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La perdita della biodiversità in Amazzonia

 

NEWS/NATURA/SALVAGUARDIA FORESTE

Definita il “polmone della terra”, la foresta amazzonica occupa per la sua maggiore estensione il nord del Brasile e in minor parte Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador e Guayana.

E’ la regione meno abitata del pianeta con una densità di un solo abitante per km quadrato. Gli abitanti sono costituiti in prevalenza da amerindi e meticci, si parlano numerosissime lingue indigene di vario ceppo linguistico.

 

Le risorse dell'Amazzonia si sono andate diversificando in questi ultimi anni. Le economie di sussistenza delle piccole comunità e dei gruppi indigeni continuano a restare legate allo sfruttamento delle foresta e dei corsi d'acqua, ma in aree sempre più estese si pratica agricoltura, allevamento, estrazione di minerali ed idrocarburi.

Da molti anni l’Amazzonia vive  il grave problema di una continua deforestazione finalizzata al recupero di spazio per agricoltura intensiva, attività di estrazione e soprattutto taglio del legname, ciò ha creato una riduzione delle sue dimensioni originarie e modifiche degli habitat di animali e popolazioni indigene.

Un recente studio pubblicato sulla nota rivista Science denuncia la scomparsa di molte specie di uccelli ed il 'restringimento' dei semi di alcune palme, che così diventano più deboli e vulnerabili ai cambiamenti climatici. La scopertasi deve al gruppo coordinato da Mauro Galetti, dell'Università Statale di San Paolo del Brasile.
Questo cambiamento è impuntato all’uomo in quanto questo fenomeno è stato osservato nelle macchie di foresta, che a partire dall'800 sono state frammentate dalle coltivazioni di caffè e canna da zucchero, mentre non è presente nelle aree di foresta rimaste indisturbate.

La ragione è l'assenza di uccelli di grandi dimensioni, come i tucani, cacciati dall'agricoltura e potrebbe spiegare la riduzione delle dimensioni dei semi delle palme. Dopo la scomparsa dalla zona degli uccelli che si nutrono dei grandi semi delle palme, disperdendoli nell'ambiente, per sopravvivere le piante hanno cominciato a produrre frutti più piccoli in grado di essere dispersi da uccelli più piccoli, come i tordi. Ma i semi più piccoli sono più vulnerabili alla disidratazione e non sono in grado di sopportare il cambiamento climatico previsto.

 

E’ notizia di luglio 2013, che il sistema DETER, gestito dall'agenzia spaziale brasiliana (Brazilian National Space Research Institute - INPE), segnala un incremento sostanziale della deforestazione nell'Amazzonica brasiliana.

I dati mostrano un incremento di cinque volte della  perdita di foresta nel maggio 2013 in paragone allo stesso mese l'anno precedente: da 99 a 465 chilometri quadrati. Gli stessi studi valutano un aumento del'89 per cento della deforestazione (da 873 a 1.654 kmq tra il 2011-12 e il 2012-13). Oltre metà della deforestazione, il 59 per cento si è verificata nello stato del Mato Grosso, dove le aziende agricole e allevatori di bestiame sono gli attori della deforestazione. Il Pará viene secondo con circa un terzo della deforestazione (il 29 per cento).

 Non sono specificate le ragioni dell'incremento della deforestazione, ma parte di essa potrebbe essere attribuita alla modifica del codice forestale, che ha abbassato i limiti sulla  quantità di foresta che i proprietari privati possono abbattere nella regione amazzonica. Anche l'indebolimento del Real, la moneta brasiliana, ha reso competitivi i prodotti agricoli del paese facilitandone l'aumento delle esportazioni.

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