Alt al piano per sparare ai lupi

La mancanza di consenso ha spinto al rinvio. "Il lupo è essenziale anche per arginare la pressione dei cinghiali". Contrarie agli abbattimenti tutte le associazioni ecologiste, dal Wwf a Legambiente

 

2 febbraio 2017. La licenza di uccidere i lupi non è passata. Niente via libera dalla Conferenza Stato Regioni che avrebbe dovuto dare semaforo verde al piano, preparato dal ministero dell'Ambiente, che includeva la possibilità di interrompere la rigorosa tutela che ha permesso a questo animale simbolo di sopravvivere. La decisione ufficiale è un rinvio, di fatto è mancato l'accordo politico. La pressione delle associazioni ambientaliste e l'orientamento delle Regioni hanno portato a un aggiustamento del tiro.

Il piano in realtà prevede 22 misure: solo nell'ultima è stata inserita una deroga che permette l'abbattimento dei lupi, sia pure in casi definiti "eccezionali". Ma, in realtà, la pratica è già in uso visto che in 4 anni sono stati ritrovati 137 lupi uccisi dall'uomo.

Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha fatto notare che il lupo è essenziale in molti luoghi, soprattutto del Centro Sud, per mantenere un equilibrio dell'ecosistema nei confronti, ad esempio, di un'altra specie che provoca molti danni all'agricoltura, i cinghiali". E così la richiesta al governo di eliminare il permesso di uccidere i lupi è stata sottoscritta da molte Regioni.

Per il rinvio si è pronunciata la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani: "Non passano certo sotto silenzio le ragioni degli allevatori, ma bisogna anche tenere nel debito conto l'evoluzione della nostra sensibilità ambientale: per decenni noi e i nostri figli siamo cresciuti nel timore che un animale nobile come il lupo sparisse definitivamente dall'Italia".

Anche se il consenso su gran parte del pacchetto delle misure è alto, il fronte ambientalista, i 5 stelle e una parte consistente del mondo politico chiedono di eliminare la clausola che dà il via libera ai fucili. "L'abbattimento legale del lupo non può essere un metodo ordinario di gestione dei conflitti tra i lupi e gli allevatori", aggiunge il Wwf commentando il rinvio. "Occorre dare priorità agli interventi per la prevenzione e per un equo risarcimento dei danni, per il contrasto del randagismo canino e dell'ibridazione cane".

 

 

 


 

Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è una sottospecie del lupo grigio originario delle foreste e i boschi della dorsale appenninica.

Dopo la metà degli anni '70 la protezione del lupo ha comportato l'aumento della residua popolazione appenninica, che lo ha portato a distribuirsi anche su aree un tempo occupate dalla sottospecie tipica del lupo grigio (Canis lupus lupus), in primo luogo tutto l'arco alpino occidentale.

Uno studio scientifico ha confermato che la genetica del lupo appenninico sono una sottospecie diversa dai lupi grigi europei.

Una sottospecie unica ed endemica della penisola italiana di cui restano, si stima, tra 1.070 e 2.472 individui. La specie è in ripresa; numeri e ampiezza dell’areale fanno sì che non rientri nelle categorie a rischio dell'Unione internazionale per la Conservazione della Natura.

 

 

L’habitat naturale del Lupo è rappresentato dalle zone boscose in generale ma è capace di adattarsi anche ad ambienti diversi, purché ampi e selvaggi. In Italia vive in una fascia compresa tra gli 800 e i 2000m di altitudine. Si configura come predatore notturno con un territorio di caccia che va da 200 a 800 kmq; ha buon udito e buon olfatto. Vive solitario o in coppie, in inverno in piccoli gruppi (6-14 individui) articolati in ranghi molto stretti dovuti a classi di età e robustezza; la suddivisione dei ruoli gerarchici appare nella sua massima espressione durante la caccia, che viene condotta mediante l’inseguimento oppure abbinando quest’ultima tattica all’agguato. La stagione degli amori va da febbraio ad aprile; la maturità sessuale viene raggiunta a 22 mesi e la gestazione è di 60 giorni, dopo tale periodo vengono alla luce 4-5 cuccioli; specie monogama. La dieta varia a seconda degli ambienti frequentati e dalla stagione. Il Lupo si nutre di animali selvatici e in mancanza di questi di Anfibi, Rettili, topi, Molluschi ed altri invertebrati. Molto spesso si rivolge verso gli animali domestici a causa della maggiore facilità con cui questi possono venire catturati.

 

 

Come per tutte le specie protette, anche per il lupo occorre un piano di gestione che coordini a livello nazionale, con la partecipazione di parchi e regioni, le azioni da intraprendere per aiutarlo sopravvivere. Il precedente era del 2002 ed è scaduto nel 2007, ma solo di recente è stato messo a punto un nuovo piano.

Il piano elenca 22 azioni da intraprendere per proteggere il lupo: controllo del randagismo canino e dell’ibridazione tra cani e lupi, stesura di un rapporto sulla diffusione dei veleni, lotta al bracconaggio, prevenzione e compensazione degli eventuali danni causati dai predatori, campagne di informazione e monitoraggi per valutare l’andamento della popolazione. Ma il pomo della discordia e’ il 22mo provvedimento, che prevede la possibilità di abbattere fino al 5% della popolazione complessiva italiana, “a condizione che non esista un'altra soluzione valida[...] per prevenire gravi danni, segnatamente all'allevamento” o “nell'interesse della sanità e della sicurezza pubblica[...] inclusi motivi di natura sociale o economica”.

In realtà, gli abbattimenti in deroga alla legge che vieta di cacciare o comunque uccidere specie protette erano già previsti in casi estremi dal piano precedente, e sono contemplati dalla Direttiva Habitat. La differenza è che la nuova versione prevede un tetto massimo rappresentato dal 5% della migliore stima del limite inferiore della popolazione: non si tratta pertanto di una quota.

L’impostazione è rivolta al controllo numerico del lupo. In realtà, secondo Alberto Meriggi, allo stato attuale non c'è alcuna necessità di controllo numerico: basterebbe intervenire con metodi di prevenzione, che si sono dimostrati molto efficaci, e migliorando la gestione delle popolazioni di ungulati selvatici. Meriggi sostiene che è inefficace l’abbattimento dei lupi per prevenire la predazione del bestiame.

Secondo Marco Galaverni del WWF: “Il problema”, dice, “è che gli abbattimenti sono stati percepiti come una soluzione ai danni al bestiame domestico e per ridurre il conflitto sociale, ma le prove dicono tutt’altro. In luoghi come la Francia, dove le uccisioni sono state autorizzate negli ultimi anni, non sono calati né i primi né il secondo. L’unica chiave per tutelare davvero gli allevatori e ridurre il conflitto è la prevenzione, poi la prevenzione e ancora la prevenzione”.

Secondo lo zoologo Forconi, “attualmente il lupo non è più a rischio di estinzione, secondo i criteri IUCN, per cui può essere soggetto ad un prelievo sostenibile, come tutte le specie animali. Possiamo obiettare alle uccisioni da un punto di vista etico, ma se l'obiettivo è la tutela dell'ecosistema, per una specie non a rischio è legittimo pensare a un prelievo sostenibile”; nel caso del lupo, una caccia regolamentata.

Lo zoologo Carles Vilá della Estación Biológica de Doñana, in Spagna, già consulente in materia della LAV, ritiene che se lo scopo è di ridurre il bracconaggio, gli sforzi dovrebbero essere rivolti a far rispettare le leggi esistenti e a fornire ai forestali e alle agenzie di protezione dell’ambiente il materiale e le risorse umane per continuare il loro lavoro in modo efficiente. Uccidere i lupi, prosegue, non contribuisce a ridurre i danni da lupo. Consentire gli abbattimenti dei lupi potrebbe cambiare la percezione del pubblico, che non li vedrebbe più come una specie protetta, ma come animali legittimamente cacciabili.

(fonte National Geographic)

 

 

 

 

 

 

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