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The climate change performance index 2015: l’Italia al 17° posto (parte 3)

Quest'anno, per il Climate Change Performance Index l’Italia è al 17° posto

 

il Climate Change Performance Index è un indicatore che tiene in considerazione diversi fattori con un peso diverso nella determinazione del valore finale:

  • 60% emissioni dello stato
  • 10% sviluppo delle energie da fonti rinnovabili
  • 10% efficienza energetica
  • 10% politica climatica internazionale

Secondo la ricerca nessuno stato avrebbe raggiunto l’obiettivo di riduzioni delle emissioni necessario per mantenere l’innalzamento delle temperature al di sotto dei 2°C, cioè inferiori alla soglia massima per evitare danni irreversibili alla salute del pianeta. Significativo il fatto che i curatori della ricerca abbiano deciso di non attribuire i primi tre posti della classifica, che inizia quindi con il quarto posto attribuito alla Danimarca ed il quinto per la Svezia.

I primi dieci posti della classifica sono quasi interamente occupati da paesi europei con Gran Bretagna, Portogallo, Cipro, Irlanda, Svizzera, Francia, Islanda, Ungheria e Slovacchia ad occupare i primi posti. Unica eccezione al primato europeo il Marocco, che si è classificato al nono posto. In leggero miglioramento il nostro paese, che passa dal diciottesimo al diciassettesimo posto, preceduto dal Belgio ma con una performance complessiva migliore di altri stati europei come Germania, Norvegia o Spagna.

Scarsi invece i risultati di stati come Cina e Stati Uniti, che si sono classificati tra i paesi che hanno raggiunto i risultati peggiori, con il 44esimo e 45esimo posto. Fanalino di coda per l’indice CCPI è l’Arabia Saudita, preceduta da Australia, Kazakhstan e Canada.

 

Classifica generale dei paesi europei (CCPI 2015)

L’Italia si classifica al 17° posto grazie alla riduzione delle emissioni dovuta in particolare alla recessione economica. Ma se si considera solo la sua politica nazionale sul clima, il nostro paese retrocede in fondo alla classifica occupando il 58° posto. Situazione confermata dal recente rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) sull’attuazione del pacchetto clima-energia 2020.

L’AEA evidenzia che il nostro paese senza nuove misure aggiuntive non è in grado di rispettare l’obiettivo di riduzione delle emissioni nei settori non-ETS (come trasporti, residenziale, servizi, agricoltura) del 13% rispetto al 2005. Per rispettare questo obiettivo, nel 2020 le emissioni italiane devono attestarsi a 287.9 milioni di tonnellate (MtCO2-eq), mentre secondo le proiezioni dell’AEA il nostro paese viaggia verso 299.4 MtCO2-eq. Con le misure aggiuntive annunciate nel 2012 e non ancora attuate, l’Italia sarebbe  invece in grado non solo di colmare il gap ma di garantire una considerevole riduzione raggiungendo 269.9 MtCO2-eq.

 


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