Biodiversità: via al salvataggio della barriera corallina australiana

 

NEWS/NATURA/BIODIVERSITA’

Dopo aver mancato per poco l'inclusione nella lista Unesco dei siti del patrimonio mondiale 'in pericolo', la Grande barriera corallina, che si estende per 345 mila kmq al largo della costa orientale dell'Australia, riceve una diagnosi peggiorata a causa del cambiamento climatico e dell'inquinamento delle acque. Secondo un atteso rapporto scientifico, presentato oggi dal ministro dell'Ambiente Mark Butler, il suo stato di salute è peggiorato dal 2009 da 'moderato' a 'mediocre'.

 

Il governo australiano, attraverso le parole del ministro federale dell'ambiente Tony Burke ha promesso di fermare il trasporto di carbone e di limitare i percorsi di navigazione commerciale intensa che potrebbero causare danni alla Grande Barriera Corallina, rispondendo così all’avviso di un possibile declassamento di quello che, per il Paese, è una vera icona del proprio patrimonio ambientale. Una delle sette meraviglie naturali del mondo, coi suoi 2 mila chilometri di estensione, la Grande Barriera Corallina è l’habitat naturale di 400 tipi di coralli, 240 specie di uccelli e 1.500 specie di pesci. Ma soprattutto vale circa 6 miliardi di dollari l'anno per l'economia locale basata sul turismo.

Un recente studio ha però constatato che il ritmo di perdita di corallo della barriera è aumentato dal 2006 e, se la tendenza continuasse, i banchi di corallo si potrebbero dimezzare entro il 2022, soprattutto nelle aree centrali e meridionali della struttura. Il governo australiano ha già investito 200 milioni di dollari nel suo programma di salvataggio (Reef Rescue) ma ha annunciato che avrebbe dedicato altri 800 mila dollari per attivare una nuova imbarcazione dedicata a rimuovere le stelle marine, che si sono moltiplicate in pochi anni. Ma tra le minacce più pericolose per la Grande Barriera Corallina oggi c’è senz’altro l’industria carbonifera: l’ Australia è un grande esportatore, soprattutto a partire dal Queensland, il maggior produttore del paese, e la barriera viene messa a rischio dalla crescita del numero dei trasporti che l’espansioni del settore sta determinando.

 

Il fenomeno del coral bleaching, ovvero dello sbiancamento e della progressiva morte dell'ecosistema corallino rende assai evidente l'emergenza. Ma a minacciare gravemente la qualità dell'acqua non è solo l’industria carbonifera  ma anche gli scarichi di fertilizzanti agricoli, benché si siano ridotti negli ultimi anni, e gli "episodi climatici estremi che hanno un impatto significativo sullo stato generale dell'ambiente marino della Barriera".

La media annuale degli scarichi di nitrati dal 2009 al 2011 si è ridotta del 7% e dei pesticidi del 15%, ben sotto l'obiettivo prefissato del 50% entro il 2013. Gli scienziati ricordano che quasi tre quarti del corallo duro lungo la barriera sono andati perduti negli ultimi 50 anni. 

 

 Se la Barriera non trova pace e sembra condannata a un futuro assai cupo dalle azioni dell'uomo, le città dell'Australia non sembrano destinate a passarsela meglio. In particolare Sidney, sempre ai primi posti nelle classifiche mondiali delle città più vivibili, sarà probabilmente una delle più colpite del pianeta dagli effetti del riscaldamento climatico. Lo sostiene uno studio della University of New South Wales pubblicato dalla rivista Climate Dynamics, secondo il quale la temperatura media aumenterà fino a 3,6 °C entro il 2050.

E' il risultato dell'effetto combinato dell'aumento delle temperature previsto dai modelli climatici e del cosiddetto "effetto isola di calore" che caratterizza le città, in cui cemento e asfalto trattengono il caldo che poi viene liberato di notte. In particolare le nuove aree periferiche che stanno sorgendo ai margini della città vedranno un aumento della temperatura compreso tra 1,1 e 3,7 gradi, mentre in quelle più centrali il termometro salirà di 1,1-2,5 °C. Cosa occorre per prevenire e contrastare il fenomeno? "Più aree verdi e specchi d'acqua", sostengono gli autori. Migliorie che tra l'altro avrebbero il pregio di aumentare il valore delle case nelle zone in cui venissero apportate, con un doppio vantaggio per l'ambiente e per l'economia.


 

Se sei interessato a questo argomento, leggi anche:

Biodiversità: il danno dei pesticidi

Biodiversità: le sugherete (parte 2)

Biodiversità: le sugherete (parte 1)

 

Joomla templates by a4joomla