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Dati sulla povertà in Friuli Venezia Giulia

 

 

L'Agenda 2030 riconosce che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, compresa la povertà estrema, è la più grande sfida globale e un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile.

 

La povertà nel Mondo.

Mentre la povertà estrema è notevolmente diminuita dal 1990, persistono sacche delle peggiori forme di povertà. La fine della povertà richiede sistemi di protezione sociale universali volti a salvaguardare tutti gli individui durante tutto il ciclo di vita. Richiede inoltre misure mirate per ridurre la vulnerabilità ai disastri e per affrontare aree geografiche sottovalutate all'interno di ciascun paese.

Il tasso di estrema povertà è diminuito rapidamente: nel 2013 era un terzo rispetto al 1990. L'ultima stima globale, del 2013, suggerisce che l'11% della popolazione mondiale, vive al di sotto della soglia di povertà estrema.

Nel 2017, la proporzione di lavoratori del mondo che vivono con le loro famiglie con meno di $1,90 a persona al giorno è diminuita significativamente negli ultimi due decenni, passando dal 26,9% nel 2000 al 9,2%.

Nel 2017, le perdite economiche attribuite ai disastri sono state stimate a oltre $ 300 miliardi. Questa è una delle maggiori perdite negli ultimi anni, a causa dei tre principali uragani che hanno colpito gli Stati Uniti d'America e diversi paesi dei Caraibi.

 

 

La povertà in Europa 

In Europa, la povertà estrema non e presente tra gli occupati; e possibile però calcolare la percentuale di occupati a rischio di povertà reddituale, cioè coloro che, sebbene abbiano una occupazione, percepiscono un reddito equivalente inferiore al 60% del reddito equivalente mediano (dopo i trasferimenti sociali). In Europa, il 9,4% degli occupati vive in condizione di povertà reddituale; l’Italia è quintultima tra le nazioni della comunità europea, con il 12,2% degli occupati a rischio di povertà. Presentano percentuali più alte di lavoratori in condizioni di rischio di povertà soltanto la Grecia, la Spagna, il Lussemburgo e la Romania.

 

 

La povertà in Italia.

In Italia, la crisi economica tra il 2008 e il 2014 ha reso ancora più diffuso il lavoro“povero”, associato alla bassa retribuzione, a una minore quantità di ore lavorate, a un basso titolo di studio, alla precarietà del contratto di lavoro, all’essere cittadini stranieri.

Tra gli occupati del Nord Italia, la percentuale di quelli a rischio di povertà è passata dal 4,5% del 2004 al 6,9% del 2017; nel Mezzogiorno, la quota di “lavoratori poveri”, già molto elevata, è cresciuta dal 19,2% al 22,8%; mentre gli occupati poveri residenti in Centro Italia sono quasi raddoppiati (dal 5,9% al 11,2%).

La grave deprivazione materiale indica l’impossibilita di una persona di permettersi alcuni beni e/o servizi considerati dalla maggior parte delle persone come desiderabili o necessari.

Nel 2017, la grave deprivazione materiale ha colpito 33,1 milioni di persone della popolazione Ue (il 6,6% in diminuzione rispetto al 7,5% del 2016).

In Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%, in diminuzione rispetto all’anno precedente. L’indicatore di povertà o esclusione sociale è multidimensionale e corrisponde alla quota di persone che presentano almeno una delle seguenti situazioni:

1) sono a rischio di povertà di reddito, 2) sono gravemente deprivate materialmente, 3) vivono in famiglie con una bassa intensità lavorativa.

La povertà di reddito riguarda il 20,3% della popolazione; la grave deprivazione materiale il 10,1% e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 11,8%. La situazione appare in miglioramento, ma le disparità regionali sono molto ampie. Nel 2017 sono stati stimati 5 milioni e 58 mila individui in povertà assoluta.

 

 

La povertà in Friuli Venezia Giulia

Il primo obiettivo, eliminare la povertà, è diviso in più punti. Oltre alla povertà, è stato valutato anche l’accesso ai servizi e la percentuale di persone che sono state colpite dai disastri naturali.

 

 

 

 

In tutti i punti, il Friuli Venezia Giulia ha standard maggiori rispetto alla media nazionale.

Rispetto alle regioni del nord- est, invece, in Friuli Venezia Giulia c’è una maggiore incidenza della povertà e c’è meno lavoro. Tra i servizi, la nostra regione non è sufficientemente coperta dalla banda larga fissa e/o mobile.

 

Notizia ANSA 27 maggio 2019.

Se in Italia, quasi 1/3 dei bambini e degli adolescenti sono a rischio povertà ed esclusione sociale, con un forte divario a livello regionale, in FVG circa un bambino su 7, ovvero il 14,9% lo è. Sono alcuni dei dati presentati dal Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (Gruppo Crc) che ha illustrato i risultati di una pubblicazione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza realizzata in Italia con dati disaggregati a livello regionale.

Nello specifico, se nel 2017 in Fvg, la percentuale di minorenni in povertà relativa era superiore al dato nazionale (26,3% contro 21,5%), quella dei minorenni a rischio povertà e esclusione sociale era inferiore (14,9% contro 32,1%). Sempre secondo la ricerca, i minorenni stranieri non accompagnati presenti in Fvg nel 2018 erano il 5% sul totale nazionale (629 contro 12.457); gli irreperibili il 7,8% (387 contro 4.981); e il 2% erano i numeri di posti collegati agli Sprar (70 contro 3.488). 

 

 

 


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