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Le opportunità della blue economy

NEWS/SVILUPPO SOSTENIBILE/

 

La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione: lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura.

 

 

 

 

 

L’economia della sostenibilità necessità ancora di percorrere molta strada se vuole contrastare efficacemente i problemi ambientali fra cui il riscaldamento globale.

 

Una parte della green economy ha procurato più danni che benefici al nostro pianeta. Il modello di green economy ha richiesto alle imprese di investire di più e ai consumatori di spendere di più per ottenere la stessa cosa preservando nel contempo l’ambiente. Sebbene ciò fosse già arduo durante il periodo d’oro della crescita economica, è una soluzione che ha poche speranze in un periodo di congiuntura economica negativa.

 

La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione, lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura.

 

Effetti perversi della Green Economy

 

Anni fa alcune piccole aziende innovatrici iniziarono a sostituire i tensioattivi petrolchimici con ingredienti biodegradabili, gli acidi grassi dell’olio di palma. Ben presto tutti i maggiori produttori cavalcarono la biodegradabilità con il risultato che enormi aree di foresta pluviale sono state convertite a colture intensive di palma da olio, distruggendo l’habitat dell’orango, dello scimpanzé e di moltissime altre specie, che in pochi anni sono diventate a serio rischio di estinzione.

 

L’olio ricavato è inviato in Occidente e bruciato in qualche centrale a biomassa per ricavare energia elettrica incentivata con tariffe promozionali nate per sostituire petrolio, metano o carbone. Insomma alla fine, l’energia 'pulita' dell’Occidente è responsabile della distruzione della foresta pluviale indonesiana, che assorbe fortemente le emissioni carboniche, e in più pregiudica la sopravvivenza dei primati.

 

Oggi poi assistiamo alla corsa verso l’auto elettrica, che localmente produce zero emissioni. Ma se poi produciamo l’elettricità necessaria bruciando carbone da qualche altra parte, abbiamo spostato altrove il problema, senza risolverlo. La Relazione Annuale di Banca Italia evidenzia un dato che va valutato proprio in chiave ecologica: fino al 2006 le importazioni italiane di “dispositivi fotosensibili a semiconduttore, incluse le 'celle fotovoltaiche', registravano un valore di 300 milioni di euro, quattro anni dopo, nel 2010, sono passati a 8,3 miliardi!

 

I paesi da cui importiamo le celle fotovoltaiche: 3,4 md di euro dalla Cina, 1,9 mld dalla Germania, 577 milioni dalla Spagna, 380 mld dall’Olanda e 274 da Taiwan. La produzione di pannelli fotovoltaici richiede una grande quantità di energia, considerando altresì che questa energia, nel caso della Cina proviene per i quattro quinti da carbone e che i pannelli poi bisogna trasportarli in Europa. Con la produzione e distribuzione dei pannelli produciamo più CO2 di quella che evitiamo di immettere nell'atmosfera utilizzando poi gli stessi pannelli!

 

La Blue Economy nell'ipotesi più moderata può essere considerata un’evoluzione della Green Economy, in realtà è qualcosa di più e di diverso. È un sistema di pensiero e di azione complesso in cui la dimensione economica della proposta parte sempre dal livello sociale e globale della condizione della persona, sia dei paesi dove avviene la produzione sia dei paesi ove avviene il consumo di beni prodotti.

 

Uno dei beni per i quali non abbiano limiti è la nostra creatività ed è su questa che ci dobbiamo basare per introdurre innovazioni che non portino solo nuove tecnologie, ma anche e soprattutto nuovi modelli economici che tengano conto della decrescita dei rendimenti marginali della produttività degli attuali sistemi di produzione.

 

La Blue Economy non si basa solo sull’innovazione, ma anche su nuovi modelli produttivi che cambiano il nostro modo di guardare alla produzione, alla distribuzione e ai consumi. I prodotti migliori devono essere anche i più economici.

 

Ciò che acquistiamo deve contribuire alle esigenze fondamentali di tutti, i prodotti e i servizi che acquistiamo regolarmente devono contribuire alla costruzione di un capitale umano e creare nuovi posti di lavoro. È un approccio completamente nuovo, fresco, di cui abbiamo urgente bisogno. Oggi tutto quello che i governi e le dirigenze riescono ad immaginare sono austerità e tagli dei costi. Ma questo non è possibile. Dovremmo evolvere, come fa la natura, dalla penuria alla sufficienza e all’abbondanza. La natura evolve sempre verso l’abbondanza. E noi in un momento di crisi riusciamo solo a pensare a fare meno, mentre dovremmo trasmettere alla gente il messaggio di fare di più con quello che abbiamo. Questo è il messaggio che viene dalla Natura. La natura è un incredibile fonte di ispirazione, perché ci mostra che col tempo usando soluzioni creative è sempre possibile evolvere verso il meglio.

 

Pensiamo per esempio al problema dell’occupazione. In Natura non esiste disoccupazione, tutti contribuiscono al meglio delle loro possibilità. E se parliamo di materie prime, non esistono scarti o inquinamento. O meglio, ciò che è scarto per qualcuno è sempre materia prima fonte di energia per qualcun altro. In questo modo, ci rendiamo conto che possiamo sfruttare a cascata nutrienti, energia e materiali.

 

Il concetto stesso di rifiuto è un'invenzione umana. Nei sistemi naturali nessuno produce qualcosa che non serve a nessuno. Ci chiamiamo homo sapiens, sapiens ma forse dovremmo definirci in altro modo.

 

I principi della Blue Economy

 

- Le soluzioni si basano principalmente sulle leggi della fisica. I fattori chiave sono la pressione e la temperatura, come sono conosciuti a livello locale.

 

- Qualcosa viene sostituito con niente se è davvero necessario produrlo.

 

- I nutrienti, materia ed energia, nei sistemi naturali non c'è spreco. Ogni sottoprodotto è una materia prima per un nuovo prodotto. Un rifiuto per uno è un alimento per un altro.

 

- La ricchezza della natura è la biodiversità. Standardizzazione industriale è l'opposto.

 

- La natura offre spazio per gli imprenditori che producono di più con meno. La natura è in contrasto con il monopolio.

 

- La gravità è la fonte principale di energia, la seconda risorsa rinnovabile è l'energia solare.

 

- L'acqua è il solvente primario.

 

- La natura è in continua evoluzione. Ci sono sempre novità.

 

- La natura funziona solo con ciò che è localmente disponibile. La cultura economica sostenibile rispetta e valorizza le risorse locali.

 

- La natura si basa su esigenze di base e si sviluppa poi in abbondanza. L'attuale modello economico è basato sulla scarsità come base per la produzione e il consumo.

 

- I sistemi naturali sono semplici.

 

- In natura, tutto è biodegradabile - è solo una questione di tempo.

 

- In natura tutto è sempre in collegamento e sviluppato simbioticamente.

 

- In natura, acqua, aria e suolo sono un bene comune, libera e abbondante.

 

- In natura, un processo crea molti benefici.

 

- Sistemi naturali pongono rischi. Ogni rischio è una motivazione per l'innovazione.

 

- La natura è efficiente. Pertanto, la massima sostenibile economico utilizza materia esistente e di energia, in modo che scende il prezzo per i consumatori.

 

- La natura propone il meglio per tutti gli interessati.

 

- In natura gli svantaggi sono vantaggi. I problemi sono un'opportunità.

 

- La natura si fonda sulla biodiversità. Un'innovazione naturale offre numerosi vantaggi per tutti.

 

- Produrre con quello che abbiamo, sviluppare innovazioni ispirate dalla natura, ottenere una sostenibilità mai immaginata, quali creare posti di lavoro e capitale sociale, offrendo di più con meno.

 

(fonte IlCambiamento.it)

 


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