The smog of the sea, un documentario sulla plastica negli oceani

Jack Johnson torna con The smog of the sea, documentario che indaga sugli effetti distruttivi della plastica nei nostri mari

 

 

Dopo parecchi anni di assenza dalle scene musicali Jack Johnsontorna con un nuovo singolo.

Ilnuovo brano Fragments fa parte di un progetto molto più ampio a cui il musicista-surfista statunitense sta lavorando da mesi. Il pezzo, infatti, è tratto dalla colonna sonora del documentario The smog of the sea, film che indaga sugli effetti distruttivi che la plastica ha sui nostri mari.

Il film documenta la spedizione di una settimana nel Mar dei Sargassi di una crew guidata daMarcus Eriksen

Se l’esistenza dei grandi agglomerati di plastica presenti negli oceani  è riconosciuta e studiata già da alcuni decenni, quella che si è delineata negli ultimi anni è una situazione ancora più grave.

Anche il mare più blu e apparentemente pulito è in realtà infestato da migliaia di miliardi di piccolissimi frammenti di plastica quasi invisibili: una vera e propria “nebbia” di plastica, ancora più difficile da debellare rispetto alle enormi isole galleggianti di rifiuti.

I vortici – le enormi spirali d’acqua generate dalle correnti circolari nelle quali si accumula la plastica – triturano la spazzatura di plastica in micro frammenti che si disperdono in tutti i mari e vengono inghiottiti dai pesci, intaccando pericolosamente la catena alimentare marina.

Sono lemicroplastiche, la“zuppa di plastica”come l’hanno definita i ricercatori, lo“smog del mare”come è chiamato nel film: tutte quelle particelle invisibili ad occhio nudo, il cui diametro è al di sotto dei 5 millimetri, a cui si sono affiancate recentemente anche le nanoplastiche (che vanno dagli 0,001 micrometri a 0,1 micrometri), potenzialmente ancora più pericolose.

Marcus Eriksen paragona la situazione dei nostri mari a quella dell’inquinamento atmosferico: da tempo si è capito che filtrare l’aria non è una soluzione a lungo termine; così filtrare gli oceani sembra altrettanto poco plausibile. “Bisogna andare alla fonte”: questo significa ridurre l’uso della plastica e migliorare la gestione dei rifiuti per impedire che raggiungano l’acqua.

E proprio Jack Johnson è da anni impegnato nella sensibilizzazione all’uso consapevole della plastica: dal 2005 i suoi concerti sono plastic freee dal 2007 ai suoi spettacoli è stata offerta acqua gratuitamente tramite fontanelle di ricarica.

Ogni volta che sono in acqua come surfista vedo la quantità di plastica che il mare sta raccogliendo e quanto esso si stia facendo colorato, e non in senso buono (…) E dopo uno spettacolo, guardo fuori e vedo un mare di plastica. L’industria di cui faccio parte contribuisce in modo sostanziale a questo problema e dunque mi sento anche io in parte responsabile.

dice Jack Johnson.

 

 

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