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Biodiversità: gli indigeni boliviani per salvare il Gran Chaco

NEWS/NATURA/BIODIVERSITA’

 Il Gran Chaco, talvolta indicato semplicemente come Chaco, (probabilmente dal termine in quechua «chaku», territorio di caccia) è una delle principali regioni geografiche del Sud America, che si estende per parte degli attuali territori di Argentina, Bolivia, Brasile e Paraguay, tra i fiumi Paraguay e Paraná e l'altopiano andino.

 

 

Un ecosistema che andrebbe tutelato perché assolutamente unico ma che, purtroppo, è sempre più soggetto alla colonizzazione da parte degli esseri umani; un vero e proprio tesoro di biodiversità che, tuttavia, nel corso degli ultimi anni si sta assottigliando sempre di più: il Gran Chaco è stato privato nel 2011, secondo le stime della ONG Guyra Paraguay aggiornate al 30 novembre, di ben 253.961 ettari di foreste, contro i 240.000 registrati nel corso dell’anno precedente.

Una terra sempre più sotto minaccia perché, in unione alla deforestazione, la pesante spada di Damocle del global warming pende su quella che, un tempo, doveva essere una enorme zona incontaminata.

Il suo territorio è minacciato da numerosi fattori esterni, a partire dalle mire dei rancher, che sono intenzionati ad acquistare vaste aree del Gran Chaco in Paraguay e Brasile, per destinarle alla coltivazione di soia. La porzione boliviana del Gran Chaco è considerata al momento la meglio conservata, ma risulta purtroppo minacciata dalla presenza di un gasdotto e di operazioni militari contro i trafficanti di droga. Sono stati posizionati degli accampamenti lungo la superficie di 34 mila chilometri quadrati del Kaa-lya del Gran Chaco, il parco nazionale più vasto della Bolivia, con un estensione superiore a quella del Belgio.

Le condizioni climatiche del Gran Chaco non sono forse ideali per gli esseri umani, ma lo sono per le piante e gli animali. Il suo territorio, seppur in gran parte arido, ospita infatti oltre 3400 specie di piante, 500 specie di uccelli e 150 di mammiferi, inclusi giaguari e puma. Gli indigeni soni gli unici a potersi occupare realmente della difesa del territorio ed hanno il diritto di rimanere sul suolo che li ospita da sempre, accanto al dovere di proteggerlo.

Il loro impiego nella salvaguardia della biodiversità porterebbe ad una vera e propria svolta sia per la difesa dell'ambiente naturale, sia nel loro stile di vita. Numerosi indigeni sono stati infatti costretti ad abbandonare il Gran Chaco per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Guadagnano circa 1 dollaro e mezzo per ogni tonnellata di canne tagliate e ripulite.

 

 


 

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