Le ricostruzioni paleoclimatiche sono un aiuto per prevedere il clima?

CAMBIAMENTO CLIMATICO. La Terra continuerà a riscaldarsi? Le misure paleoclimatiche non sono in grado di dare una risposta.

Il clima del pianeta è cambiato molte volte durante la sua storia geologica in conseguenza di fattori naturali quali la variazione periodica dei parametri orbitali e dell’attività solare, la migrazione dei continenti, lo sviluppo di calotte polari e le variazioni della composizione dell’atmosfera.

Molti articoli confrontano i risultati che derivano dagli studi paleoclimatiche con gli studi sul clima moderno.

La domanda che viene spontanea è: sono consistenti i dati per essere confrontati?

La comunità scientifica e di opinione si suddivide in due correnti di pensiero: c’è chi sostiene che le grosse emissioni di gas serra stanno provocando importanti modifiche del clima; in contrapposizione troviamo la comunità che ritiene che l’influenza dell’uomo è trascurabile. Quest’ultimi sostengono che le misure paleoclimatiche rivelano che le attuali concentrazioni di CO2 non possono portare ad un aumento della temperatura media globale.

Attualmente le osservazioni del sistema climatico si basano sulle misurazioni dirette e sul telerilevamento da satelliti e altre piattaforme. Le osservazioni su scala globale di temperatura e di altre variabili sono iniziate dalla metà del XIX secolo, con set di osservazioni disponibili più completi ed esaustivi per il periodo che va dal 1950 in poi. 

Le ricostruzioni paleoclimatiche permettono invece di ricostruire dati climatici fino a centinaia di milioni di anni fa. Presi nel loro complesso, questi dati forniscono una panoramica completa ed esauriente della variabilità e dei cambiamenti a lungo termine in atmosfera, oceano, criosfera e superficie terrestre.

Fino ad un certo livello è possibile distinguere i singoli strati che rappresentano un anno di vita del ghiacciaio. Infatti, ad ogni ciclo stagionale corrisponde una certa quantità e qualità del ghiaccio: ad esempio, nell'emisfero meridionale, le precipitazioni invernali che avvengono da aprile a settembre sono più consistenti e formano ghiaccio dalla colorazione più scura, mentre gli strati estivi sono decisamente più chiari e meno lunghi. Negli strati inferiori bisogna ricorrere ad altri metodi di datazione. 

L'acqua stessa che forma il ghiaccio viene analizzata in termini di contenuto isotopico. Poiché i differenti isotopi dell'ossigeno hanno diverse velocità di evaporazione e condensazione, la loro analisi permette di ricavare informazioni sulla temperatura degli oceani e dell'atmosfera in un particolare periodo storico. La radiazione solare può essere calcolata tramite gli isotopi del berillio in quanto proporzionale all'intensità dei raggi cosmici che colpiscono la Terra.

Inoltre, bolle d'aria intrappolate all'interno del ghiaccio racchiudono l'atmosfera dei tempi passati. L'analisi può fornire i valori di diverse sostanze, come l'anidride carbonica o il metano. 

Grafico raffigurante i dati ricavati da una carota di ghiaccio estratta nei pressi di Vostok. In blu è indicata la temperatura, in verde la quantità di anidride carbonica ed in rosso le polveri vulcaniche

 

Esiste una correlazione tra ciò che si misura con i satelliti, sensori distribuiti in vari luoghi della Terra con i dati che si ricavano dai carotaggi dei ghiacci antartici?

Una équipe di scienziati europei che lavorano al progetto EPICA (European Ice Core Project in Antarctica) hanno comunicato di essere in grado di predire il clima del futuro in base all'analisi di un frammento della crosta di ghiaccio dell'Antartico vecchio di 740.000 anni.

Da una prima serie di risultati appare che se non ci fosse l'influsso umano, l'attuale stagione calda del clima della Terra durerebbe ancora 15.000 anni. Tuttavia è stato anche scoperto che l'attuale concentrazione di biossido di carbonio è la più elevata degli ultimi 440.000 anni.

In questo momento, gli scienziati sperano di predire quelli del futuro causati dalle attività umane.


I ricercatori hanno estratto l'aria dalle bolle nel ghiaccio e l'hanno analizzata per comprendere in che modo sia cambiato nel tempo il clima della Terra. Hanno così scoperto che la Terra ha avuto otto glaciazioni e otto periodi più caldi nel corso degli ultimi 740.000 anni. È stato anche scoperto che, negli ultimi 400.000 anni i periodi caldi avevano una temperatura simile a quella odierna.


Quindi i ricercatori sono passati a paragonare i modelli climatici del passato con le attuali condizioni ambientali globali, ed hanno scoperto che l'attuale periodo caldo potrebbe durare ancora 15.000 anni se non vi fossero le interferenze da parte degli uomini; le attività umane odierne hanno infatti ripercussioni molto più forti che nel passato e potrebbero modificare in modo sensibile il clima del futuro.

(fonte Servizio Comunitario di Informazione in materia di Ricerca e Sviluppo)

In conclusione i modelli attuali non permettono di determinare il clima futuro in base ai dati paleoclimatici.

Al momento dobbiamo accontentarci dei dati limitati e giovani che provengono dagli attuali mezzi di indagine. In realtà nessuno ci dice in modo certo quali saranno gli effetti delle elevate concentrazioni dei gas serra sul clima. Dalle misure effettuate sui ghiacci si è scoperto che l’attuale concentrazione di biossido di carbonio è la più elevata degli ultimi 440.000 anni, gli scienziati non sono in grado di correlare i dati attuali di gas serra con il clima passato.  

 


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