Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Le foreste filandesi in pericolo

Se pensiamo ai paesi scandinavi, come la Finlandia, ci immaginiamo sviluppo e benessere. Però, in Finlandia manca qualcosa: maggiori diritti per le popolazioni indigene.

 

Così come hanno fatto i precedenti governi, il nuovo parlamento, eletto di recente, si è rifiutato di ratificare la Convenzione 169 della ILO per i Popoli Indigeni e Tribali del 1989.

La Convenzione 169 della ILO è una convenzione internazionale, vincolante, che assicura i diritti ai popoli indigeni in relazione all’accesso alla terra, l’educazione ed altre questioni importanti. È stata ratificata da oltre 20 paesi, includendo la Norvegia e la Danimarca. Sia le Nazioni Unite che l’Unione Europea hanno criticato la Finlandia in questi ultimi anni, per non avere ancora ratificato la convenzione. Nonostante questo, hanno rifiutato ancora una volta di impegnarsi per proteggere i diritti dei popoli indigeni lapponi, che non superano le 10.000 unità in Finlandia

Organizzazioni lapponi ed ambientaliste hanno segnalato che il motivo per cui non si ratifica la Convenzione 169 risponderebbe agli interessi delle corporazioni minerarie che vedono quest’ultima come un ostacolo per lo sfruttamento delle risorse naturali a nord, senza tenere in conto l’impatto ambientale e i diritti dei popoli lapponi che difendono gli usi tradizionali della terra e dell’acqua

La Convenzione darebbe voce ai popoli lapponi nei processi decisivi per definire l’avvio di progetti aggressivi e devastanti. Il nuovo parlamento deve impegnarsi sin d’ora, concretamente, con i popoli indigeni e l’ambiente. 

La Lapponia è ricca di risorse naturali sotterranee e nel 2012 il ministro dell’ambiente finlandese Ville Niinistö, della Lega Verde, aveva annunciato l’avvio di nuove miniere in Lapponia.

Nelle miniere della Lapponia si estrae ferro, zinco, nichel, rame, cobalto ma è anche possibile rintracciare piccole quantità di uranio. Alcune aziende minerarie sono convinte di poterlo estrarre come sottoprodotto e hanno chiesto il via libera alla Commissione Europea.

I ricchi giacimenti da cui estrarre uranio, nichel, fosforo e altri preziosi minerali possono causare danni permanenti alla complessa e delicata rete di fiumi, laghi e riserve idriche su cui si fonda la sopravvivenza di molti animali, tra cui alcuni dei più grandi mammiferi europei come la lince, l’orso, il lupo e il ghiottone.

Le attività minerarie causeranno danni che potrebbero durare migliaia di anni. Del resto, è stato già dimostrato che le attività minerarie attualmente presenti si sono rese responsabili dell’avvelenamento di ampie porzioni dell’habitat naturale delle renne: il muschio – parte sostanziale della dieta di questi mammiferi – è stato contaminato da residui di metalli pesanti come rame, cobalto, nichel e cromo. Una situazione che sembra destinata a peggiorare in modo esponenziale: se infatti la sola Norvegia del nord ospita attualmente circa 40 miniere, tale numero – sotto l’influenza dei grandi colossi statunitensi, canadesi e britannici – sembra destinato a raddoppiare nel giro di pochi anni. E questo nonostante le proteste di scienziati, gruppi di ambientalisti, associazioni di pescatori e allevatori, che già hanno contestato duramente il governo norvegese, ‘colpevole’ di aver autorizzato una compagnia mineraria a riversare milioni di tonnellate di rifiuti all’anno (conseguenza dell’estrazione di rame) nel fiordo artico di Repparfjord, una riserva destinata all’allevamento ittico.

 “Il numero di permessi minerari in Lapponia è ormai così grande che ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno”, afferma Tero Mustonen, autore presso l’Arctic Biodiversity Assessment del governo finlandese e presidente della Snowchange Cooperative. “Se e quando i piani di esplorazione mineraria si trasformeranno in attività a pieno regime, ci troveremo in una situazione in cui la maggior parte dei fragili bacini sub-artici non saranno in grado di sopportare l’impatto, sconvolgendo l’ecosistema su cui si fonda la sopravvivenza di moltissimi animali e piante.”

 

Foreste boreali: le minacce ambientali denunciate dal popolo Sami

 

La ratifica della Convenzione da parte del governo finlandese permetterebbe ai popoli indigeni di salvaguardare il proprio territorio.

 

(fonte Salviamo La Foresta)

 


Leggi anche:

Lo stato delle foreste tropicali 

La canna da zucchero come un driver per la deforestazione tropicale

La crescente domanda di gomma naturale mette a rischio la biodiversità tropicale

 

Joomla templates by a4joomla