Il cluster del caffè

Dalle piantagioni alla tazzina.

Le immense piantagioni di caffè distese all’ombra delle foreste tropicali in Africa e in America Centrale hanno ispirato il progetto del Cluster del Caffè. L’architettura degli spazi richiama infatti i rami più alti degli alberi all’ombra dei quali crescono le piante di caffè, mentre i padiglioni sono una metafora dei loro tronchi.

Il Cluster è curato da illycaffè, official coffee partner di Expo Milano 2015, che porta in questo progetto le conoscenze, l’esperienza e le relazioni maturate in oltre ottant’anni di storia. La ricerca dell’eccellenza, la passione, l’innovazione e l’orientamento allo sviluppo sostenibile di illycaffè sono i motori dell’iniziativa.

Il padiglione racconta il passato, il presente e il futuro del caffè nelle sue tre dimensioni: il prodotto e il suo percorso dal chicco alla tazzina; la creatività, l’arte e la cultura che si sviluppano attorno alla tazzina di caffè; le storie e le tradizioni dei Paesi coltivatori e di quelli consumatori.

 

Il caffè non è un alimento come gli altri. E’ sufficiente tener presente che la raccolta, l'elaborazione, la torrefazione e l’erogazione di caffè  comporta uno scarto del 99,7 per cento della biomassa. Mentre solo il 0,2% acquista valore sul mercato, il resto - ricco di caffeina - è sprecato. Si stima che circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti agricoli è lasciato a marcire, generando milioni di tonnellate di gas metano e contribuendo al cambiamento climatico. Questo rende il caffè uno dei prodotti di consumo più dispendiosi.

Apprezzabile l’opportunità data ad alcuni paesi poveri e produttori di caffè di partecipare all’Esposizione Mondiale, però mi sarebbe piaciuto vedere un discorso più completo: far vedere che il mercato del caffè non è solo business ma anche sostenibilità, attenzione per gli scarti. Un accenno aull’utilizzo dei diversi scarti convertendoli in prodotti con un elevato valore aggiunto non avrebbe fatto male. Ad esempio, come il Belgio ha proposto la coltivazione dei funghi utilizzando i fondi di caffe, allo stesso modo si sarebbero potute proporre idee tecnologiche che completano il ciclo di vita della pianta del caffè.

Proprio il mercato del caffè, che solo lo 0,2% in peso diventa alimento, avrebbe potuto essere lo specchio dell’innovazione e integrazione con altri settori produttivi. Non avrebbe guastato aggiungere la quarta dimensione: il caffè per l’economia circolare!

 

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