Dare a tutti il diritto del cibo.

Recentemente è stata celebrata la giornata sull’alimentazione e Ban Ki-moon, Segretario generale dell’Onu, ha tenuto un discorso ad Expo Milano 2015.

 

ll perno del discorso di Ban Ki-moon è stato l’eliminazione della fame. Secondo lo stesso segretario, la fame è un’ingiustizia terribile che compromette il futuro dell’umanità. Poi ha ricordato come sette decenni fa diversi Paesi hanno fondato la Fao per la libertà dalla fame in tutto il mondo e che ora  bisogna proseguire questo impegno  per  continuare la sfida della fame zero che  secondo agenda , sarebbe raggiungibile nell’anno 2030.

Nonostante una lotta decennale contro la fame, la fame esiste ancora! Una grande potenzialità per sconfiggere la miseria, secondo il segretario, è rappresentata dai piccoli agricoltori che possono essere considerati un esempio  vincente di agricoltura sostenibile.

Ma non è possibile dimenticarsi che la popolazione mondiale sta aumentando al punto tale che nel 2050 saremo in 9 miliardi che porterà ad un aumento della richiesta alimentare del 60%.

In quella giornata di celebrazione della giornata dell’alimentazione è stato dichiarato che è possibile nutrire il pianeta senza mettere a rischio la biodiversità. Sarà vero?

Come ha dichiarato il Segretario di Stato americano John Kerry: “Negli Stati Uniti d’America siamo profondamente consapevoli dello stretto legame tra sicurezza alimentare e sicurezza globale e questo concetto è un pilastro della nostra politica estera, sappiamo che entro il 2050 la popolazione passerà da 7 a 9 miliardi di individui, che la produzione agroalimentare dovrà aumentare del 60% e che dovrà aumentare soprattutto nelle aree più coinvolte dall’aumento demografico, come l’Africa subsahariana. Se questi due miliardi di persone non troveranno delle vere opportunità nelle loro terre, semplicemente le cercheranno altrove. Il dramma dei profughi di cui l’Europa e il Mediterraneo sono testimoni in questo momento hanno anche queste cause – ha aggiunto Kerry - in particolare la guerra civile in Siria ha avuto come scintilla un lungo periodo di siccità che ha spinto 1 milione e mezzo di abitanti delle zone rurali a migrare verso le città, dove sono stati brutalmente repressi da un regime dittatoriale. Il dramma siriano ha molte cause, ma è iniziato con il venir meno della sicurezza alimentare, a sua volta aggravata dai cambiamenti climatici”.

Ci vuole una vera forza politica per vincere queste difficoltà ed allo stesso tempo vincere lo scetticismo delle popolazioni.

Alla domanda “ Ban Ki-moon ha dichiarato: entro il 2050 la produzione alimentare dovrà aumentare del 60% e che questo sarà possibile farlo senza mettere a rischio la biodiversità del nostro pianeta. Lo ritieni possibile?”

 

Solo l’1% delle persone intervistate ritiene possibile, il 38% ha risposto no ed il 54% forse, il 4% ha risposto di non sapere.

Appare evidente una mancanza di fiducia sulle capacità politiche per realizzare un progetto così ambizioso.

 

 

Dal libro “LA SOCIETÀ MODERNA TRA PROGRESSO E SOSTENIBILITÀ” 

 

Nella realtà, le società industrializzate non vogliono perdere il proprio benessere acquisito come, allo stesso tempo, le società emergenti vogliono raggiungere il tenore di vita dei primi. La crescita economica è accoppiata con il consumo di risorse - quanto più ricche diventano le persone, tanta più energia sarà utilizzata, tanto più cibo sarà necessario e, soprattutto, sprecato.

 

Nonostante l’aumento della sostenibilità delle attività umane, l’aumento della pressione demografica creerà a sua volta pressioni sull’ambiente naturale. Per evitare carestie aumenterà la deforestazione e, di conseguenza, si genererà un ulteriore aumento della temperatura globale terrestre e del livello del mare, con la conseguente riduzione del terreno agricolo delle popolazioni costiere.

Le popolazioni in via di sviluppo saranno quelle soggette alla maggiore pressione alimentare ed energetica, ciò significa che ci saranno migrazioni verso i paesi industrializzati.

Con l’aumento della popolazione aumenta l’esigenza di avere la sicurezza delle risorse. I paesi non saranno più preoccupati solo della sicurezza energetica, ma anche della sicurezza delle risorse - terra, cibo, acqua e materie prime. Ciò è particolarmente vero in quanto le risorse tendono ad essere concentrate geograficamente - spesso in zone difficili in termini di accessibilità fisica e/o tensioni politiche. Il crescente potere economico di Cina e India, i paesi più popolosi del mondo, hanno portato a milioni di persone maggiore ricchezza e una migliore qualità della vita che le generazioni precedenti potevano solo sognare. Altri paesi in America Latina (Brasile) e in Africa (Sud Africa) stanno seguendo lo stesso percorso.

La crescente pressione sulle risorse porterà all’egemonia di alcuni grandi paesi che privatizzeranno le risorse imponendo il prezzo e controlleranno le strategie mondiali. La Cina si sta già muovendo in tal senso acquistando territori in Sud Africa.

Il problema che determinerà la riuscita o meno delle iniziative ambientali degli stati è come si affronterà l’aumento della popolazione mondiale.

La soluzione più ottimistica sarebbe un accordo internazionale a livello globale per il controllo delle risorse naturali. Questa ipotesi è sicuramente la più auspicabile ma realisticamente impraticabile.

 


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