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L’orso bruno in Italia

L’orso bruno, è un mammifero appartenente alla famiglia Ursidae, diffuso in gran parte dell'Asia e del Nordamerica, oltre che in Europa orientale ed settentrionale.

 

Questa specie si nutre principalmente di materiale vegetale, tra cui radici e funghi. I pesci costituiscono la loro fonte primaria di carne, anche se sulla terraferma possono uccidere piccoli mammiferi. Catturano occasionalmente anche mammiferi più grandi, come i cervi. Gli orsi bruni adulti non hanno timore di scontrarsi con altri predatori, dal momento che possono competere da soli con branchi di lupi e grandi felini, scacciandoli spesso dalle prede che questi ultimi hanno ucciso.

 

In Italia vivono tre distinti nuclei di orso bruno: due sulleAlpi, la primanel Trentino occidentale e l'altra nel Tarvisiano e zone di confine tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia; la terza è costituita dalla sottospecie "marsicana" dell’Appennino centrale.

Un nucleo di 10 orsi bruni provenienti dalla Slovenia sono stati reintrodotti nelle Alpi centrali grazie al progetto “Life Ursus” promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta, in stretta collaborazione con la Provincia Autonoma di Tento e l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, e co-finanziati dall'unione Europea (periodo 1996-2004). Questi individui si sono riprodotti, altri sono arrivati sulle Alpi dalla Slovenia e oggi vivono su tutte le Alpi circa 45 orsi.

Nell’Appennino gli orsi bruni si trovano in maggior densità nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei territori limitrofi. Purtroppo negli ultimi decenni sono stati registrati numerosi casi di bracconaggio ed oggi vivono in in tutto l'Appennino centrale appena 50 individui.

Gli ambienti forestali montani costituiscono il tipico habitat dell’orso anche se tale predilezione potrebbe essere una risposta al disturbo antropico. Nelle ore notturne, infatti, l’orso è solito frequentare gli ambienti aperti incluse le aree coltivate e i pascoli.

Gli orsi devono muoversi su aree estese per trovare in tutte le stagioni il cibo di cui necessitano, le aree tranquille per il riposo diurno e siti adatti allo svernamento ed alla riproduzione: ne consegue che l’home range di un orso può raggiungere diverse centinaia di chilometri quadrati e può includere diverse tipologie ambientali come zone di fondovalle, aree montuose di alta quota e anche zone antropizzate, utilizzate queste ultime soprattutto come aree di transito.

 

 

 

 

Per tutelare gli orsi basterebbe garantire tre condizioni basilari alla sopravvivenza di qualsiasi essere vivente ossia poter avere a disposizione un territorio abbastanza vasto da poter garantire la sopravvivenza delle sue popolazioni.

I principali fattori responsabili della quasi totale scomparsa dell’orso dalle Alpi sono da individuarsi nella persecuzione diretta operata dall’uomo (caccia) e, in minor misura, nella graduale riduzione e frammentazione degli habitat idonei, conseguente ai disboscamenti, nell’utilizzo e trasformazione degli ambienti montani, nella costruzione di strade, ecc.

Dei 56 casi di morte di orsi, accertati dal 1971 al 1997 nell’Appennino centrale, ben 21 sono stati determinati da atti di bracconaggio o caccia, 10 a seguito di impatto con auto e treni e solo 6 da cause naturali. E quasi tutte le morti violente, comprese le ultime degli anni 2001/2003, non sono state accertate all’interno delle aree protette ma nelle aree esterne ai parchi.

Un’altra importante causa di sofferenza per la popolazione di orso è da imputarsi all’abbandono dell’attività agro-pastorale tradizionale per i cambiamenti socio-economici verificatisi a seguito dello sviluppo degli anni '60-'70. Le pratiche agricole e zootecniche degli ambienti montani hanno contribuito a rendere maggiormente problematico il rapporto orso-uomo per i danni economici e a rendere più efficace l’opera di persecuzione cui la specie veniva sottoposta, incentivata anche a più riprese dal pagamento di taglie per gli orsi uccisi ma a ridurre anche le opportunità alimentari costituite dalle erbe dei pascoli, dalla frutta coltivata, dalle arnie e da qualche animale d’allevamento.

 

 

 

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