Economia Circolare: l’Italia in ritardo su un nuovo modo di fare business?

L’Italia in ritardo su un nuovo modo di fare business? Un sondaggio spiega la situazione attuale

 

 

Qualche giorno fa, il Sole 24 ore (16 marzo 2015) ha pubblicato i risultati di un’indagine sull’economia circolare in Italia. L’indagine è stata effettuata da Criet-Ipsos.

Il risultato dell’indagine, a mio parere, è alquanto deludente: su 231 aziende intervistate solo l’8% delle imprese hanno investito sull’economia circolare. Solo il 49% delle imprese sanno cosa significa economia circolare.

Mentre in Europa si parla di economia circolare come un nuovo modo di fare business, in Italia più del 50% delle aziende produttive vede l’idea solo come una buona pratica e non come un modo per rinnovare  la propria azienda. economia circolare.

 

Trasformare in realtà l’economia circolare per eliminare gli sprechi

 

La maggior parte delle aziende italiane non si rende conto che, con l’esaurirsi delle risorse i rifiuti dovranno essere trattati come risorsa, modificare ora il processo ma soprattutto il modo di pensare porterebbe ad un beneficio a lungo termine.

Secondo l’indagine, solo per un quarto delle aziende questa nuova frontiera porterebbe alla creazione di posti di lavoro o a un incremento dei ricavi. Questo significa che in questo momento avere un’azienda che non è efficiente guadagna più di un’azienda efficiente. Ma per quanto tempo sarà ancora così?

Due aziende su tre si rendono conto che un cambio di mentalità sarà necessario e saranno obbligate a gestire la propria azienda con i criteri nuovi di economia circolare ma ancora non hanno intrapreso questa strada.

Per realizzare in modo vantaggioso questo passaggio ci deve essere un a ricerca di base che deve iniziare già ora e non quando la legge obbligherà le aziende a fare questo passo. Tutti gli indicatori internazionali prevedono che tra qualche anno aumenterà la richiesta di risorse (quindi aumenterà il prezzo), le aziende italiane cosa intendono fare?

Bisogna convincere gli imprenditori che l’efficienza (ridurre gli scarti al massimo) e il riutilizzo degli scarti è una via per migliorare e per mantenere competitiva la propria azienda.

A livello industriale cosa significa riutilizzo degli scarti. Due esempi sono  le proposte SUBERSOST e SUBERSKIN. Entrambi i materiali utilizzano la polvere di sughero che normalmente viene bruciata con un ricavo di circa 8€/ton. Lo stesso materiali riutilizzato per fare pannelli isolanti porta ad un ricavo tra 400-1000 €/ton. Lo stesso vale per SUBERSKIN che utilizza un materiale di scarto dell’industria del caffè, anche in questo caso l’industria del caffè potrebbe convertire un  materiale di scarto in una materia prima secondaria e quindi una fonte di ricavo e non di sola spesa.

 

SuberSost e SuberSkin: due materiali per l’economia circolare

 


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