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Protocollo di Kyoto: le prospettive per l’Italia al 2020 e al 2030

 

 NEWS/CAMBIAMENTO CLIMATICO/

Attualmente la comunità internazionale è nel pieno della trattativa per la definizione dei nuovi impegni in materia di riduzione delle emissioni di gas serra. Il prossimo orizzonte temporale su cui misurarsi sarà certamente il 2020, anno a partire dal quale entrerà in forza l’accordo globale sul clima che verrà definito nei prossimi due anni.

 

 

 

 

In questo quadro l’Unione Europea ha giocato d’anticipo, individuando in modo unilaterale nuovi target al 2020 vincolanti per gli Stati Membri in materia di clima ed energia (il  Pacchetto 20‐20‐20 del 2007).  Nel complesso la UE27 si è impegnata a ridurre entro il 2020 le proprie emissioni di gas serra del 20% rispetto al 1990.

Le emissioni di gas serra degli impianti italiani sono al di sotto delle quote assegnate, almeno per il periodo 2009-2012.

A livello europeo, l'EU ETS coinvolge gli impianti termoelettrici, industriali nel campo della produzione di energia e della produzione manifatturiera (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, cemento, ceramica e laterizi, vetro, carta). Dal 2012 il Sistema è stato ampliato anche a al settore aereo e, dal 2013 è stato esteso ulteriormente alle attività di produzione di alluminio, calce viva, acido nitrico, idrogeno, carbonato e bicarbonato di sodio e agli impianti che si occupano della cattura e dello stoccaggio di CO2

Per quanto riguarda il non‐ETS, l’Italia ha contratto un impegno pari a una riduzione delle emissioni di gas serra del 13% rispetto al 2005. In questo settore, che pesa per circa il 60% delle emissioni di gas serra nazionali, rientrano principalmente le emissioni derivanti dai trasporti (circa il 40% del totale), dal riscaldamento (circa il 30%) e dalle attività della filiera agricola e alimentare e delle piccole industrie.  

Si ipotizza, tra l’altro, il pieno conseguimento degli obiettivi indicati nel Piano d’Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili del 2010 (PANER 2010) e del Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica del 2011, come pure il mantenimento della misura delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficientamento del patrimonio edilizio e il miglioramento degli standard energetici minimi sui consumi delle abitazioni, in linea con la nuova Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (2010/31/CE, Energy Performance of Buildings Directive ‐ EPBD).  

Il 2020 è oramai un orizzonte troppo limitato per essere utile a orientare efficacemente le politiche in materia di clima ed energia. Per questo l’Unione Europea nel 2011 si è dotata di una Roadmap  a più lungo termine, individuando target di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030, 2040 e 2050, in linea con l’obiettivo della stabilizzazione climatica secondo l’approccio “non più di 2°C”. Questa nuova elaborazione ha reso ancora più evidente la necessità di rivedere al rialzo l’impegno europeo del 2020, alzando l’asticella fino al 25/30% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al 1990.  

L’impegno per l’Italia non si esaurirà, quindi, né con il target 2008‐2012 del Protocollo di Kyoto, né con quello al 2020 del Pacchetto Clima‐Energia. Allo stato attuale, ipotizzando che gli impianti ETS in Italia siano complessivamente soggetti a un impegno di riduzione equivalente a quello medio europeo, l’obiettivo al 2020 per l’Italia è pari a circa 470 MtCO2eq, quindi poco al di sotto di quello previsto dal Protocollo di Kyoto e sostanzialmente pari alle emissioni stimate per il 2012.  

Ma rivedere solo il target al 2020 non è sufficiente. Occorre anche rispondere all’invito formulato dalla stessa Commissione europea a individuare, anche a livello nazionale, nuovi target di riduzione con  orizzonte temporale più ampio, a cominciare proprio dal 2030.  

(fonte Dossier Kyoto)

 


 

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