La sfida delle materie prime: l’importanza del riciclo per un’economia sostenibile (e circolare)

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La sfida delle materie prime: può l’industria del riciclo ridurre i rischi di approvvigionamento? - esperti nazionali e internazionali discutono della direttiva Ue Raee, che dovrà essere recepita entro febbraio 2014, e sulla strategia di più ampio respiro che l’Europa dovrà adottare per costruire un’economia circolare, che fa del riciclo lo strumento fondamentale per poter trasformare i rifiuti in risorse.

 

 

Secondo Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia, «Il recepimento della normativa non è solo un atto formale, ma è un’opportunità per dare nuovo impulso al Sistema Raee e favorire così politiche industriali orientate all’efficienza delle risorse. L’Europa, infatti, vuole accelerare il processo di sviluppo di una moderna società di riciclo: l’utilizzo più efficiente e sostenibile delle risorse naturali è una priorità, come dimostra il programma di finanziamenti all’innovazione denominato Horizon 2020».

La carenza di materie prime e i rischi di approvvigionamento sono una tema centrale, l’Unione Europea «dovrebbe ridurre la quantità di materie prime necessaria a far girare l’economia del 25% entro il 2020, a parità di output produttivo. Con il programma di finanziamenti Horizon 2020, che partirà da gennaio 2014, l’Unione Europea sostiene la ricerca e lo sviluppo anche nel settore del riciclo, investendo oltre 3 miliardi di Euro».

Il  commissario Ue all’industria ed all’imprenditoria, Antonio Tajani,ha affermatoche  «Le materie prime sono vitali per l’Europa per due ragioni: sono essenziali per l’economia e la società europea e perché il loro approvvigionamento è minacciato. La strategia dell’Europa si basa su tre pilastri: garantire condizioni eque di concorrenza nell’accesso alle risorse, favorire l’approvvigionamento sostenibile di materie prime provenienti da fonti europee, promuovere efficienza energetica e riciclaggio. Questi pilastri convergono tutti verso l’innovazione».

L’Ue è autosufficiente nella produzione di minerali da costruzione, compresi gli inerti (sabbia, ghiaia, pietrisco e pietra naturale), varie argille, mattoni, gesso e pietra ornamentale. La produzione europea di aggregati è di circa 3 miliardi di tonnellate all’anno. Circa il 91% di tutti gli aggregati è prodotto da risorse naturali, il 5% sono aggregati riciclati e il 2 % sono di origine marina o fabbricati. L’Ue vanta anche una grande produzione di minerali industriali che forniscono una vasta gamma di settori. Per alcuni minerali, come magnesite, fluorite e potassio, ad esempio, l’Europa è un importante produttore mondiale.

L’economia europea invece è fortemente dipendente per quanto riguarda le importazioni di metalli industriali, oltre alla nota necessità d’importazione d’idrocarburi, gas e petrolio in primis (ma non è altrettanto scontato il conseguente link con i materiali che dal petrolio derivano, vedi la plastica, e dunque la strategicità industriale del loro riciclo).

Solo un piccolo numero di minerali metallici viene estratto all’interno dell’Unione europea, che è ancora un produttore relativamente importante per alcuni di essi, come il cromo, rame, piombo, argento e zinco. Questa produzione, però, rimane di gran lunga insufficiente a soddisfare la domanda europea. Per diversi metalli, tra cui terre rare e Pgm (Platinum Group Metals), i Paesi dell’Ue fanno completamente affidamento sulle importazioni. L’utilizzo di rottami rappresenta circa il 50% di input per la produzione di metallo. Non bastasse, negli ultimi decenni le esportazioni dell’Ue di materiali di scarto di valore e di concentrati di metalli sono aumentati considerevolmente, mentre le importazioni sono diminuite in modo significativo.

Kurt Vandenberghe, direttore ambiente DG Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, ha spiegato che «La strategia Europa 2020 si focalizza su una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Trasformare l’economia europea in un sistema competitivo, a basse emissioni di carbonio e con un utilizzo sostenibile di materie prime è una grande sfida, che, a partire da gennaio 2014, sarà supportata da Horizon 2020. Il riciclo è un’area dove l’Europa può fare la differenza in termini di crescita e di nuovi posti di lavoro. I rifiuti, infatti, sono una risorsa per riciclare, riutilizzare e recuperare materie prime. L’obiettivo è realizzare un’economia circolare».

Per arrivare a un’economia circolare, il riciclo non deve però riguardare solo i Raee e le terre rare, ma anche le altre materie prime seconde, come dicono anche ReMedia e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: «Per non continuare a essere dipendente dalle importazioni, l’Europa ha bisogno di un cambiamento sistematico nell’uso e nel recupero delle risorse, che servirebbe ad aumentarne la competitività e contribuirebbe a costruire un’economia europea sostenibile. Secondo una stima recente, infatti, l’Unione Europea potrebbe ridurre la quantità di materie prime necessaria a far girare l’economia di circa il 25% a parità di produzione entro il 2020. L’economia ne trarrebbe beneficio e la crescita del PIL porterebbe anche la creazione di nuovi posti di lavoro, tra 1,4 e 2,8 milioni».

Roberto Morabito, responsabile unità tecnica tecnologie ambientali Enea, ha fatto notare che «Per un Paese come l’Italia, povera di materie prime e con una grande vocazione manifatturiera, lo sviluppo di una forte industria del riciclo è una questione strategica. E’ necessario avviare una fase di transizione da una economia di tipo lineare, basata sulla trasformazione delle risorse in rifiuti, ad una economia di tipo circolare, dove i rifiuti diventano una preziosa fonte di materie prime seconde da reimmettere nei cicli produttivi. ».

Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, ha concluso: «In un Pianeta dotato di risorse limitate, in presenza di una loro domanda in continua crescita, l’accesso alle materie prime diviene un fattore sempre più strategico. In particolare, per una economia di trasformazione dei prodotti come la nostra, la seconda in Europa. Per attenuare i rischi di approvvigionamento occorre definire una strategia sull’uso efficiente delle risorse e sul riciclaggio dei materiali, che integri la produzione industriale con il comparto economico dedicato alla gestione dei rifiuti. ».

(fonte GreenReport)


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