea Carnia, ossia Carno figlio di Ercole. (dal libro di Ercole Partenopeo)

 

 

Ercole Partenopeo – Descrizione della nobilissima Patria del Friuli – 1604

Liruti GianGiuseppe Notizie delle Cose del Friuli secondo i tempi Vol. 11777.

 

 

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