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EXPO: Padiglione “Piazza Italia”

Tante promesse, una delusione per il visitatore.

 

L’ideatore del padiglione lo definisce “Una festa intelligente, che parla di noi, della nostra vita, del nostro futuro”. Purtroppo quando si raggiunge il padiglione “Piazza Italia” al visitatore deve attendere dalle 1 alle 3 ore, di mattina sotto il sole!

 

Sicuramente da apprezzare lo sforzo di realizzare un padiglione con l’ottica della sostenibilità concependo l’

edificio a energia quasi zero grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno. A contatto con la luce del sole, il principio presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta prevede l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza superiore ai cementi bianchi tradizionali.

 

Nonostante l’aspetto ampio e con una grande gradinata, il visitatore deve fare una coda di 1-3 ore per poter entrare. C’è la visione triste di persone sedute sulla scalinata in attesa di poter iniziare la propria visita. In questa situazione di attesa non sfuggono alla vista dei cubetti di lana di roccia che sostengono i gradini, errore di progettazione della scalinata? Timore sulla portata dei pioli?. In ogni caso una chiara indicazione di incompletezza. Le lunghe file sono una visione alquanto triste e di una marcata inadeguatezza di progettazione. Probabilmente la struttura è stata pensata solo a quello che sarà la sua destinazione futura e non pensata ad accogliere migliaia di persone!

La mostra dell’Identità Italiana è il cardine espositivo del Padiglione ed è interamente dedicata ai territori che hanno partecipato al suo progetto culturale e artistico. Sono state raccontate le quattro “Potenze Italiane” con l’aiuto delle 21 Regioni e Province autonome.

La prima sala è dedicata alla Potenza del Saper Fare: 21 personaggi raccontano storie di professionalità applicata dagli italiani, in arte e manualità, che hanno trovato soluzioni facendo impresa. Sicuramente poco piacevole la faccia animata che appare sui manichini (pura opinione personale), si riesce ad ascoltare al massimo il discorso di un imprenditore quindi vieni invitato a proseguire per dare spazio ad altri visitatori.

 

Quando si riesce ad entrare non è possibile stazionare a lungo nelle singole stanze, soprattutto quelle iniziali. Questo significa che se l’organizzazione ha preparato un video di 20 minuti il visitatore potrà guardarne al massimo 5 minuti infatti, all’interno le persone vengono continuamente invitate a muoversi senza permettere al visitatore di osservare e di apprezzare il lavoro fatto.

Si sale poi al secondo piano dove c’è una parete piena di schermi televisivi che trasmettono immagini di vari disastri naturali, da terremoti a inondazioni, che mostrano ai visitatori quello che succede se non si tiene conto della natura. Si entra poi in una stanza buia, illuminata a tratti da luci fortissime e con un rumore di sottofondo fastidioso: è la “distress chamber”, la stanza dell’angoscia che rappresenta lo stress quotidiano che affrontiamo tutti. Dopo queste due esperienze “traumatiche”, create apposta per dare fastidio ai visitatori, si passa alla “potenza della bellezza”, cioè tre sale molto scenografiche piene di specchi – che creano un effetto caleidoscopio – in cui vengono proiettate immagini di paesaggi, architetture e opere provenienti da tutta Italia.

 

Prima di salire all’ultimo piano c’è da vedere un grande plastico che rappresenta la pianta geografica in tre dimensioni dell’Europa, dove però manca l’Italia: al suo posto c’è un grande buco riempito dal mare. Inaccessibile al pubblico. Ci sarebbe anche un’ultima installazione, una camera completamente buia dove i visitatori dovrebbero sentire odori e rumori di un classico mercato, per poi sbucare davanti al dipinto “La Vucciria” di Renato Guttuso, che rappresenta proprio l’omonimo mercato tipico di Palermo: Inaccessibile al pubblico. L’opera di Guttuso sembra una cosa buttata là, senza uno scopo nella storia.

 

 

Segue la sala della Potenza della Bellezza con 21 panorami e 21 capolavori architettonici che raccontano la bellezza dell’Italia. Queste sale fatte di specchi è molto piacevole ed è forse la parte migliore di tutto il padiglione.

 

Si arriva così al terzo piano, dove viene spiegata al pubblico la “potenza del limite”, legata alla “potenza del futuro”: sembrerebbe un controsenso, ma in realtà la stanza raccoglie alcuni dei migliori progetti che si stanno sviluppando in Italia al momento in ambienti o situazioni che sembrerebbero complicate, ma che in realtà stimolano la fantasia per risolvere i problemi. Al centro della sala c’è una riproduzione dell’Albero della Vita, che avvolge la stanza. Anche in questo caso c’è il segno del degrado e della incompletezza: 5 teche rotte!

Infine c’è la Potenza del Futuro che viene raccontata attraverso un Vivaio di 21 piante rappresentative delle Regioni. Osservando le regioni appare evidente che la scelta delle piante non sono lo specchio delle effettive coltivazioni delle singole regioni ma sono quelle degli sponsor. Ed ecco che appare forse la più paradossale: Trentino coltiva mirtilli mentre le mele sono della Valle d’Aosta!

Per concludere c’è una lunga scalinata che accompagna il visitatore all’uscita. Una scalinata grigia, senza immagini o scritte, fredda e triste. Triste al punto tale che non vedi l’ora di uscire!

La mostra dell’Identità Italiana nel Palazzo Italia e l’Albero della Vita: purtroppo un messaggio di inadeguatezza!

 

 


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