“Effetto EXPO”

EXPO 2015 è sicuramente una fiera della multimedialità, dove c’è addirittura un eccesso di comunicazione, in tutte le forme possibili.

 

Ogni Padiglione è una fantasmagoria di luci, suoni, colori, messaggi scritti, spot, flash e probabilmente decine di messaggi subliminali nascosti nelle proiezioni e nelle migliaia di monitor e maxischermi. Un bombardamento di informazioni, che si fa fatica a recepire tutte insieme. In più ci si mettono la folla, il caldo, la stanchezza fisica (fino all’esaurimento delle forza) che rendono difficile anche concedersi un meritato riposo notturno nel quale elaborare gli input.

Accade così che una volta ritornati a casa e ritemprato il fisico dal “tour de force”, si inizia a non dormire più bene: appena si chiudono gli occhi appare un caleidoscopio di luci, immagini e colori. Un po’ quello che capita quando ci si corica subito dopo aver passato qualche ora davanti ad un video gioco. Un vero effetto EXPO, tanto più pesante quanto meno, anche per cause anagrafiche, siamo disposti a memorizzare informazioni e, soprattutto, ad elaborarle in fretta per farle nostre.

Chissà, forse uno degli obiettivi dell’EXPO è stato raggiunto: l’esposizione in generale parla alle nuove generazioni che, forse per un maggiore allenamento, sono disposte ad assimilare più in fretta tanti stimoli multimediali. Oppure forse sono solo più abituati a filtrare gli stimoli, ad assimilare solo una parte di quello che gli viene proposto, a non andare in overdose di informazioni.

Per me, quasi cinquantenne tecnologico, la voglia di assimilare ogni fotone è stata superiore alla mia capacità di farlo, e continuo a pagarne le conseguenze. Forse dovrei accettare il fatto che sono troppo “vecchio” per certi stimoli, ed accontentarmi di guardare le cose nel loro complesso, senza voler cogliere ogni dettaglio dell’insieme. Ora mi accontento di assimilare giorno per giorno le informazioni memorizzate, prima che il ricordo si offuschi ed il tutto si confonda.

 


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