EXPO: tra industrializzazione e spreco

L’inizio della fine?

 

 

La storia del Padiglione Zero inizia in una caverna con un grande albero che sale su e buca il soffitto e “rappresenta il potere della Natura”, mentre sulle pareti girano scene bucoliche di pastorizia. L'uomo è ancora primitivo e in armonia con la natura, ma ben presto imparerà a dominarla.

È l'inizio della fine. Per migliorare le sue attività, l’uomo realizza dei strumenti, degli utensili da lavoro. Si afferma, come diceva Leonardo,  l’uomo “ingegnero”.

 

Da un sistema di tipo rurale si passa al dominio dell’industria. E lo intuiamo guardando un plastico di 300 metri quadri che mette assieme paesaggi molto diversi fra loro: “miniere tedesche, l’agricoltura inglese, il villaggio di Crespi d’Adda e le pampas argentine, i grattacieli delle metropoli”.

Per poi arrivare all’oggi. Una grande sala della borsa con le immagini dei tabelloni rappresenta la speculazione, mentre un’enorme montagna di rifiuti rappresenta lo spreco del cibo.

 

 Nella seconda metà dell’800 ha inizio la rivoluzione industriale. Con lo sviluppo della tecnologia cambia il rapporto uomo/natura, la natura è a completo servizio dell’uomo.

L’estensione e l’intensificazione dell’agricoltura e dell’allevamento, rese possibili dallo sviluppo della tecnologia, cominciano a far scomparire molte specie selvatiche per privilegiare varietà di specie domestiche a maggior rendimento.

Molti spazi a foresta spontanea vengono conquistati dall’agricoltura che si estende in forma intensiva anche sugli antichi latifondi e sulle terre incolte o paludose, con operazioni di bonifica di queste ultime che hanno comportato la quasi totale sparizione delle aree umide.

Nella totale assenza di una cultura ecologica l’intervento antropico è considerato isolatamente solo sotto l’aspetto della convenienza economica, senza la consapevolezza delle possibili perturbazioni eco-organizzative che potrà provocare. Cominciano i massicci disboscamenti per ricavare suoli fertili per l’agricoltura, ma non ci si accorge di innescare un meccanismo di dissesto idrogeologico che oggi appare drammaticamente evidente.

(Ebook La società moderna tra progresso e sostenibilità)

 

 

Dall’industrializzazione si passa alla speculazione. In base al consumo globale cambia il valore dell’alimento. Il potere è passato alla finanza a chi non produce ma solo guadagna.

 

Segue il paradosso dello spreco. Da un lato ci sono le grande tragedie dell’umanità (terremoti, tsunami, guerre, incendi) dall’altro lo spreco.

Insomma, un passaggio a volo d’uccello veloce sul degrado e sulla rovina dell'armonia fra uomo e natura.

Non si ha il tempo di elaborare, è una comunicazione veloce attraverso le immagini e filmati. Si percepisce emotivamente che c'è qualcosa che non va, ma si esce da quelle sale svuotati, preoccupati. O sei a conoscenza delle problematiche e quindi elabori immediatamente le immagini oppure hai bisogno di dedicarci un po’ di tempo.

Soprattutto i bambini, che saranno il futuro, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a leggere le immagini e che sentano la grande responsabilità che gli “adulti” lasciano sulle loro spalle.

 

Forse parla della sola alimentazione, viene tutto semplificato per quanto riguarda l’aumento della popolazione mondiale e soprattutto il fatto che stiamo vivendo al di sopra delle capacità della Terra. Che bisognerà comunque fare delle scelte epocali.

 

 

 

Nell’ultima sala c’è la speranza. La voglia di armonia, la voglia di ripristinare il legame con la natura. Una agricoltura e una industria alimentare più consapevole. Uno sviluppo in armonia con l’ambiente e la biodiversità.

 

Un padiglione che ha cercato di emozionare il visitatore e di far comprendere di quanto sia importante rispettare il proprio territorio.

 

 

 “Esistono luoghi in cui l’uomo è riuscito a disegnare scenari meravigliosi, esempi virtuosi di armonia con la natura”. Siamo immersi in una proiezione a 360° di dodici paesaggi ideali ai quali dovremo tendere. Tra questi, scorrono davanti ai nostri occhi: vigneti nel paesaggio lavico di Lanzarote, terrazzamenti di nocciole nelle Langhe per la “tutela del paesaggio”, palmeti da olio in Amazzonia per “difendere le foreste”, coltivazioni di cacao in Ghana “in simbiosi con le foreste”, piantagioni equosolidali di canna da zucchero e "coltivazioni eroiche" a Pantelleria.

Sono esempi di gestione sostenibile del territorio però, purtroppo non risponde alla domanda: come vincere le grandi speculazioni mondiali? I paesaggi proposti sono adattabili a zone che hanno una ridotta popolazione ma, in un  futuro con 9 miliardi di persone come si potrà salvaguardare il territorio.

Nella realtà, le società industrializzate non vogliono perdere il proprio benessere acquisito come, allo stesso tempo, le società emergenti vogliono raggiungere il tenore di vita dei primi. La crescita economica è accoppiata con il consumo di risorse - quanto più ricche diventano le persone, tanta più energia sarà utilizzata, tanto più cibo sarà necessario e, soprattutto, sprecato.

L’azione per nutrire la Terra non deve essere solo l’eliminazione degli sprechi ma anche rendere sostenibili tutte le attività dell’uomo.

 

 


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