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Fracking: Ucraina protagonista nella produzione di gas di scisto

 

NEWS/TECNOLOGIA/FRACKING

 Kiev da acquirente potrebbe a breve diventare uno dei massimi esportatori d’Europa di gas di scisto

 

 

 

Il gas di scisto, la nuova fonte energetica su cui si stanno concentrando gli studi e le ricerche degli scienziati di mezzo mondo, potrebbe far diventare l'Ucraina una nuova potenza energetica continentale.

Il governo di Kiev ha già annunciato di voler portare ai massimi livelli di utilizzo gli enormi giacimenti nella zona di Juzovskij (riserve stimate per 4mila miliardi di metri cubi di gas), già diventati oggetto di attenzioni di multinazionali del petrolio straniere come l’olandese Royal Dutch Shell, che a fine gennaio ha siglato con il governo ucraino un accordo da 10 miliardi di dollari per il loro sfruttamento.

 Secondo gli olandesi, nel giro di cinque anni dai giacimenti ucraini potrebbero essere estratti dagli 8 ai 20 miliardi di metri cubi di metano annui: ciò significherebbe che il paese potrebbe non solo divenire completamente indipendente per ciò che riguarda la produzione di gas metano, ma addirittura generare un surplus che consentirebbe a Kiev di trasformarsi da acquirente in venditore. 

Lo shale gas, o gas di scisto, è un metano prodotto da giacimenti di scisto (shale), una roccia d'origine argillosa nei cui pori si trova il gas, che viene sottoposta a trattamenti per aumentarne artificialmente la permeabilità  in prossimità dei pozzi di produzione.

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Le sue proprietà energetiche sono oggetto di dibattito nella comunità scientifica da almeno un decennio: se in Europa il suo impatto sull'ambiente viene ritenuto antieconomico, non si pensa allo stesso modo negli Stati Uniti, dove si prevede che questa risorsa potrà soddisfare largamente il fabbisogno energetico mondiale nei prossimi decenni, rimpiazzando le riserve convenzionali di gas in via di esaurimento.

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Washington si è intanto detta pronta a cooperare con l’Ucraina nella sua corsa alla nuova risorsa energetica: gli States hanno infatti offerto a Kiev la loro tecnologia e il loro know-how per procedere all’estrazione del gas di scisto in maniera ecocompatibile, andando a toccare un tasto molto delicato in Ucraina, come in molte nazioni europee: sono infatti già numerose le proteste da parte degli ambientalisti locali, che ritengono le attività per l’estrazione del gas di scisto estremamente inquinanti e che potrebbero potenzialmente apportare rischi per la sismicità dell’area.

 

Anche l’Italia, dal suo canto, sta giocando la sua partita per il gas di scisto: nel 2012 l’Eni ha infatti acquisito il 50,01% della LLC Westgasinvest, compagnia ucraina che detiene attualmente i diritti su nove blocchi per l'esplorazione e lo sviluppo di gas di scisto nel bacino di Lviv, in prossimità del confine con la Polonia, considerato una delle aree a più elevato potenziale d'Europa.

Nello scorso mese di maggio la compagnia energetica italiana e la sua omologa cinese CNPC hanno avviato invece uno studio comune per l’esplorazione di un enorme blocco di shale gas situato nella provincia del Sichuan, in Cina, che detiene le massime riserve mondiali del gas di scisto.

 


 

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