Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

EXPO: si o no?

“we feed the world – diamo da mangiare al mondo”

 

 

Ritornando dall’Expo in treno ascolto i commenti dei vicini: sembra Gardaland, tutto troppo caro, tempo perso. Sono più o meno i commenti che avevo visto galleggiare nel mare della rete e che avevo sentito da qualche conoscente che ci è stato prima di me. Commenti che, per l’appunto, galleggiano in nome di una superficialità che regna sovrana in tutte le cose: io ho visto anche un po’ di banalità all’Expo, come in tutte le manifestazioni pubbliche di un certo livello, però ho visto anche parecchia sostanza, un po’ di esibizionismo, qualche bugia ed anche, questa sì che può essere definita una notizia, alcune verità. Ci sono cose che tutti mi hanno raccontato, facendo loro i pettegolezzi di vari blogger, ma che io non ho notato. Non c’è il McDonalds ovunque, ma solo nel proprio padiglione, nemmeno poi tanto diverso da quello di privati molto meno globali e molto meno legati al cibo. In ogni caso, a modo suo, McDonalds è sicuramente in linea con il motto di Expo “we feed the world – diamo da mangiare al mondo”. Ovunque, invece, c’è Nestlè-Ferrero, che non è sicuramente produttore di cibi molto più salutari di McDonalds, però forse per il fatto che è presente con la Nutella, che è nota per essere un antidepressivo per molti solitari, fa molto meno scalpore. Non c’è una presenza opprimente di Coca Cola, che ha un padiglione un po’ defilato e che si vende in tutti i ristoranti dei padiglioni come in tutti i bar e ristoranti del mondo. Il cluster del caffè è un grande evento pubblicitario per Illy, molto più di quanto lo sia quello del riso per Scotti. Quello della cioccolata, come detto, imperversa ovunque a nome e per conto di Nestlè. Ci sono altri sponsor alquanto opprimenti e molto meno legati all’alimentazione, come tim, ENEL, ecc.

In generale i paesi hanno mostrato la faccia che gli associamo attraverso i mass media: che abbiano mentito bene nella loro esposizione oppure che ce li raccontino in modo abbastanza veritiero è un dubbio che rimane. Personalmente ho scelto di visitare i padiglioni di tutti i paesi in cui ho avuto fortunatamente modo di passare del tempo in vacanza o per lavoro ed ho ritrovato molte cose che ho conosciuto in loco.

Io ci sono andato con la famiglia, l’Expo mi è piaciuto molto e penso che ci ritornerò, magari ancora per un paio di giorni verso la fine dell’esposizione. Non mi è piaciuto quello che è stato firmato come “Italia”, a partire dallo squallido padiglione Italiano, nel quale si percepisce odore di tangenti e favoritismi in ogni angolo e che è stato l’unico padiglione in cui ho visto cose guaste, parti chiuse, dettagli rovinati oppure non conclusi. D’altra parte, anche in questo caso il padiglione esprime quello che è il paese. Dopo il padiglione, delusione totale per “l’albero della vita”, che in mezzo a tante cose grandi sembra un bonsai inscheletrito ed anche da acceso non è niente di speciale. Se davvero è costato tanti milioni di euro, la Tour Eiffel avrebbe dovuto essere un opera non realizzabile. Per fortuna l’Expo è una esposizione universale e tutti gli altri partecipanti la hanno resa tale, un vero bagno di mondo che tutti dovrebbero fare.

 

Joomla templates by a4joomla