La crescita demografica mondiale e l’impatto sulle risorse naturali

Il 1° gennaio 2015 la popolazione della Terra ha raggiunto i 7,2 miliardi di persone e il contatore avanza alla velocità di +140 abitanti al minuto. Gli analisti sostengono che nel corso dell'ultimo anno il numero della popolazione terrestre è aumentato di 80 milioni.

 

 

 

 

 

 

 

Si stima che il numero degli abitanti della Terra fosse di circa 250 milioni attorno all’anno Mille, di circa 500 milioni nel 1650 per raggiungere, agli inizi dell’Ottocento, il miliardo. La velocità di accrescimento è aumentata nel tempo: il tasso di incremento annuo è stato inferiore allo 0,5% dal 1650 al 1850, crescendo al 0,69% nel periodo 1850-1950. La massima espansione della popolazione mondiale si è registrata nel periodo 1950-2000, dove l’incremento annuo è stato dell’1,79%.

Il massimo livello della crescita demografica mondiale si è verificata agli inizi degli anni 60 dello scorso secolo, quando la popolazione mondiale era nettamente divisa in due parti: da una parte il mondo occidentale industrializzato (circa un miliardo di abitanti) ricco, molto longevo e poco prolifico; dall’altra la restante parte del mondo, i paesi cosiddetti in via di sviluppo (circa due miliardi di abitanti) poveri, poco longevi e molto prolifici. Dagli anni 60 è iniziato un processo di “convergenza” mondiale, verso minori livelli di fertilità e maggiori livelli di longevità che ha interessato soprattutto i paesi asiatici (in primo luogo il paese più popoloso del mondo, la Cina). E’ un processo che estendendosi a tutti i continenti e a tutti i paesi, sia pure con diverse velocità e con persistenti, profonde diseguaglianze, sta producendo due fondamentali conseguenze: a) il rallentamento nella crescita della popolazione mondiale e insieme una redistribuzione del numero degli abitanti tra i vari continenti; b) il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale.

Se erano stati necessari meno di 40 anni (dal 1960 al 1999) per produrre il raddoppio della popolazione mondiale (da 3 a 6 miliardi di abitanti), la progressiva riduzione della fertilità e della conseguente contrazione della massa di donne in età fertile sta fortemente rallentando il ritmo di crescita della popolazione della Terra, che tuttavia è diseguale nelle varie regioni del mondo: fortemente contenuto in Europa, ancora molto sostenuto in Africa.
Le più attendibili proiezioni delle Nazioni Unite ci consegnano per il 2050 una Terra con poco più di 9 miliardi di persone, in cui cresce la percentuale di popolazione africana (+8,4% rispetto al 2000) e si contrae ulteriormente la percentuale della popolazione europea (solo il 7,6% della popolazione mondiale, – 4,3% rispetto al 2000) 

 

Secondo gli esperti la differenza di crescita tra i paesi occidentali ed i Paesi in via di sviluppo porterà ad un aumento della povertà nel mondo. Purtroppo le risorse della Terra si stanno esaurendo.

Nel 2008, l’ONU ha evidenziato che la brusca crescita della popolazione mondiale, il cambiamento climatico, una diffusa incapacità gestionale e la crescente domanda di energia hanno accentuato la pressione su risorse idriche mondiali che stanno diminuendo. Secondo un Rapporto elaborato con il concorso di 24 agenzie delle Nazioni Unite, con una popolazione mondiale ormai attestata a oltre 7 miliardi, alcuni Paesi hanno già toccato i limiti delle proprie risorse idriche.

“Il cambiamento climatico renderà questa situazione ancora più drammatica”, ha dichiarato William Cosgrove, coordinatore ONU del “World Water Development Report”. “Non solo perchè aumenterà la variabilità del clima, ma anche perchè provocherà un incremento della già esistente pressione sulle risorse idriche”.

Il Rapporto prevede che, a causa del cambiamento climatico, entro il 2030, quasi la metà della popolazione mondiale vivrà in aree ad alto stress idrico, tra cui l’Africa che conterà tra 75 e 250 milioni di persone sottoposte a tale pressione. Inoltre, la scarsità d’acqua in alcune zone aride e semiaride provocherà lo spostamento di un numero di persone comprese fra 24 e 700 milioni.

La pressione sulle risorse idriche aumenta drammaticamente anche con il miglioramento della qualità della vita, la crescita dei centri urbani e l’incremento dei livelli di consumo, tutti fattori che determinano di conseguenza un’impennata della domanda di energia.

Il drammatico aumento nella produzione di biocarburanti, tra cui l’etanolo, triplicato tra il 2000 e il 2007, e la necessità di una quantità oscillante tra 1.000 e 4.000 litri d’acqua per produrre un solo litro di biocarburante, hanno aggiunto ulteriori pressioni a quelle già esistenti.

Il bisogno globale di energia è destinato ad aumentare del 60% entro il 2030 – secondo una previsione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia – e la domanda di energia arriverà dai Paesi in via di sviluppo mentre il consumo di energia idroelettrica è destinato anch’essa ad aumentare del 60%.

Secondo nuove stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale si attesterà a 9 miliardi nel 2050, un incremento dovuto soprattutto ai  paesi  in via di sviluppo.

Bisogna assolutamente chiedersi quanto sia sostenibile la crescita economica e demografica dell’uomo. La biosfera e gli ecosistemi della Terra sono troppo fragili per sostenere tale crescita.

Quello che si rivela importante è quindi l'uso che si fa delle risorse e la capacità di evitare il più possibile gli sprechi. Quindi rivedere l'uso e frenare l'estremo consumo delle risorse che caratterizza i nostri giorni – e ciò a cominciare dai paesi “ricchi”, i paesi del consumo di massa – in modo da evitare che paesi in rapida crescita economica seguano le traiettorie di quelli del mondo ricco: oggi gli africani e gli asiatici più poveri producono 0,1 tonnellate di CO2 ogni anno rispetto alle 20 tonnellate di ogni nordamericano. La crescita sta aiutando centinaia di milioni di uomini a sfuggire dall'estrema povertà ma è forte il rischio che questo processo avvenga sullo stesso modello delle ricche nazioni dell'Europa e dell'America settentrionale, che per raggiungere le loro posizioni hanno divorato molte, troppe, risorse, con conseguenze forti per il pianeta. D'altronde, le parti del mondo in cui le popolazioni sono in più rapida crescita sono anche quelle più vulnerabili ai cambiamenti climatici, alle conseguenze del riscaldamento globale, alla penuria di acqua, alle migrazioni di massa e al calo delle derrate alimentari.

Se non si prendono gli adeguati provvedimenti, la storia insegna che un calo della capacità di crescita economica delle società provocherà inesorabilmente un aumento delle tensioni sociali con le conseguenze che tutti conosciamo.

 


 

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