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Nonostante i progressi conseguiti nella parità di genere, le donne e le ragazze continuano a subire disparita di diritti e nell’accesso alle risorse economiche, naturali e tecnologiche, ad essere oggetto di stereotipi di genere, a subire discriminazioni e forme di violenza.

 

 

 

 

Gli obiettivi del Goal 05 intendono eliminare ogni forma di discriminazione e violenza per le donne di tutte le età, nella sfera pubblica e privata, cosi come ogni forma di sfruttamento e pratica dannosa, i matrimoni precoci o forzati, le mutilazioni genitali. E importante garantire l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, riconoscere e valorizzare il lavoro domestico e di cura non retribuiti, fornendo servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e promuovendo la condivisione delle responsabilità all’interno del nucleo familiare.

Questo obiettivo e volto anche ad assicurare la piena ed effettiva partecipazione femminile e le pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale nella vita politica, economica e pubblica.

La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma e anche condizione imprescindibile per un mondo prospero, sostenibile e in pace.

 

L'attuale pandemia sta colpendo duramente anche le donne e le ragazze. A livello globale, le donne costituiscono i tre quarti dei medici e del personale infermieristico. Le donne trascorrono già il triplo delle ore degli uomini in cure non retribuite a casa. La chiusura della scuola e degli asili nido impone ai genitori, in particolare alle donne, di prendersi più cura dei bambini e di facilitarne l'apprendimento a casa. Rapporti da diversi paesi suggeriscono che anche la violenza domestica contro donne e bambini è in aumento durante il blocco globale.

Nel 2019, a livello mondiale, una donna su cinque di età compresa tra i 20 e i 24 anni si è sposata durante l'infanzia.

Almeno 200 milioni di ragazze e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili. La pratica dannosa sta diventando meno comune, ma i progressi non sono abbastanza rapidi per raggiungere l'obiettivo globale della sua eliminazione entro il 2030.

La rappresentanza delle donne nelle camere singole o inferiori del parlamento nazionale ha raggiunto il 24,9%, in lieve aumento rispetto al 22,3% nel 2015. Le donne hanno un migliore accesso alle posizioni decisionali a livello locale.

Sulla base dei dati di 57 paesi per il periodo 2007-2018, solo il 55% delle donne sposate o conviventi di età compresa tra 15 e 49 anni ha preso le proprie decisioni in merito alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi.

 

 

In Italia (preCovid)

Secondo le Nazione Unite, la violenza contro le donne viene definita come “qualsiasi atto di violenza di genere che provoca o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella vita pubblica o privata”

Nel 2018, in Italia sono stati commessi 133 omicidi di donne (10 in più rispetto al 2017). Circa l’80% di questi reati sono stati commessi da persone conosciute dalla vittima: partner, ex partner e familiari.

 

Il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e il tasso di occupazione di quelle senza figli e un indicatore indiretto che permette di valutare la conciliazione del lavoro delle donne con l’organizzazione familiare, soprattutto in presenza di figli piccoli. Spesso alla base della ridotta conciliazione dei tempi c’è una mancanza di servizi di welfare capaci di sostenere e/o sostituirsi alla cura dei figli soprattutto in alcune ore della giornata. La mancanza di una rete di welfare adeguata può portare le donne a rinunciare al proprio lavoro per una ridotta conciliabilità dei due aspetti.

Nel 2019, tra le donne di 25-49 anni con figli in età prescolare (0-5 anni), più di una su due è occupata (55,2%), mentre sono occupate tre donne su quattro senza figli (74,3%).

 

Nel Parlamento Europeo la presenza femminile e in costante aumento, da circa il 15% nelle prime elezioni del 1959 a quasi il 40% nel 2019. La Svezia e la Finlandia sono i Paesi dove la percentuale delle donne nell’Europarlamento e maggiore rispetto agli uomini  ma anche Francia, Lussemburgo, Austria, Slovenia e Lettonia raggiungono il 50%.

Nell’attuale legislatura italiana, sono sette le Regioni in cui la rappresentanza regionale nel Parlamento italiano esprime una quota femminile superiore al 40% sul totale degli eletti, mentre supera il 20% in quasi tutte le altre.

 

 

Friuli Venezia Giulia (SDGS 2019)

 

 

 


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