Il rapporto Cdp Climate Change Report 2013: le aziende italiane non comunicano «il green»

NEWS/SVILUPPO SOSTENIBILE/

«Moltiplicate le iniziative aziendali per controllare le emissioni di anidride carbonica, ma giro di vite sui budget pro-ambiente e risultati (a lungo termine) ancora da migliorare. È una corsia a due velocità quella in cui corre l’industria nazionale quando si parla di impatto ambientale.

 

 

Un quadro che emerge dal rapporto CDP Climate Change Report 2013 — analisi che misura l’impegno aziendale, in termini di strategie e soluzioni di 70 Paesi nel mondo. Da un lato, il rallentamento dato dagli effetti persistenti della crisi che, anno dopo anno, hanno alleggerito i portafogli delle nostre aziende anche per quello che riguarda temi importanti come la sostenibilità. Con un crollo del 25% per gli investimenti a sostegno delle politiche verdi. Ma dall’altro, anche la rapida presa di coscienza da parte di vertici e manager della necessità di moltiplicare, anche se con meno soldi, il numero di iniziative legati all’efficienza energetica e al rispetto dell’ambiente, cresciute del 22% rispetto a periodi più danarosi. Un impegno che, secondo gli esperti della Borsa italiana, non passa inosservato agli occhi degli investitori internazionali. E che, nel caso del nostro Paese, dovrebbe virare verso un atteggiamento più a lungo termine.

A tracciare la fotografia dei movimenti a favore dell’ambiente delle nostre aziende nel 2013, il rapporto Cdp Climate Change — realizzato per la terza volta da Accenture (azienda di consulenza globale per i servizi tecnologici) insieme all’Ente italiano del marchio di qualità (Imq) — che ha analizzato strategie, investimenti e soluzioni messe in atto da circa la metà delle 100 aziende quotate più importanti d’Italia. Informazioni preziose non solo al bilancio nazionale, ma richieste anche da 722 investitori. «Spesso», afferma Sara Lovisolo, Group Corporate Responsability Manager di London Stock Exchange Group, «le aziende hanno poca consapevolezza dell’importanza di rendere trasparenti questo tipo di informazioni (tutte le rilevazioni sono su base volontaria) perché sottovalutano l’impatto che una gestione sostenibile ha sugli investitori internazionali». Impatto che, sostengono gli esperti, si traduce in investimenti.

Un concetto che, secondo i dati del report, non è sfuggito ad alcune imprese nazionali che, anche quest’anno e nonostante la crisi economica, non hanno smesso di centrare gli obiettivi ambientali. Diventando agli occhi del mondo i nostri top green performer.

DALLE RINNOVABILI ALL’EFFICIENZA - Un risultato quasi impercettibile che comunque entra in un’ottica di cambiamento generale. Anche se resta comunque una visione ristretta e a breve termine. Concetto messo in luce anche dal rilevamento di nuovi trend come il passaggio dalle rinnovabili all’efficienza energetica, protagonista incontrastata delle iniziative nazionali. L’80% delle nostre aziende ha una visione a breve termine e che sfiora al massimo 2015. Mentre, per stimolare un vero cambiamento occorrono operazioni che affrontino il problema dell’impatto ambientale anche oltre i due anni.

(fonte Corriere  della Sera)


 

Leggi anche:

La sfida delle materie prime: l’importanza del riciclo per un’economia sostenibile (e circolare)

Le opportunità della blue economy

L’unica economia sostenibile possibile è quella che preserva l’ambiente

 

Joomla templates by a4joomla