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Cambogia, rischio deforestazione totale

NEWS/NATURA/FORESTE

 

Seconda solo alla Nigeria, la Cambogia ha uno dei tassi di deforestazione più alti del mondo. Dal 1970 la copertura di foreste primarie è passata dal 70 al 2,8% di oggi. La copertura forestale generica, quindi anche semplici boschi o aree verdi, è scesa a meno del 56% del totale del suolo secondo una recente analisi pubblicata dal Programma ONU per la riforestazione, REDD+ .  

 

 

Una perdita netta di quasi 3 milioni di ettari, un’area vasta come il Belgio, tra foresta primaria e secondaria. Un saccheggio iniziato con la guerra civile, con le due fazioni contrapposte che vendevano legname senza alcun principio di riforestazione per finanziare le proprie milizie. Quando non c’è il petrolio o i diamanti ogni risorsa è preziosa. È seguita l’invasione vietnamita, che ha saccheggiato quanto potuto soprattutto lungo i confini orientali, poi i corrotti funzionari che hanno svenduto le risorse forestali alle numerose compagnie cinesi che esportano legno dal paese. Alla faccia delle quote, senza rispetto delle deboli politiche di riforestazione. Poco hanno potuto i contadini locali che dalle foreste traevano frutta, legname, funghi, carne. 

 

Al disboscamento illegale va poi aggiunta la naturale crescita della popolazione e di uso del suolo, spesso non pianificato e fatto senza tenere conto di nessun parametro di sostenibilità. 

 

 

 

Il legno più pregiato è il palissandro, dal colore rosso bruno, ritagliato spesso intorno alla base, serve per realizzare pesanti tavoli in legno massiccio, molti amati in Cina. Capita di trovare queste favolose assi nei negozi “di lusso” di Phnom Pehn o Siem Reap. «Possiamo spedirlo senza problemi», spiega un commerciante dai modi gentili, seduto sulla porta del suo stabile, non lontano dalle rovine di Angkor Wat, la principale attrazione turistica del paese. Turisti cinesi, coreani e vietnamiti ma anche europei comprano zaffiri e preziose tavole di legno pregiato, senza badare alla provenienza. O forse ignorando la drammaticità del problema. 

 

Il traffico di legname spesso è organizzato malamente. Facile incontrare lungo le strade di campagna trattorini con motori a due tempi, predisposti per il fango delle risaie e per ogni tipo di fondo, trasportare quattro, cinque tronchi. Questi vengono caricati su camion e portati fino alla frontiera. Le autorità fanno finta di niente. E minimizzano. «Hanno il permesso, non ci sono problemi». 

 

Chi parla muore. Sono numerosi i casi di denuncia contro la deforestazione finiti nel sangue, come quello di Hang Serei Oudom, del Vorakchun Khmer Daily, che per anni aveva indagato sul disboscamento nella foresta protetta di Ratanakkiri, nelle terre settentrionali del paese. E’ stato ucciso a settembre 2012. Fatto a pezzi a colpi d’ascia alla testa. Un’esecuzione iconica: abbattuto come i milioni di alberi massacrati senza fine. A seguito di pochi mesi la morte dell’ambientalista Chut Wutty trovato senza vita nei pressi di una foresta. Si batteva per fare pressione sul governo di Hun Sen per fermare il commercio rampante di palissandro. 

 

Le Nazioni Unite – che nella storia recente della Cambogia hanno sempre giocato un ruolo primario – hanno stabilito nel 2007 un board esecutivo per un sistema REDD+, un meccanismo nato dai negoziati per il clima, con lo scopo di preservare foreste in cambio di cessione di certificati di emissione da vendere sui mercati emissioni. La task-force cambogiana REDD+ negli anni ha cercato di monitorare le foreste nella provincia di Oddar Meanchey nel remoto nordovest del paese e di formare personale per certificare la correttezza del meccanismo. Nel 2013 tuttavia l’impossibilità di vendere crediti per emissioni sui mercati internazionali a causa dello stallo del mercato emissioni e le difficoltà di monitorare le foreste, hanno compromesso questa strategia. 

 

Poco è servito il tentativo del Fondo Monetario Internazionale, che ripetutamente ha bloccato dei prestiti o lo stop agli aiuti diretti della Banca Mondiale, resi condizionali ad un’azione governativa nei confronti della deforestazione. Pochi i progressi anche a livello legislativo. Certo il governo negli ultimi anni ha rafforzato la legislazione sulla tutela delle foreste. Ovunque oggi si possono trovare cartelli dove si dichiarano multe salatissime e arresto da 5 a 10 anni per chi devasta la foresta. Spesso a terra insieme agli alberi tagliati, in attesa di essere portati via. 

 

(fonte La Stampa)

 


 

 

 

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