Cos’è il fracking?

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La fratturazione idraulica, spesso denominata con i termini inglesi fracking o hydrofracking, è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso. La fratturazione viene eseguita dopo una trivellazione entro una formazione di roccia contenente idrocarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di migliorare la produzione del petrolio o dello “shale gas” (gas metano) contenuti in giacimenti non convenzionali.

 

 

Le fratture idrauliche possono essere sia naturali che create dall'uomo; esse vengono create e allargate dalla pressione del fluido contenuto nella frattura. Le fratture idrauliche naturali più comuni sono i dicchi (corpi rocciosi) e i filoni-strato, oltre alle fessurazioni causate dal ghiaccio nei climi freddi. Quelle create dall'uomo vengono indotte in profondità in ben precisi strati di roccia all'interno dei giacimenti di petrolio e gas, estese pompando fluido sotto pressione e poi mantenute aperte introducendo sabbia, ghiaia, granuli di ceramica come riempitivo permeabile; in questo modo le rocce non possono richiudersi quando la pressione dell'acqua viene meno.

Ogni pozzo necessita dai 2-4 milioni di galloni di acqua per poter operare, che si traducono, secondo stime convenzionali, in 7-14 milioni di litri di acqua satura di sostanze chimiche. Nonostante la propaganda dei petrolieri secondo cui le cementificazioni e le impermeabilizzazioni dei pozzi sono perfetti, nessuna attività dell’uomo è esente dal logorio, dall’uso, da difetti, ed evidente che continuando a pompare miscele inquinanti nel terreno, prima o poi qualcosa deve pure cedere. E migrare. E arrivare, prima o poi, nei rubinetti delle persone.

 

 


 

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