LANZAROTE e le ISOLE CANARIE

NEWS/NATURA/BIODIVERSITA’

Di  Luciano Pellegrini ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Lanzarote, l’isola più orientale dell’arcipelagosomiglia ad un frammento di luna caduto dal cielo, con circa 140 vulcani.

 

Le Isole Canarie, sono isole tropicali, situate nell'oceano Atlantico, davanti alla costa dell'Africa e al deserto del Sahara, il Marocco, poco più a Nord rispetto al tropico del Cancro, al 28º parallelo, alla stessa altezza di Florida, Bahamas, Bermuda, Caraibi, Hawaii. Le Isole Canarie sono un grande arcipelago di sette isole maggiori e due isole minori, tutte di origine vulcanica. Formano una comunità autonoma della Spagna. La capitale è condivisa tra Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas de Gran Canaria. Fino al 1927, Santa Cruz de Tenerife è stata l'unica capitale delle Canarie, solo dopo tale anno, la condivide con Las Palmas.

Lanzarote, l’isola più orientale dell’arcipelago, somiglia ad un frammento di luna caduto dal cielo, con circa 140 vulcani.

 

 

La vicinanza alla costa africana (110 km) e l’assenza di alte catene montuose (la vetta più alta è Las Penas del Chache, 670 metri, situato sulla scogliera di Famara a nord nella città di Haria ), fanno sì che il clima sia secco e soleggiato. I venti alisei, regolari, forti e caldi, trasportano dall’Africa la sabbia rossa del deserto. Ogni anno diverse tempeste di sabbia trasportate dallo Scirocco attraversano la stretta fascia di mare che separa le isole dal Sahara facendo salire le temperature e riducendo la visibilità anche a meno di 100 metri. Questo particolare fenomeno è chiamato Calima.

Questi venti sono utilizzati per generare l’energia elettrica con le pale eoliche.

 

Lanzarote era già abitata mille anni a.C., come dimostrano gli scavi archeologici e le pitture rupestri. I Romani ebbero notizie sulle isole tramite i racconti di Giuba II, re di Mauretania, che inviò degli informatori nell’arcipelago, nel 40 a.C. Sorpresi dall’abbondanza di cani di grossa taglia, che sorvegliavano le greggi dei Guanci, (gli Indios delle isole Canarie di origine berbera),chiamarono queste isole, Insula Canaria, la “terra dei cani “. In seguito, questi cani selvatici furono chiamati Presa Canario o Dogo Canario. Questi cani leggendari sono diventati i simboli delle terre vulcaniche atlantiche popolate di mistero e bellezza.

L’origine del nome Canarie ha diverse versioni, questa non è sicuramente la più probabile.

 

Un’altra versione è che nel 1016, gli Arabi avessero scoperto nuovamente le Canarie, chiamandole Khaledat (l’isola che non scompare), ma solo nel 1312 l’isola fu riscoperta dal navigatore genovese Lanzaroto Malocello, che le diede il suo nome.

I primi veri conquistatori furono, nel 1402, Godifier de La Salle oltre a Jean de Béthencourt, che si fece nominare re delle Canarie diventando vassallo di Enrico III.

Plinio il Vecchio, il primo vulcanologo della storia, ispirato dalle ricerche del re Giuba II che chiamava il “mio maestro”, descrisse le isole Canarie, (Insulae Fortunatorum), prendendo spunto dalle sue indicazioni e racconta le ricchezze di queste isole,

( la frutta, gli uccelli il miele, i pesci).

E’ curioso apprendere che i canarini si chiamano così perché originari di queste bellissime terre.

 

Oggi l’isola di Lanzarote, turisticamente, offre poca cosa. C’è tanto vento, non c’è acqua potabile, non ci sono palme sulle pochissime spiagge con sabbia, è quasi impossibile fare il bagno per la forza delle onde, non c’è vegetazione. Però le strade sono pulite e ben curate, i rilievi sono pochi e di modeste dimensioni, quindi l’ambiente ideale per i ciclisti. L’isola è sinonimo di geologia allo stato puro, di paesaggi sottomarini e lunari, di acque limpide, di terra riarsa, è convivenza armonica dell’uomo con la natura.

 

 

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Sono andato otto giorni a Lanzarote con un gruppo di studenti, la maggior parte geologi, del gruppo culturale dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, accompagnati dal professor Francesco Stoppa, vulcanologo e altri amici di diversa provenienza.

 

Prima di andare avanti con il racconto ed esprimere le mie idee, riflessioni, impressioni, emozioni, ho l’obbligo di parlare di César Manrique.

 

César Manrique, era un uomo poliedrico, artista, pittore, scultore, ideatore di installazioni turistiche di rara bellezza, scrittore, ambientalista... ed idealista, ma anche musicista, appassionato di jazz e musica classica, (così ha risposto alla mia domanda il Presidente della Fundacion César Manrique, José Juan Ramirez.)

Lo sviluppo di Lanzarote e la genialità di César Manrique sono andati di pari passo…

 

La storia di Lanzarote, dalla metà degli anni sessanta è legata inseparabilmente alla figura di questo personaggio, a volte criticato per le sue idee estremamente anticonformiste ed altre per il suo conservatorismo.

César Manrique è nato ad Arrecife il 24 aprile 1919 in un’agiata e normalissima famiglia. E’ morto il 25 settembre 1992 in un tragico incidente automobilistico a Tahíche, un villaggio situato nel comune di Teguise, in un incrocio con la strada per Arrecife, a pochi metri dalla sua Fondazione.

César Manrique riposa nel cimitero di Haria, la sua tomba è diversa dalle altre, non ci sono lapidi ma pietre e terra vulcanica e al posto dei fiori piante grasse e palme.

César Manrique ebbe una forte influenza sull’assetto urbano dell’isola che è tutt’ora di grande importanza a livello ambientale, tanto è vero che non è consentito costruire sull’isola edifici oltre una certa altezza. La sua Fondazione vigila affinché sulla costa di Lanzarote e di tutta la Spagna, non vengano costruiti eco-mostri in cemento. L’industria turistica, grazie all’operato di César Manrique, venne introdotta nel rispetto del paesaggio, della cultura e delle tradizioni.

 

Il fragile ecosistema dell'isola fu alla base di ogni suo progetto e la sua missione si manifestò con la coesione dell’Arte con la Natura, fino a miscelare i componenti in una fusione indistinguibile. La Natura al servizio dell'arte e l'Arte a quello della NaturaCésar Manrique fu sostenuto, in questa sua idea, dall'amico d'infanzia José "Pepin"  Juan Ramírez, eletto Presidente del Cabildo Insular de Lanzarote, che gli affidò la responsabilità "urbanistica" dell'isola.

César Manrique ancora oggi è sempre vivo nel cuore della gente semplice che non vuole che la propria isola sia venduta al cemento e al turismo. Questi isolani hanno vissuto di privazioni, di emigrazione, ma hanno trovato nelle idee di Manrique il modo di ritrovare l'orgoglio di essere abitanti di un'isola un tempo "abbandonata" ed ora ammirata.

 

Nel 1993, l'UNESCO ha riconosciuto a quest'area il riconoscimento di riserva biosferica. L’UNESCO assegna il riconoscimento di “Riserva della Biosfera” ad un territorio che conserva e protegge l’ambiente a favore dell’uomo e dell’ecosistema, sia terrestre, sia costiero che marino. Anche i licheni, di cui Il territorio è pieno, sono degli ottimi indicatori biologici e possono fornire indicazioni sull'inquinamento atmosferico.

 

Lanzarote ha tre distintivi: Il distintivo di Riserva della Biosfera, che rappresenta un vulcano in eruzione visto dall'alto. Il vulcano simboleggia la forza innovatrice e creativa di Lanzarote – il distintivo di "El Diablo", che è il marchio del Parco Nazionale di Timanfaya . Questi due distintivi sono stati creati da César Manrique. Il terzo distintivo è il Geco.

 

Manrique acquisisce fama mondiale non più soltanto per i suoi quadri ma anche per le sue opere "nella natura". Viene insignito del Premio Mondiale per l'ecologia e Turismo a Berlino e della Gran Croce al merito civile dal Re Juan Carlos I (1978) e quindi, la medaglia d'oro delle Belle Arti (1980) .

Nel 1992 l'ultima fatica di Manrique è stata di rappresentare le Canarie all'esposizione mondiale di Siviglia. Ciò nonostante la sua mente era ancora a Lanzarote. Le cose non andavano più come negli anni passati. La pressione dei costruttori si faceva sempre più pesante e l'appoggio delle autorità alla conservazione dell'architettura tipica e alla protezione ambientale era sempre più debole.

 

Edificò la sua casa sulla lava del Taro de Tahiche, che diventerà la fondazione che porta il suo nome e l'emblema della sua filosofia artistica.

L'edificio della fondazione è stato costruito su cinque bolle vulcaniche naturali e si compone di due piani, con seminterrato e gli spazi abitativi unici sono prevalentemente integrati nelle grotte di bolle vulcaniche.

Altre realizzazioni per la tutela ambientale dell’isola e la promozione di paesaggi singolari e suggestivi, grazie all’ingegno sottile di César Manrique, sono gli Jameos del Agua e il Mirador del Río.

 

Il 25 settembre 1992 César Manrique cessò di vivere per un banale incidente stradale.

Poco dopo la sua morte, durante il "Dia Mundial de Turismo", presso l'auditorio del "Jameos del Agua", il Presidente della Fundacion César Manrique, José Juan Ramirez, pronunciò queste parole, che possono essere il suo testamento, un addolorato grido di allarme, ma anche di ottimismo di Manrique :

… Bisogna vivere con lo sguardo rivolto verso il futuro, contribuendo a costruire un’alternativa pulita, intelligente, di qualità di vita. Non dobbiamo fallire, bisogna andare avanti, rimanere vigili e mantenere viva la coscienza critica, dato che il futuro mai è realizzato e dobbiamo conseguirlo dal presente. Necessita far convivere l'industria turistica con la difesa del Territorio e della propria cultura. Questa convivenza è possibile,necessaria, obbligatoria per non vivere girando le spalle al futuro. Viviamo un periodo di tempo tanto corto su questo pianeta, che ogni nostro passo, deve essere nella direzione di costruire più e sempre più, lo spazio sognato dell'utopia. Costruiamolo insieme: è l'unica maniera di renderlo possibile …

 

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Il programma stabilito dal prof. Stoppa per il GRUPPO CULTURALE dell’università Gabriele D’ Annunzio di Chieti, è stato molto interessante e vario ed ha approfondito la cultura, l’amicizia, la gastronomia, l’ambiente, le escursioni a piedi.

 

Arrivati all’aeroporto di Arrecife, prima di atterrare, la vista dall’alto dei tanti vulcani con i colori tendenti al rosso della terra, al giallo, al mattone, al nero, circondati da piccoli paesi con case bianche, con l’azzurro del cielo e il turchese del mare, ha fornito un primo effetto importante.

Il sole ancora alto e accecante per il fuso orario indietro di un’ora, ha creato un ambientamento strano, per il caldo e il vento.

Abbiamo alloggiato in un fabbricato, l’Aula de Naturaleza, al villaggio di Maguez, a Nord di arrecife, il capoluogo dell’isola.

Per raggiungere il villaggio di Maguez, abbiamo prenotato due mezzi per essere liberi ed autonomi negli spostamenti.

 

Il clima che si è creato da subito fra tutti i partecipanti, è stato amichevole, anche per la vivacità dei giovani. L’Aula de Naturaleza, nato da un progetto del Cabildo di Lanzarote che è l’organo di governo, l’ente amministrativo dell’isola, è un fabbricato molto dignitoso e provvisto di dormitorio per uomini e donne, servizi igienici, cucina, biblioteca. Questo fabbricato ha appagato la nostra permanenza.

 

Descrivere il panorama è impossibile, bisogna andarci, perché è difficoltoso raccontarlo, ma provo a farlo immaginare: il mare infinito, le case bianche ad un solo piano con orto che viste da vicino, sembrano più belle che dall’alto, i molti vulcani e il più imponente, quasi sopra il nostro fabbricato, il vulcano Corona.

Il silenzio “assordante” senza nessun rumore di auto, di radio, televisione, persone, il parlare a bassa voce, per non disturbare l’ambiente, contemplare le stelle, le costellazioni, la luna che era piena, la costa, la serenità, il godersi il respiro…, resto senza parole, incredulo di trovarmi in questa isola dove c’è ancora la voglia di vivere, scoprire, imparare.

 

Ho voluto ri-sperimentare il dormitorio militare, con i letti a castello. La stanchezza, il silenzio, l’educazione, mi hanno immediatamente fatto chiudere gli occhi per un meritato riposo.

 

La sveglia per me è stata sempre molto presto, ho preferito senza disturbare, impiegare un’oretta a passeggiare per fotografare, scrutare, imparare. Alle otto, tutti svegli, la colazione. La mia colazione semplice e tradizionale con yogurt, pane, marmellata, tè. Pronti e motivati per la partenza abbiamo visitato tutto quello che era in programma. Nell’intervallo per il pranzo, abbiamo scelto ristoranti tipici per godere della cucina dell’isola, poi…, nuovamente in giro per rientrare al tramonto.

 

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La cucina Canaria include molti prodotti tropicali, dalla frutta esotica, come papaya, avocado, mango e “platano” (sono banane tropicali), fino alla grande varietà di succhi di frutta tropicali e tanti altri prodotti tipici, come il miele di palma, la marmellata di cactus, la crema di banane tropicali canarie. L’aloe vera è ampiamente coltivata. In passato era considerata sacra dagli indigeni Guanci. La pianta è impiegata per molti scopi. Il succo è usato come bevanda energetica, ricostituente, inoltre i derivati sono usati per la loro azione lenitiva e nella cosmesi.

 

A cucinare c’era Yolanda, detta Yoyi, che ha preparato piatti tipici della cucina Canaria. La zuppa, tipicamente mediterranea, perché nelle isole non esiste la "cultura della Pasta”. Le zuppe arricchite con carne e pesce rendeva il piatto unico e sostanzioso. Ho gustato la zuppa di cipolle, il potajes di origine portoghese, (è un minestrone con tutti gli ortaggi dell’isola con l’aggiunta di pezzi di carne per insaporire il tutto), il minestrone di Ceci, il "Puchero Canario", che è il riepilogo di tutte le zuppe. Per me è stata la migliore zuppa. Viene chiamata anche la Pentola dei nonni, quando non si gettava via nulla. Ottimo è il brodo di pesce con il Gofio, che aggiunto al piatto, lo rende più apprezzato. Il Gofio è una farina fatta con semi di frumento, orzo, farro, in precedenza tostati e poi macinati finemente. Oggi il mais ha sostituto la maggior parte dei semi utilizzati. Il gofio viene servito anche come dolce Da non perdere i "platanos", le piccole e dolcissime banane delle Canarie, sbucciate, cotte sul fuoco e quindi rese poltiglia per essere mescolate proprio al gofio.

 

Il pollo è uno dei piatti più cucinati come secondo, oltre al coniglio.

Lanzarote viene chiamata, "l'isola dei conigli", che ha dato l'appellativo agli abitanti, "los conejeros".

Il CONEJO EN SALMOREJO è una specialità. Il coniglio va marinato per diverse ore in questo "intingolo" (Salmorejo), poi viene fritto.

Il Cabrito (capretto) in adobo, va marinato in un sugo di spezie e fritto. Se è giovane e tenero, solitamente va cucinato al forno.

 

Il pesce fresco o "PESCADOassume un ruolo rilevante nella cucina locale.

Le sardine (SARDINAS), le acciughe (ANCHOAS),il tonno (ATUN), pescato ancora con le lenze, oltre ai crostacei, i molluschi e tutto ciò che offre l’oceano atlantico.

La DORADA, la nostra orata, la SAMA, il nostro dentice, la LUBINA, la nostra spigola, il MERO, la nostra cernia, che raggiunge anche dimensioni considerevoli, o i pesci meno nobili come il BESUGO (il nostro occhialone), o la CABRILLA, molto simile alla lubina, ma meno pregiata e più ricca di lische.

 

Le salse sono molto apprezzate per accompagnare ogni pietanza ed ortaggio, sono dolci e piccanti per accontentare i palati. Il più conosciuto è il MOJO, la salsa canaria, formata da vari ingredienti, come l'olio, l’aglio, il prezzemolo, il coriandolo, il peperone, il peperoncino rosso.

Non mancano mai sulla tavola le PAPAS ARRUGADAS, le patate lessate con la buccia, in acqua molto salata, fino a far raggrinzire la sua pelle già ruvida e servite con salsa all'aglio.

 

Uno dei dolci più tipici delle isole è il BIENMESABE, formato da mandorle, biscotti, uova, zucchero e vino Moscatel.

Altro dolce tipico è il FRANGOLLO, che è composto da un impasto di acqua, farina di miglio, mandorle, zucchero e fichi; viene servito solitamente con crema o cioccolato fuso. Da gustare i FLAN fatti in casa e tutti i budini fatti con latte di capra, elemento sempre presente nella vita locale.

 

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Per raccontare tutte le località visitate sarebbe un’impresa impossibile, perché tante, interessanti, ognuna ha lasciato un discorso aperto. Ogni località è stata analizzata con un’ampia informazione geologica, parlano le foto.

 

Arrecifeè il capoluogo dell’isola di Lanzarote e si trova sulla costa orientale. Le case hanno tutte le forme cubiche, biancastre con le porte blu.

E’ una città turistica ma vivibile La visita è stata frettolosa ma sufficiente per notare una colonia di aironi, uccelli migratori, che hanno fissato la loro dimora sui radi alberi del Parque José Ramírez Cerdá.

Avevamo l’appuntamento al palazzo della regione, il CABILDO de Lanzarote.

Siamo stati ricevuti alla Sala de l’Asamblea, da Nieves Morales Roverol, che è la direttrice dell’Aula de la Naturaleza de Máguez  e dalla consejera de Educación y Cultura del Cabildo de Lanzarote, Emma Cabrera. Ci sono stati scambi di doni. Al professor Francesco Stoppa hanno regalato un libro che parla dell'architettura tradizionale dell'isola, che ha contraccambiato con un poster con la foto dei geologi che hanno fatto la stessa nostra avventura l’anno prima.

Famara si trova a nord ovest dell’isola.

È una delle località più frequentate con la spiaggia più lunga di tutta l’isola che si estende ai piedi del maestoso Risco de Famara. Sulla spiaggia mi sono incuriosito dei “Zacos”, sono piccoli rifugi rotondi di pietra che forniscono riparo dalle brezze atlantiche.

Qui soffia costantemente il vento che, nel corso degli anni, ha dato vita a piccole dune che offrono riparo dal vento stesso. Il mare, il più delle volte, è mosso. Grazie alla presenza costante del vento è la spiaggia preferita dai surfisti, difatti è sempre molto frequentata da giovani che sfidano le onde con le loro tavole.

Mentre camminavo sulla spiaggia, ho notato dei “palloncini di colore blu”, mi son chiesto da dove venivano, ma sono stato prudente a non prenderli in mano. Infatti, sono stato immediatamente bloccato dal professor Stoppa che mi ha avvisato che erano meduse, chiamate “caravelle portoghesi”. Sono dotati di tentacoli lunghi fino a 50 metri,capaci di punture molto dolorose e pericolose per l'uomo. Il loro nome deriverebbe dall'aspetto della forma galleggiante.

Il Risco de Famara è una grande scogliera di 22 chilometri che si estende da Punta Fariones, l'estremità nord dell'isola, fino alla Morro del Hueso, nelle immediate vicinanze

di Teguise. Questa scogliera scorre parallela alla costa dell’isola La Graciosa, da cui la separa uno stretto braccio di mare denominato il Río.

El Mirador del Rio si trova nella parte alta del Risco de Famara, nella zona più a nord dell’isola. E’ uno stupendo belvedere che da Lanzarote guarda verso l’isola La Graciosa.

Qui è possibile godere di un panorama mozzafiato.

All’esterno c’è una pregevole scultura in ferro battuto, una delle creazioni architettoniche più belle di César Manrique, che rappresenta un pesce e un uccello, espressione figurata di due elementi molto presenti in questa zona: l’acqua e l’aria. All’interno dell’edificio si accede tramite un corridoio nel quale si trovano delle nicchie decorate con le ceramiche tradizionali.

Alla fine del corridoio si trovano grandi spazi con due grandi finestre di vetro, gli occhi del Mirador, che permettono di contemplare lo straordinario panorama da una posizione privilegiata. All’interno di questo spazio si trovano anche sculture realizzate con bacchette e lastre di ferro.

Queste sculture, sospese al tetto, riempiono lo spazio a volta ed hanno il compito di filtrare il suono evitando il rimbombo. Da qui è possibile accedere al piano superiore, attraverso una scala elicoidale, dove si trova un negozio di souvenir. Sempre al primo piano c’è una piccola finestra dalla quale è possibile contemplare il vulcano de la Corona, vicino al villaggio di Yé, nel comune di Haría.

Continuando a salire sulla scala, si accede alla terrazza esterna.

El Mirador del Rio è stato il primo posto visitato, perché vicino al villaggio di Maguez,dove alloggiavamo, ma ci sono state altre visite, perché lo meritava.

La Graciosa è una piccola isola ed è l’unica Riserva Marina dell’arcipelago Canario. Le acque de “ El Rio” la separano dall’isola di Lanzarote.

Le isole minori di Graciosa, (Alegranza, Montaña Clara, Roque del Oeste, e Roque del Este), formano l’Arcipelago Chinijo.

La Graciosa, gode di un profilo accidentato, sebbene manchi di vere e proprie vette.

Il pico de Las Agujas ha un’elevazione massima di 266 metri. Altri rilievi sono rappresentati dalla Montaña Amarilla, o montagna gialla, che si trova nella parte a Sud Ovest dell’isola. La Montaña Amarilla ha un’esplosione di colori, il principale è la senape (che le dà il nome), Il cratere Monte Bermeja, ubicato a Nord Est, che è la seconda cima più alta e Las Agujas Chicas, di 228metri.

Il piccolo porto di La Caleta del Sebo è collegato con il porto di Orzola, sito a Nord-Ovest dell'isola di Lanzarote, con un piccolo traghetto che fa da spola. Il collegamento impiega circa 20 minuti. Il traghetto ha la prua molto pronunciata a mò di naso. Salito a bordo mi sono sistemato sui sedili all’aperto. Un membro  dell’equipaggio mi ha fornito una coperta rossa piegata, penso… farà freddo… !Si parte e immediatamente le onde diventano alte, il traghetto ondeggia e dà l’impressione che si capovolge. Il vento aumenta, il traghetto si inerpica sull’onda, ma ad un certo punto cade rovinosamente per atterrare su un’altra onda che si va formando. Gli schizzi dell’acqua ti bagnano, … ecco la coperta provvidenziale a cosa serve. Ti copri e ti ripari dall’acqua. Il rumore del motore del traghetto è al massimo per tenere la direzione giusta ma, questa sensazione delle montagne russe, durerà più di mezz’ora. Alla fine ti abitui e il vuoto, “lo splash”, il dondolare e il rialzarsi del traghetto, diventano divertenti.  Bello ma non devi soffrire di stomaco!

Si arriva a Caleta de Sebo e appena sbarcati, sul molo noto una serie di fuoristrada “land rover” i cui autisti invitano le persone a salire. Non c’è molta scelta, puoi andare anche a piedi o con la bici. Però con il caldo e la strada polverosa, respireresti tanta polvere e con il sudore diventeresti color ruggine.

Quindi, con una modica spesa, sali sul fuoristrada e godi l’avventura come fare un safari.

La destinazione è la splendida e famosa Playa de las Conchas con la sabbia bianca mista a piccole conchiglie. Sullo sfondo i tipici crateri vulcanici dell'isola. Mi colpisce il colore del mare. Lo osservo, sembra cambiare ogni secondo la tonalità del verde. Il silenzio è veramente “assordante”il rumore delle onde e…, poi niente!

Decido di camminare lungo questa baia per arrivare sulla cima del cratere del Monte Bermeja. La salita non è questa, molto scivolosa, ma a me interessa questo versante. Non è difficile raggiungere il cratere, ed appena tocco la croce, sono solo, vado in estasi. L’oceano, l’isola, Lanzarote, le altre piccole isole adiacenti, e il troppo girarmi quasi mi provoca un giramento di testa.

Sulla cresta c’è una croce in legno con tanti braccialetti lasciati come ricordo. Una data, 1499 e quattro sculture che per me rappresentano i nodi marinai. La data che si vede sulla croce indica l'anno della fine della conquista delle isole Canarie, iniziata a Lanzarote nel 1402 e conclusasi a Tenerife nel1499.

Difficile abbandonare questo luogo, ma devo raggiungere gli amici. Scendo, mi avvicino, mi ricongiungo ed aspetto la land rover. Torno a Caleta de Sebo e mi imbarco. La coperta rossa, le montagne russe, Orzola e Maguez.

• La Geria

L’isola di Lanzarote è famosa per i suoi vini. Il clima particolare, la composizione chimica del suo terreno ed il metodo di coltivazione, fanno di questa terra arida una meravigliosa zona di coltivazione di poche ma, pregiate selezioni di uve. Tutta quest'area, che prende per semplicità il nome di "La Geria", è una regione con tanti piccoli caseggiati, nota per i suoi vigneti. E’ situata tra le città di Mozaga e Yaiza nella parte nord orientale dell’isola di Lanzarote.

Il metodo "classico" di coltivazione dell'uva sull'isola di Lanzarote, consiste nell'utilizzo di buche ad imbuto, di varie dimensioni, sul cui fondo viene sistemata la pianta della vite. La lava aiuta la crescita emettendo il calore, ma l'agricoltore deve versare il “Picon “, (la sabbia di lava nera triturata), che per la sua composizione chimica, ha la capacità di assorbire e mantenere l'umidità dell'aria raccolta durante la notte, tale da rendere minore l'irrigazione, praticamente impossibile.

Per proteggere le piante dal vento ci sono piccoli muretti semicircolari di pietre laviche preparati dall'uomo e orientati verso sua direzione.

Così la vite cresce e produce l'eccellente vino moscato e malvasia di un sapore unico ed inimitabile, come il SECO ottenuto da uva Malvasia, il SEMI DULCE ottenuto da uva Malvasia Dolce e il Moscatel. Da gustare il ROSADO.

• San Bartolomé, è un paesino tipico legato alle tradizioni popolari e alle sue radici agricole. Anche le sue costruzioni rispecchiano molto lo stile popolare, alcune delle quali di grande interesse artistico.

Al suo interno si trova una grande scultura dell’artista César Manrique che rende omaggio all’agricoltore di Lanzarote, nei pressi della Casa del Contadino. E’ Il Monumento al Campesino (contadino), risalente al 1968 ed è uno dei riferimenti simbolici di quest’area.

Questa costruzione ideata da César Manrique è in onore di tutti coloro che con il proprio lavoro hanno contribuito per anni a mandare avanti l’isola. Il monumento del Campesino è composto da diversi edifici in architettura tradizionale di Lanzarote che raccolgono diverse tipologie di stili presenti sull’isola. Gli elementi presenti sono camini, stagni, cortili, falegnameria.All’interno di questo posto è possibile ammirare un centro di artigianato e un ristorante dove si preparano le pietanze della cucina tradizionale dell'isola.

Nel territorio di San Bartolomè ci sono i “jable”, pianure di sabbia vulcanica dove i contadini hanno sviluppato ettari di coltivazioni.

Ho assistito alla preparazione di un terreno per la semina di prodotti agricoli.

Sia l’uomo che la donna indossano un cappello a falde larghe per ripararsi dal sole. Si tracciano linee orizzontali. Abitualmente è l’uomo che lo fa con un attrezzo tipo la zappa, ma alla donna è riservato il lavoro più duro.

Prepara la buca nel terreno che riempie con sabbia, seme, letame e picon.

Senza il PICON non crescerebbe neanche un filo d’erba.

Il Picon assorbe l’umidità notturna per produrre l’acqua che bagna la sabbia. Il letame dà la consistenza al seme, che germoglia.

L’acqua è oro, non si spreca neanche una goccia, anzi con il duro lavoro nei campi, il sudore che ne deriva, viene allo stesso modo gradito dal terreno… Le gocce di sudore…!

L’acqua deve bastare per gli usi domestici, gli animali e il terreno.

Un contadino di Villa Rural Cortijo de Tejia, ci ha fatto visitare la sua azienda e il sistema di canalizzazione e raccolta dell’acqua. Molto ingegnoso la realizzazione di vasche sotterranee.

Per non compattare il terreno, non si usano mezzi meccanici, che lo renderebbe duro e quindi la penetrazione della poca acqua sarebbe difficoltosa.

Le precipitazioni generalmente raggiungono nell’anno circa 12 cm. Per questo motivo Lanzarote è uno dei luoghi pionieri al mondo in cui è stato messo in funzione il primo impianto di dissalazione. Alla fine, il paziente e continuo lavoro dei contadini viene compensato con il raccolto, grazie anche al terreno molto fertile.

• Teguise è l'antica capitale di Lanzarote. E’ una cittadina che si trova non lontano da Arrecife. Qui regna un’atmosfera che offre una sensazione di pace e libertà.

La Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora di Guadalupe si trova in Plaza San Miguel, costruita nella prima metà del 16° secolo. La facciata comprende una porta incorniciata da cava di pietra rossa e l'interno è diviso in tre navate in stile neogotico, con pezzi di intonaco bianco. Questa chiesa è un eccellente esempio di architettura, poiché vi è una mescolanza di diversi stili architettonici.

La storia di questa cattedrale è segnata dai numerosi incendi che ha subito, il più importante è nel 1909 quando l'Archivio Parrocchiale di Villa de Teguise è stato distrutto.

Peccato che non abbiamo visitato il Mercato di Teguise (il Mercadillo) che si svolge ogni domenica mattina e trasforma il borgo in un grande bazar dalle ore 9 alle ore 14.

C’è la leggenda dei Diavoletti di Teguise che ha origini popolari, ma collegata con la tradizione cristiana, le pratiche superstiziose e le credenze aborigene, secondo le quali la figura del diavoletto è simbolo di virilità e fecondità.

Ogni notte, fra Natale e l’Epifania ed in particolare in quella di Capodanno, c’era la danza dei demoni. Il giorno successivo si celebrava la messa come ringraziamento per aver superato la notte. Oggi questa tradizione è rievocata nel carnevale canario ed in particolare in quello di Teguise. Le maschere nel corso del tempo sono state perfezionate e rese sempre più belle.

• Il Jardin de Cactus è una armonia perfetta tra il paesaggio e l’intervento architettonico.

Artefice di questo spettacolo è stato César Manrique che ha mantenuto l’accoppiamento stabile di arte e natura che è percepibile in tutti i suoi lavori.

Un cactus metallico di otto metri fa sfoggio davanti al cancello d’entrata che si trova nella città di Guatiza, comune di Teguise, in un ambiente agricolo caratterizzato da estese piantagioni di cactus, destinati alla coltivazione della “cocciniglia”.

La cocciniglia è un insetto che, schiacciato ed essiccato, produce un colorante che dà origine ad una tonalità di rosso vivo e duraturo. L'insetto secerne un liquido molto denso e intensamente colorato che usa come involucro per proteggersi dai predatori. Per produrre un chilogrammo di colorante occorrono circa 80-100 mila insetti.

La cocciniglia viene utilizzata per produrre gran parte dei coloranti rossi utilizzati nell'industria alimentare (noto come E 120), in cosmetica e nella tintura dei tessuti.

I tintori medioevali, estremamente abili e preparati, riuscivano a produrre molti colori, ma il rosso era molto difficile da ottenere, almeno in forma duratura.

Il Jardín de Cactus,l’ultima opera architettonica di César Manrique,  è uno straordinario giardino/museo,realizzato in una vecchia cava abbandonata, da dove si estraeva materiale lavico. L’interno si presenta come una struttura circolare, un immaginabile figura dei crateri dell'Isola.

All’ingresso si trova una doppia scalinata che invoglia a percorrere i tortuosi sentieri acciottolati che collegano le diverse aree del giardino. Questo centro turistico si estende per più di 5000 metri quadrati e presenta più di 7200 esemplari di oltre 1100 specie di cactus provenienti da diverse nazioni, quali Perù, Messico, Cile, Stati Uniti, Kenya, Tanzania, Madagascar, Marocco e Isole Canarie.

Il Jardin de Cactus è stato scelto dal regista spagnolo Almodòvar,(omosessuale dichiarato),per la sceneggiatura del suo film “Los Abrazos Rotos, (Gli abbracci spezzati).

Nella parte più alta del giardino, spicca un mulino a vento restaurato. Anticamente era impiegato nella macina del mais ed oggi funziona a fini didattici.

Mancha Blanca è un villaggio vicino a Tinajo   Qui si trova il piccolo santuario Nostra Signora dei Dolori, in cui si venera la patrona dell’isola di Lanzarote. La leggenda vuole che grazie al suo intervento, si riuscì a frenare il corso della lava, proprio laddove sorge attualmente il santuario.

Parco Nazionale di Timanfaya. Raccontare i colori, le sensazioni, le immagini, le emozioni, le scene di questo parco, percorso con un autobus che si fermava in posizioni strategiche e studiate, seguendo la descrizione coinvolgente di una voce con sottofondo musicale… è impossibile.

Questa meravigliosa Riserva Naturale, il Parco Nazionale di Timanfaya, noto anche come le Montagne di Fuoco, è stato dichiarato parco nazionale protetto nel 1974.

Il Parco si trova fra le località di Yaiza e Tinajo, si estende per circa 50 km, ed è il risultato di uno dei più grandi disastri vulcanici della storia. Le eruzioni sono durate ininterrottamente sei anni, dal 1730 al 1736. Il primo settembre del 1730, dopo un lungo periodo segnato da terremoti più o meno forti e altri inequivocabili segnali, inizia una lunga serie di intense eruzioni vulcaniche. In sei anni, circa un terzo dell'isola viene sconvolta e stravolta nella sua geografia da lava, cenere, lapilli e crateri aperti improvvisamente su paesi. Al termine della fase eruttiva la fisionomia dell'isola di Lanzarote si presentò completamente diversa da quella fino allora conosciuta.

Furono distrutti chilometri e chilometri di terreno ed interi villaggi.  Il suolo prese la conformazione di un mare duro e nero, con le onde pietrificate e dalle sagome strane. Innumerevoli conchiglie incrostate nella lava inviano riflessi multicolori, grosse pietre sono imprigionate nel magma solidificato e, qua e là, mostruose bolle sono scoppiate in forme strane.

La riserva che ospita le Montagne di Fuoco, ha una grande varietà di fenomeni geologici legati alla sua natura vulcanica e dispone di una grande diversità biologica in una terra apparentemente sterile.

E’ un’area in cui la temperatura del terreno a soli pochi centimetri di profondità arriva a 100°C. Utilizza un’estesa quantità di lava solidificata, rocce vulcaniche multicolori e sabbia color rame, con ampie zone ricoperte da spessi strati di lapilli (piccoli frammenti solidi di lava).

Al termine della visita, sono stato affascinato dalle dimostrazioni "geotermiche", a prova dell'attività ancora esistente, anche se non del tutto spiegata del suolo dell'isola. Ho assistito al “Gayser”provocato da un Incaricato del parco, che ha versato un secchio d'acqua, in un tubo di ferro piantato nel suolo. In pochi attimi ne esce un violento sbuffo di vapore. Interessante anche la bruciatura di cespugli secchi, per via del calore che emerge dal sottosuolo... (400° a poco più di un metro di profondità), posso confermare che il terreno era molto caldo.  Per finire il Restaurant del Diablo, la cui particolarità è che il cibo viene cotto su di un barbecue naturale alimentato dal calore geotermico del vulcano!

In questo parco, il cui simbolo è la statua di "El Diablo", disegnato da César Manrique, sono state girate alcune scene del film “2001 Odissea nello spazio”, di Stanley Kubrick .

Concludendo, l’escursione attraverso i 14 km nel Parco Nazionale di Timanfaya con la visita alle aree vulcaniche che si possono ammirare, sono tra le più suggestive al mondo.

I suoi paesaggi marziani, dai colori rosso metallico o bruno scuro, sono un’attrattiva dall’indubbio fascino per il turista.  Il Parco Nazionale di Timanfaya circondato da oltre un centinaio di vulcani ormai spenti, dà l’impressione di assistere alla creazione di un pianeta, che affascina chi lo osserva.

Jameos del Agua si trova all'interno del tunnel vulcanico creato dall’eruzione del Vulcano La Corona. Il crollo della volta di una galleria vulcanica genera una cavità, chiamata “jameos". In questa zona sono state create sia una struttura ricettiva che il museo dei Vulcani dell’isola. Queste gallerie sono collegate con il mare e durante i periodi d’innalzamento del livello marino, l’acqua percorreva le gallerie incanalandosi verso il vulcano.

Dopo aver attraversato il piccolo ingresso, si scende una scala a chiocciola fatta di roccia vulcanica e legno, che porta alla scoperta del primo scenario interno, “Jameo Chico”. In questo spazio si nota l’abbondante vegetazione che riempie la struttura.

All’interno della grotta c’è un lago naturale formatosi per filtrazione dell’acqua attraverso la roccia, che dà il nome a questa località, dalle acque straordinariamente limpide, che ospita oltre una dozzina di specie endemiche di grande interesse scientifico, tra cui i famosi granchi albini ciechi (Munidopsis polymorpha) che costellano il pavimento roccioso del lago.

Il buio all'interno della grotta provoca la mancanza di pigmentazione di questo raro esemplare unico al mondo, di colore biancastro e lungo appena un centimetro. Questi animaletti sono noti anche come “jameitos” e sono il simbolo della Jameos del Agua. In questo luogo emergono il colore bianco e il nero, i bagni sono pulitissimi e la luminosità è esaltata dagli specchi. C’è una piscina che invoglia a tuffarsi…, ma è severamente proibito.

La Cueva de Los Verdes. Anche questa grotta è stata formata dal Vulcano La Corona. E’ uno dei posti più suggestivi di Lanzarote. Nei due chilometri di percorso nelle grotte, aperti ai turisti, le pareti sono illuminate da luci colorate e si incontrano circa sedici cameo, le meravigliose stalattiti, sino ad arrivare ad una zona subacquea chiamata “Tunnel di Atlantide”.

La Grotta di Los Verdes si è formata grazie al raffreddamento e alla solidificazione della colata superficiale a contatto con l'aria. Spettacolare è la varietà di colori delle volte e delle pareti. Il colore rosso è dovuto all’ossidazione del ferro contenuto nel basalto, mentre le diverse tonalità di ocra provengono dai riflessi di luce sulle efflorescenze saline causati da infiltrazioni d’acqua dalla superficie.

Durante i secoli XVI e XVII, Lanzarote ha subito episodi ciclici di enorme insicurezza a causa di continue invasioni e rapimenti da parte dei pirati provenienti dalla costa settentrionale dell'Africa. Ci sono alcune prove che queste tortuose gallerie storiche della Cueva de los Verdes siano state usate come nascondiglio e rifugio per la popolazione dell'isola per evitare di essere fatti schiavi.

Spesso questa grotta, dalle proporzioni enormi, si trasforma in una magnifica sala da concerto. C’è un organo, ci sono le sedie, l’acustica è fenomenale!

• Los Hervideros si trova nel villaggio di Yaiza Sono scogliere altissime di roccia vulcanica levigata dal mare, che presentano colorazioni rossastre e violacee. Si può osservare l’effetto del percorso della lava verso il mare.

Nelle immediate vicinanze di Los Hervideros, in pieno Parco Naturale del Janubio, si trovano le saline più belle delle Canarie. Sono le saline del lago Janubio o di El Golfo, dove c’era un grande cratere in riva all’oceano parzialmente crollato, con il suo lago naturale. Las Salinas del Janubio e’ un luogo di interesse scientifico dove è necessario  proteggere, oltre alla fauna, la tradizionale attivita’ per ottenere il sale dall’acqua di mare. Le saline del lago Janubio o di El Golfo e’ uno dei pochi e rari esempi dell’idrovulcanesimo, un’attivita’ vulcanica che si produce vicino alla costa. Al suo interno, al centro del cratere, e’ emersa la Laguna de los Ciclos, un lago di colore verde intenso. Il colore si produce per la concentrazione della “ruppia maritima”, un’alga di origine marina.

Sulla spiaggia di sabbia nera, siamo andati a cercare l’olivina, lo smeraldo dei poveri, una pietra silicea semi-preziosa. Gli isolani spesso la vendono allo stato grezzo oppure trasformata in collane, braccialetti o altri gioielli. Abbiamo fatto una gara a chi la trovava più grande! Non è stato difficile trovarle incastrate nella lava nera.

• La Playa Blanca è la spiaggia che prende il nome dall’omonima località turistica. È una spiaggia non molto grande ma con sabbia chiara finissima. È una delle cinque spiagge con la bandiera blu dell’intera isola di Lanzarote e vanta un’immane bellezza che da sempre affascina tutti i turisti di Lanzarote.

La Playa de Papagayo, la  Playa de Guacimenta, la Playa de Arena sono spiagge utilizzate dai nudisti. Li ho incontrati in una mia passeggiata, ci siamo salutati, nessuna risposta… e le donne, quasi vergognose, cercavano di coprire il loro organo sessuale.

Forse hanno pensato che ero “un guardone” e avrebbero preferito incontrare un nudista…!

                      

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L’approfondimento sulla geologia è stato fondamentale ed importante. D’altronde il posto lo esigeva.

Ho ascoltato con molto interesse le “lezioni” di Mariangela e Francesco Stoppa. La verifica la sera, dopo cena, nel briefing, (riunione), molto partecipata sia dai giovani che adulti.

 

L’isola di Lanzarote si trova sulla piattaforma continentale NW africana e ha una forma piatta, trattandosi di tavolati prodotti dalla sovrapposizione di lave fluide. Sono molto caratteristici del paesaggio anche i coni vulcanici monogenici, alti da poche decine di metri ad alcune centinaia. Questi coni vulcanici si sono prodotti allineandosi a “bottoniera” lungo fratture della crosta terrestre. Ogni cono è stato prodotto da una singola eruzione.

L’isola si è formata a partire dal Miocene (15 milioni di anni fa). L'attività vulcanica nel periodo più antico si è concentrata principalmente nella parte meridionale dell'isola, ma dopo un lungo periodo di erosione e pausa, l'attività vulcanica si è spostata verso nord nella zona di Famara, dove un nuovo vulcano basaltico, ha iniziato la sua attività 6 milioni di anni fa’. Negli ultimi 2 milioni di anni, numerose nuove bocche si sono aperte sia a Nord che a sud dell'isola. Alla fine, flussi di lava molto fluida vennero eruttati dalla Montagna Roja e fluirono verso Nord finendo per coprire la piattaforma di erosione che si era creata tra i due grandi vulcani più antichi e offrendo all'isola l'unità attuale. L'epoca storica è caratterizzata da piccoli coni di scorie spesso allineate lungo direzioni preferenziali. Queste lave hanno modificato la morfologia dell'isola, guadagnando terra dal mare fino alla grande eruzione del 1730 che ne ha costruito circa un altro terzo.

L'Aula de La Naturaleza che ci ha ospitato, si trova alle pendici del vulcano Corona accanto all’area di Haria-Maguez, nella valle delle mille palme. L'età precisa del vulcano Corona è molto discussa, ma è probabile che sia recente (preistorico). E 'situato nella zona settentrionale di Lanzarote. La sua grande bocca è di 400 metri di profondità e la sua sommità si trova a 609 metri sul livello del mare. Intorno al cratere principale ce ne sono due più piccoli, circondati da scorie vescicolate (tipo una spugna,) spruzzate da una grande fontana lavica, alta chilometri. Un grande campo accidentato di lava (Malpais del Corona) è stato costruito da colate di lava eruttata da enormi bocche o da fratture ora nascoste da ulteriori lave e tufi. La superficie delle lave a seconda se erano molto calde e fluide o più viscose e fredde, ha creato una grande quantità di forme spettacolari. Quelle più lisce con le forme di pahoehoe a corda, a budella, a cuscini, oppure ahah, quelle molto accidentate con le forme a lame aguzze o blocchi irregolari. I tunnel di lava più spettacolari, formati dallo scorrere sotterraneo della lava all'interno di una crosta solidificata, presentano delle sorte di lucernari, simili a doline carsiche, (nome locale: Jameos,) che si sono formati dove la volta del tunnel è crollata. I tunnel di lava sono lunghi più di sei chilometri, spesso con il diametro di decine di metri, e continuano sotto il livello del mare, a volte organizzati in diversi livelli. I "lucernari" consentono un facile accesso alle gallerie e sono stati utilizzati dalla popolazione aborigena (Guanci), per migliaia di anni e, più di recente, utilizzati per nascondersi alle incursioni dei pirati arabi sull'isola. Oggi queste strutture sono state trasformate per scopi turistici a seguito dell’idea iniziale di Cesar Manrique. I due esempi principali sono la Cueva de Los Verdes e Jameo del Agua. La Cueva de Los Verdes è un segmento tunnel di lava di 2 Km, formata da tre tunnel lavici sovrapposti formati durante tre eventi successivi. Il suo stato naturale è stato parzialmente conservato.

 

Le eruzioni iniziate l’1 settembre 1730 e terminate il 16 aprile 1736, hanno prodotto un campo di lava di grandi dimensioni, che occupano circa 200 Kmq, ma con un numero molto maggiore di bocche eruttive. Le bocche eruttive si sono aperte lungo un sistema di fratture lunghe 14 km, tagliando anche i vulcani precedenti fino a scomparire in mare. Il volume di magma basaltico eruttato è di 5 kmq e le colate di lava hanno viaggiato per lunghe distanze a causa della loro elevata fluidità e grande portata o flusso di emissione. L'impatto di questa eruzione sulla popolazione locale fu notevole, provocando un gran numero di rifugiati verso altre isole. Diversi villaggi furono distrutti e il miglior terreno agricolo dell'isola fu coperto da lave. Tuttavia, a causa della natura effusiva dell'eruzione, si verificarono solo poche vittime. La maggior parte dei flussi hanno raggiunto l'oceano sulla costa occidentale, ma il flusso finale dell'eruzione, ha raggiunto il porto di Arrecife sulla costa Est, viaggiando per circa 28 km. Questa colata contiene cavità di alcune decine di metri cubi dette “burbujas” che forse sono dovute a grandi bolle di gas. Esse sono state utilizzate dagli abitanti sia per coltivare piante di fico al riparo dal vento e sfruttando l'umidità sotterranea, che come abitazione.

La più recente eruzione a Lanzarote si è verificate nel 1824, anche se negli ultimi 2000 anni ci sono state eruzioni ripetute. (Prof. F. Stoppa).

 

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Lanzarote è un’isola che mi ha fornito profonde riflessioni. La prima realtà è la natura. Qualcuno può obiettare che ci sono solo vulcani, niente alberi, né acqua, né torrenti, no agricoltura…, è vero, ma in ogni caso si respira pulizia, non c’è inquinamento, c’è il rispetto delle cose, non ci sono condomini, liti, rumori, quasi…viene voglia di abitarci. Però, se decidi di prendere questa soluzione e risiedere in un villaggio, devi accettare la vita eremitica… vivere con poche cose, in armonia con tutti, non essere legato ai ritmi frenetici di una giornata tipo, voglia di riposare e meditare, per riconciliarsi con se stessi e trovare una pace interiore.

Questa scelta può raffigurarsi nella contestazione al sistema, anche se è un distacco e no l’abbandono dal mondo. Difficile da portare a termine.

 

Tornerò volentieri in questa isola e certamente la vivrò con più gusto. Mi fermerò più a lungo, ho amici, vedrò le cose con un’altra prospettiva.

Un ringraziamento a Cesare Manrique che ha saputo educare gli isolani a questa vita ed al professor Francesco Stoppa che mi ha dato questa occasione.

La galleria fotografica

 

 


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