L’appello inascoltato della COP 21

IL REPORT DI CLIMATE ACTION TRACKER: “NEL MONDO SI STANNO REALIZZANDO 2.500 CENTRALI A CARBONE”

 

L’onda emozionale della Conferenza mondiale sul clima, quella che ha reso i capi di stato un po’ più ‘ecologisti’ per una ventina di giorni, sembra essere già superata dalla resilienza dei modelli di sviluppo legati al massimo profitto con il minimo sforzo.

Lo studio di Climate Action Tracker ci riporta, bruscamente, con i piedi per terra. Tutti i buoni propositi di fine anno sul contenimento delle emissioni di CO2 in atmosfera, sullo sviluppo sostenibile delle economie mondiali, sulla necessità di ridurre il riscaldamento globale, lasciano il campo alla dura realtà che l’organizzazione americana ci sbatte sotto gli occhi: nel mondo è prevista la realizzazione di oltre duemila centrali a carbone entro il 2030.

In base a questo dato, le emissioni di anidride carbonica prodotta dalle nuove centrali sono superiori del 400 per cento  rispetto alla soglia fissata per il contenimento dell’innalzamento delle temperature entro i due gradi centigradi.

“Nonostante la necessità di eliminare gradualmente le emissioni dalle centrali a carbone per contenere il riscaldamento entro i 2 ° C rispetto ai livelli pre-industriali, molti governi  hanno ancora in programma la realizzazione di una notevole quantità di centrali a carbone – dichiarano gli studiosi del CAT. In molte economie emergenti, la capacità di carbone è costruita per soddisfare rapidamente la crescente domanda di energia elettrica, mentre in Europa i nuovi impianti a carbone servono principalmente a sostituire i vecchi”.

I paesi finiti nel mirino del Climate Action Tracker sono Cina, India, Indonesia, Giappone, Sud Africa, Corea del Sud, Filippine, Turchia. Queste nazioni realizzeranno, nei prossimi 15 anni, centrali a carbone per almeno 5 Gigawatt di potenza.

Il problema fondamentale è, come sempre, di natura economica. “Fin quando la realizzazione di centrali a carbone sarà economicamente vantaggiosa – dichiara Pieter Van Breevoort, di Ecofys – il problema rimarrà sempre; occorre l’imposizione di standard energetici e di inquinamento più severi che orientino il mercato verso le fonti rinnovabili”.

Più ottimista sembra essere  Markus Hagemann del New Climate Institute per il quale i costi decrescenti delle energie rinnovabili saranno in grado di giocare un ruolo decisivo sulle future centrali a carbone. “E’ improbabile che tutti questi impianti a carbone in programma vengano costruiti, in particolare quando le alternative a basse emissioni stanno raggiungendo la parità di prezzo. Se le rinnovabili decolleranno velocemente, come è attualmente previsto, molti di questi impianti potrebbero essere bloccati”.

(fonte Altrimondi News)

 

 

 

 

 

 

 


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