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Il surriscaldamento del pianeta è veramente il problema principale?

C’è chi nega sistematicamente che il surriscaldamento del pianeta sia dovuto agli esseri umani. Ma  il vero problema è il surriscaldamento del pianeta oppure la sostenibilità della società moderna?

 

Periodicamente ci sono campagne che cercano di negare il riscaldamento globale provocato da attività antropiche. Le ragioni possono essere le più diverse: interessi economici di grosse multinazionali che pagano scienziati famosi per negare le evidenze, persone che per promuovere un libro oppure un blog negano quello che è l’evidenza perché in questo modo punzecchiano la curiosità umana, ecc. Queste discussioni, che entusiasmano molto persone, prendono il sopravvento su altre che possono essere più produttive.

Alcuni studiosi hanno dimostrato come un ristrettissimo gruppo di scienziati statunitensi che, nonostante fossero in massima parte estranei alle scienze del clima, hanno usato la loro influenza accademica e i loro legami coi legislatori per elevarsi al rango di esperti e, appunto, combattere l’evidenza come mercanti del dubbio, inculcando nel pubblico la percezione di una controversia inesistente.

Si pensa che, negli Stati Uniti, gruppi industriali e altre associazioni di categoria che si dedicano con assiduità a contrastare la corretta informazione sui cambiamenti climatici, i ricercatori hanno scoperto che queste vengono finanziate ogni anno con circa un miliardo di dollari (fonte)

 

Purtroppo la scienza (quella che conosciamo noi) è giovane e, di conseguenza, la misura delle temperature a livello planetario è abbastanza recente. A questo bisogna aggiungere le possibili dispersioni dei dati causati da misure effettuate con metodologie diverse. In ogni caso questi dati non possono essere confrontati, come molti fanno, con i dati che si riferiscono a periodi temporali molto lontani, semplicemente perché i dati non hanno la stessa fonte e quindi non sono consistenti.

 

Abitualmente quanto si parla di riscaldamento globale si dice che è causato dalle emissioni di CO2. In realtà i gas interessati sono diversi: anidride carbonica, CO2; metano, CH4; protossido d’azoto, N2O; idrofluorocarburi, HFCs; esafluoruro di zolfo, SF6; perfluorocarburi, PFCs. Ciascuno di questi gas  viene ponderato per il suo contributo all’aumento dell’effetto serra (cioè il suo “potere climalterante”, il Global Warming Potential – GWP) rispetto a quello della CO2 convenzionalmente posto = 1. Il valore (ponderato) legato al contributo climalterante di tutti i sopracciati gas serra emessi durante il ciclo produttivo viene espresso in termini di CO2eq (CO2 equivalente).

I gas, coinvolti negli degli obiettivi di riduzione collegati al Protocollo di Kyoto sono:
– la CO2 prodotta dall’impiego dei combustibili fossili in tutte le attività energetiche e industriali oltre che nei trasporti;

– il CH4 (metano), prodotto dalle discariche dei rifiuti, dagli allevamenti zootecnici e dalle coltivazioni di riso;

– l’N2O (protossido di azoto), prodotto nel settore agricolo e nelle industrie chimiche;
– gli HFC (idrofluorocarburi), impiegati nelle industrie chimiche e manifatturiere;
– i PFC (perfluorocarburi), impiegati nelle industrie chimiche e manifatturiere;
– l’SF6 (esafluoruro di zolfo), impiegato nelle industrie chimiche e manifatturiere.

 

(fonte)

Le concentrazioni globali di biossido di carbonio, metano, protossido di azoto sono tutti aumentati significativamente negli ultimi 100 anni.

Le misurazioni storiche dimostrano che le attuali concentrazioni atmosferiche globali di anidride carbonica,  metano e protossido di azoto non hanno precedenti rispetto agli ultimi 800.000 anni.

Le concentrazioni di biossido di carbonio sono aumentati costantemente dall'inizio dell'era industriale, passando da una media annua di 280 ppm alla fine del 1700 a 396 ppm nel 2013, un aumento del 41 per cento. Questo aumento è dovuto quasi del tutto alle attività umane. 

La concentrazione di metano nell'atmosfera è più che raddoppiato dai tempi preindustriali, raggiungendo circa 1.800 ppb nel 2013. Tale incremento è principalmente dovuto all'agricoltura e all'uso di combustibili fossili

Negli ultimi 800.000 anni concentrazioni di protossido di azoto nell'atmosfera raramente superavano 280 ppb. I livelli sono aumentati dal 1920 raggiungendo un nuovo massimo di 326 ppb nel 2013. Tale incremento è dovuto principalmente all'agricoltura.

Quando i gas a effetto serra sono emessi in atmosfera, molti di essi rimangono lì per lunghi periodi di tempo che vanno da un decennio a molti millenni.

Nel corso del tempo, questi gas vengono rimossi dall'atmosfera da reazioni chimiche o da assorbimenti, come le acque e la vegetazione, che assorbono i gas serra dall'atmosfera. Tuttavia, a causa delle attività umane, questi gas entrano nell'atmosfera più rapidamente di quanto non vengano rimossi, e quindi le loro concentrazioni sono in aumento.

L’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, oltre ad aumentare l’effetto serra, provoca un aumento della CO2 disciolta nell’acqua degli oceani provocando un cambiamento dell’acidità dell’acqua.

Anche se qualcuno sostiene che la CO2 non provoca un aumento della temperatura globale, nulla può dire riguardo al fatto che se aumenta la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, aumenta la concentrazione disciolta in acqua e quindi si osserva un aumento del pH degli oceani.

 La maggior parte degli studiosi dell’ambiente prende invece in seria considerazione il fenomeno, ritenendolo attuale al pari dei cambiamenti climatici. Il processo fisico-chimico dell’acidificazione dei mari è in costante aumento, molto probabilmente sotto la spinta antropica, e minaccia l’esistenza di molti organismi, se non addirittura dell’intero ecosistema marino.  Questa modifica ha un impatto devastante sull’ecosistema marino in quanto influisce sul meccanismo di fissazione dei carbonati e di fatto porta alla dissoluzione dei gusci calcarei delle conchiglie di molluschi, echinodermi, alghe, coralli e plancton calcareo. Non si conosce ancora la potenzialità degli organismi nell’affrontare le condizioni della acidificazione per mezzo di adattamenti evolutivi. Tutto dipende quanto possono essere veloci questi adattamenti evolutivi.

Ma perché parlare di aumento di temperatura globale, che è l’effetto ultimo, e non di SOSTENIBILITA’?

 

 

Quello che tutti noi ci dimentichiamo è che oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che oggi la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno.

Scenari alquanto ottimisti delle Nazioni Unite suggeriscono che se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per il nostro sostentamento. 

E naturalmente ne disponiamo solo di uno.

Trasformare le risorse in rifiuti più velocemente di quanto questi possano essere ritrasformati in risorse ci pone in una situazione di sovrasfruttamento ambientale, di esaurimento proprio di quelle risorse dalle quali la vita umana e la biodiversità dipendono.

 

(fonte)

 

Il risultato è il collasso dello stock ittico, la diminuzione della copertura forestale, l’esaurimento dei sistemi d’acqua di sorgente, e la crescita di inquinamento e rifiuti, che creano problemi come il riscaldamento globale. Questi sono solo alcuni dei più evidenti effetti dello sfruttamento eccessivo delle risorse.

Lo sfruttamento eccessivo contribuisce anche al sorgere di conflitti e guerre per le risorse, di migrazioni di massa, di carestia, di malattie e di altre tragedie umane — e tende ad avere un impatto sproporzionato sui più poveri, i quali non possono ovviare a questo problema prelevando le risorse altrove.

QUESTO DEVE ESSERE IL VERO ARGOMENTO DI DISCUSSIONE

Se si risolvono questi problemi, si risolvono anche quelli del riscaldamento globale.

 


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