Gli indicatori del cambiamento climatico: temperatura superficiale globale

 

La temperatura media della superficie del pianeta è aumentata di circa 1,1°C dalla fine del XIX secolo.

 

La temperatura media della superficie del pianeta è aumentata di circa 1,1°C dalla fine del XIX secolo.

Un cambiamento trainato in gran parte da un maggior numero di emissioni di anidride carbonica e altre emissioni umane nell'atmosfera.

 

 

 

Questa mappa a colori mostra una progressione della modifica delle anomalie globali di superficie superficiale dal 1880 al 2016. Credit: NASA

 

La maggior parte del riscaldamento si è verificato negli ultimi 35 anni, con 16 dei 17 anni più caldi registrati dal 2001. Non solo il 2016 è stato l’anno più caldo ma otto dei 12 mesi che compongono l'anno - da gennaio a settembre, ad eccezione di giugno - erano più caldi rispetto alle medie stagionali

 

Esiste l’energia totale, ovvero il calore, che possiede l’intera atmosfera, mentre NON ESISTE alcuna temperatura globale, essendo la temperatura una grandezza intensiva e locale. Le stazioni terrestri sono poche, mal distribuite e tutte diverse l’una dall’altra.

Il metodo elaborato dal GISS della NASA interpola le misure terrestri e quelle delle boe marine per ottenere una temperatura globale, spesso presa come “prova” del global warming. Questo metodo non è esente da critiche proprio per la notevole approssimazione indotta dalla scarsità di misure in molti luoghi.

Qualcosa di più attendibile, in quanto vicino ad una “misura continua”, viene dalle misure satellitari coi metodi RSS e UAH che si basano sulla correlazione della temperatura con la radianza dell’ossigeno. Peccato che questa misura ha una precisione di qualche decimo di grado e che i due metodi diano sempre risultati che si discostano tra loro in misura variabile, anche a seconda della latitudine, ma comunque sempre dell’ordine di qualche decimo di grado. Dunque si stima un aumento “globale” di 0.6°C attraverso misure che hanno una precisione dello stesso ordine di grandezza.

Le temperature con cui abbiamo a che fare ogni giorno su scala locale fluttuano di continuo e sensibilmente a causa di eventi prevedibili, come il passaggio delle stagioni e l’escursione termica tra il giorno e la notte, e di altri più complessi da prevedere come le variazioni del meteo. La temperatura globale, invece, dipende sostanzialmente da quanto calore riceve il nostro pianeta dal Sole e da quanto è in grado di respingerne una parte nello spazio. E questa capacità dipende dalla presenza di particolari composti chimici nell’atmosfera, a partire dai gas responsabili dell’effetto serra, che (semplificando) non consentono al calore di fuoriuscire dagli strati atmosferici più bassi.

 

Che cos’è l’effetto serra

 

 

Il cambiamento di un grado su scala globale è quindi molto significativo perché sono necessarie enormi quantità di calore per riscaldare tutti gli oceani, l’atmosfera e il suolo per arrivare a un simile aumento. Fu sufficiente la riduzione di uno/due gradi della temperatura globale per far partire la cosiddetta “Piccola era glaciale” tra il XIV e il XIX secolo. Una riduzione di cinque gradi fu sufficiente per seppellire sotto uno spesso strato di ghiaccio il Nord America 20mila anni fa.

Che si stia verificando un riscaldamento globale è evidente e nella comunità scientifica chi sostiene il contrario è ormai in netta minoranza, anche se il tema continua a essere molto dibattuto. Non si può dire con certezza invece quale sia la causa dell’aumento delle temperature, che potrebbe essere quindi dovuta a fattori naturali o all’attività dell’uomo.

Dall’intersecazione dei dati di temperatura e di concentrazione di anidride carbonica, i ricercatori della NASA spiegano che i dati fino a ora raccolti suggeriscono che si tratti della seconda ipotesi.

 

 

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