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CINEMA: The Day After Tomorrow e l’Ipotesi Gaia

Nel 2004 il regista Roland Emmerich ha diretto il film The Day after Tomorrow – L’alba del giorno dopo. Un film del genere apocalittico che interpreta una delle ipotesi del mondo scientifico sulle ripercussioni del riscaldamento globale sul clima.

 

Durante una campagna di ricerche sulla composizione degli strati di ghiaccio antartici, in stretta relazione con l'osservazione dei cambiamenti climatici, il paleoclimatologo Jack Hall, assieme ai suoi colleghi Frank Harris e Jason Evans, assiste al distacco di una porzione immensa di banchisa dall'Antartide. Alla conferenza delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale tenutosi a Nuova Delhi in India, esponendo i suoi dati, Jack Hall illustra le condizioni che ritiene possibili per l'avvento di una glaciazione, anche se non sa quando potrebbe avvenire. Presentando la relazione dei suoi studi, si scontra con il vicepresidente degli Stati Uniti, che non crede a queste previsioni catastrofiche, affermando che l'economia non è abbastanza florida per indirizzare la politica di governo sul cambiamento climatico.

Il film è caratterizzato dall’estremizzare gli effetti climatici ma la storia trova spunto dalla teoria denominata “Ipotesi Gaia”.

La ricerca di forme di vita su altri pianeti del sistema solare ha portato a formulare una sorprendente teoria sulla natura del pianeta Terra che mette l'ecologia in primo piano. Jim Lovelock, scienziato inglese, ricercatore alla Nasa, aveva il compito di studiare i processi fisici e chimici in atto nei pianeti del sistema solare, per cercare di individuare possibili segni di vita.

Usando la Terra come punto di riferimento, Lovelock spostò a un certo punto la sua attenzione sull'osservazione proprio della Terra, in cui fenomeni di tipo costante e lineare su Marte e Venere - come la produzione di determinate sostanze in seguito a reazioni chimiche - sulla Terra aveva invece un andamento estremamente anomalo, come se fosse regolato da una specie di centralina interna con il compito di mantenere costanti e uniformi le condizioni di vita.

C'è un delicato rapporto nell'atmosfera - per esempio - tra metano e ossigeno, quando la quantità di metano diminuisce entrano in azione determinati insetti in grado di produrre esattamente quello che manca, quando l'equilibrio è ristabilito, cala la popolazione di questi insetti.

L'ipotesi Gaia è una teoria di tipo olistico formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979, trovando poi numerosi consensi nel mondo scientifico.

Nella sua prima formulazione l'ipotesi Gaia si basa sull'assunto che gli oceani, i mari, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta terra si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all'azione degli organismi viventi, vegetali e animali.

Il sistema Gaia comprende:

Organismi viventi che crescono e si riproducono sfruttando ogni possibilità che l'ambiente concede.

Organismi soggetti alle leggi della selezione naturale darwiniana.

Organismi che modificano costantemente il loro ambiente chimico-fisico, cosa che avviene costantemente come semplice effetto di tutti quei processi fondamentali per la vita, come la respirazione, la fotosintesi ecc.

Fattori limitanti che stabiliscano i limiti superiori ed inferiori della vita. L'ambiente può presentare temperature eccessivamente alte o basse per l'affermarsi della vita in un dato ambiente. Stesso discorso per le concentrazioni di sali, minerali, composti chimici ecc.

Appunto perché viva, secondo Lovelock, Gaia reagirà anche al surriscaldamento globale, raffreddandosi e provocando una nuova era glaciale. A sostegno della sua tesi, lo scienziato espone i dati relativi agli ultimi anni prima della scorsa era glaciale, quando la terra aveva una temperatura di 5 °C maggiore alla nostra. Ecco perché, secondo lui, a quell'epoca si glaciò. Per Lovelock però è troppo tardi per rimediare, la glaciazione è vicina, ma i nostri sbagli potrebbero salvarci: Lovelock spera infatti che anche se la Terra andasse incontro ad una nuova glaciazione, l'effetto serra riscalderà Gaia, limitando il freddo.

 

 

 

 

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