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Fracking: la Polonia tira dritto nonostante le perplessità europee

NEWS/TECNOLOGIA/FRACKING

Nonostante diversi paesi europei, Francia in testa, si siano detti fermamente contrari all’estrazione di shale gas (gas da argille) e spingano per renderla una pratica vietata in tutto il territorio dell’Unione, la Polonia ha annunciato che già da un mese ha cominciato a sfruttare i propri giacimenti.
A condurre i lavori è la Lane Energy, la succursale polacca dell’americana 3Legs, che da quanto ha dichiarato oggi Piotr Wozniak, viceministro polacco dell’Ambiente, da circa un mese sta estraendo lo shale gas nel nord del paese, in un giacimento vicino alla cittadina di Lebork.
Il gas da argille, spesso chiamato anche gas di scisto, è metano derivante dalla decomposizione di materiale organico in ambiente privo di ossigeno ma, a differenza dei giacimenti in cui il gas si trova in roccia porosa e può essere prelevato con relativa facilità, lo shale gas si trova intrappolato nell’argilla, obbligando chi lo estrae ad utilizzare metodi complessi e spesso inquinanti per portarlo in superficie.
Oltre ad essere necessarie numerose ed imponenti torri di perforazione serve anche eseguire una perforazione in orizzontale, creando fratture nella roccia attraverso la pressione generata dall’immissione di acqua mescolata ad additivi chimici e lubrificanti (un processo chiamato fracking), le crepe vengono poi riempite con materiali a granulometria maggiore rispetto a quella dell’argilla, spesso sabbia, aumentando così la permeabilità e consentendo al fluido di defluire con maggiore facilità verso l’esterno, facendo così crescere la portata di gas ottenuta e rendendo l’attività estrattiva economicamente conveniente.
Diversi paesi europei hanno avanzato preoccupazioni riguardo alla possibilità che questa pratica possa condurre all’inquinamento delle falde, dato che quasi la metà dell’acqua utilizzata rimane nel sottosuolo, una tesi spesso ritenuta infondata: infatti queste sostanze si troverebbero comunque ad una profondità sufficientemente grande (dai 2 ai 4 km) da non minacciare le falde acquifere, che sono situate invece molto più vicine alla superficie.
Il recente tentativo francese di mettere fuori legge questo tipo di attività in tutto il territorio comunitario, che ha trovato l’appoggio di Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania, ha messo in allarme Varsavia, soprattutto ora che anche un paese come la Germania ha iniziato ad avanzare riserve a riguardo; la Polonia dispone infatti di giacimenti equivalenti a circa 2 trilioni di metri cubi di shale gas, i quali la rendono lo stato europeo con le maggiori riserve di questa risorsa.
Secondo quanto si apprende dalle dichiarazioni di Wozniak al quotidiano polacco Rzeczpospolita, Varsavia non sembra però intenzionata a fermare i propri piani di sfruttamento, annunciando anzi che dal pozzo si riesce ad estrarre quotidianamente ben 8000 metri cubi di metano, sottolineando che risultati come quelli ottenuti da Lane Energy in questo progetto non si erano mai registrati altrove.

(fonte Notizie geopolitiche, 29-08-2013)


 

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