Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «L'economia verde — Promuovere lo sviluppo sostenibile in Europa» (parere d'iniziativa) (2013/C 271/03)

NEWS/NORMATIVA

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene che lo sviluppo dell'economia verde inclusiva sia la sfida principale a cui l'Europa sarà posta di fronte nei prossimi anni se vuole continuare a essere una potenza economica a livello mondiale.

 

 

 

 

Nella conferenza Rio+20 l'UE ha puntato sull'economia verde come forma di sviluppo sostenibile ed è giunto il momento che l'UE agisca. A questo fine è necessario un modello di sviluppo economico che dia la priorità agli investimenti pubblici e definisca in modo adeguato gli incentivi per gli investimenti privati nelle infrastrutture e nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione (RSI) «verdi», al duplice scopo di aiutare l'attività produttiva ad uscire rapidamente dall'attuale situazione recessiva e di affrontare da posizioni di punta a livello economico e sociale la transizione verso questa terza rivoluzione industriale.

Il CESE sottolinea che con lo sviluppo dell'economia verde inclusiva le possibilità di creare occupazione aumenteranno. A questo proposito bisogna intendere come posti di lavoro «verdi» non solo quelli connessi ad alcuni dei nuovi settori emergenti, ma anche tutti quelli derivanti dalla «ecologizzazione» dei processi di produzione e dei prodotti in tutti i settori.

 

Il CESE ritiene necessario eliminare le sovvenzioni dannose per l'ambiente e rivolgere agli Stati membri raccomandazioni specifiche affinché aumentino la tassazione ambientale, oltre che le raccomandazioni in materia di gestione dei rifiuti e delle acque e per il miglioramento del riciclaggio. In questi settori gli Stati membri dovrebbero mostrare un'ambizione e degli obiettivi più vasti.

 

Il CESE esprime la propria preoccupazione per il fatto che il quadro finanziario pluriennale dell'Unione per il periodo 2014-2020 presenta una notevole contraddizione: i settori ecnomici con maggiori emissioni di CO2 (il settore abitativo, industriale, dell'energia e dei trasporti) non sono quelli che ricevono un volume maggiore di fondi UE allo scopo di facilitarne il processo di transizione verso un'economia verde. Per questo motivo è indispensabile aumentare in modo consistente i fondi destinati a questi settori e garantirne un'applicazione efficace ed efficiente.

 

Nel 2011 l'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente hanno elaborato relazioni esaurienti sull'economia verde. L'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ha avviato il programma Posti di lavoro verdi e uno dei temi principali della conferenza Rio+20 del 2012 è stato L'economia verde nel quadro dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà.

 Nel 2006 è stata rinnovata la strategia di sviluppo sostenibile dell'UE e nel 2009 è stato lanciato il pacchetto di misure in materia di energia e cambiamenti climatici volto a ridurre del 20 % le emissioni di gas a effetto serra, ad aumentare al 20 % la quota di energie rinnovabili e a migliorare del 20 % l'efficienza energetica entro il 2020. L'UE deve compiere passi avanti nel ridurre ulteriormente le emissioni per il 2025 e il 2030.

L'economia verde inclusiva deve trovare un equilibrio tra la prosperità economica, una maggiore coesione sociale e una maggiore salvaguardia delle risorse naturali, il cui uso razionale preserva il nostro benessere e quello delle generazioni future.

Secondo l'OIL, i posti di lavoro «verdi» riducono l'impatto ambientale di imprese e settori economici fino al raggiungimento di livelli sostenibili, contribuiscono a ridurre il consumo di energia, di materie prime e dell'acqua, a «decarbonizzare» l'economia e a ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Negli ultimi anni sono diventati evidenti i limiti alla capacità della Terra, dal punto di vista sia delle risorse naturali disponibili per una domanda in crescita che della capacità del pianeta di assorbire i rifiuti e l'inquinamento.

 Non bisogna dimenticare gli effetti dei cambiamenti cli­matici sulla salute: la maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, l'aumento dei livelli di ozono e delle particelle in sospensione nell'atmosfera, oltre che della loro tossicità a causa di temperature più elevate, e l'arrivo sul continente europeo di malattie infettive che si credevano debellate.

Le trasformazioni della struttura di produzione e trasporto dell'energia delle principali economie sviluppate, oltre che di gran parte di quelle emergenti, si concentreranno nei prossimi anni nel passaggio da un'economia ad alte emissioni di carbonio a un altro tipo di economia – a basse emissioni di carbonio – in cui un ruolo significativo nella generazione di energia sarà svolto da fonti energetiche rinnovabili e pulite, vale a dire, quelle che non emettono gas a effetto serra né altri rifiuti pericolosi.

 

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http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2013:271:0018:0022:IT:PDF

 


 

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