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L’impatto dei cambiamenti climatici in regione: ecosistemi delle acque interne

 

 

L’acqua rappresenta il principale costituente della biosfera; ricopre infatti circa il 70% dell’intero globo terrestre in termini di superficie, senza contare la percentuale presente come vapore acqueo nell’atmosfera e quella presente nel sottosuolo. Seppur possa essere considerata una risorsa che si rinnova continuamente, è palese come la sua disponibilità e la sua qualità siano messe sempre più a rischio dalle pressioni operate dall’uomo.

Una situazione ancora più critica riguarda la biodiversità legata ai corpi idrici. La capacità resiliente degli ecosistemi acquatici, che in vari modi consente ad essi di reagire e sopportare un discreto livello di pressioni, risulta in molti casi ormai compromessa. Conservare l’integrità di un ecosistema acquatico e la qualità delle sue acque risulta di fondamentale importanza anche per i “servizi ecosistemici” che esso offre, come ad esempio la capacità di filtrare e diluire le sostanze inquinanti, il contenimento delle alluvioni, il mantenimento delle condizioni microclimatiche e la salvaguardia della biodiversità.

 


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In Friuli Venezia Giulia sono già stati registrati diversi macroimpatti relativi agli ecosistemi delle acque interne, che hanno comportato sia una variazione della biodiversità, intesa come modifica della composizione e della distribuzione geografica delle specie, che un cambiamento nella condizione idrogeologica, con la conseguente perdita, riduzione o modifica degli habitat.

La gran parte di questi impatti riguarda tutto il territorio regionale o ampie fasce dello stesso; fanno eccezione quelli relativi ai corpi idrici lacustri (naturali o artificiali), che insistono su un’area più circoscritta.

I cambiamenti climatici interessano i sistemi fluviali e lacustri principalmente a causa dell’aumento delle temperature; questo altera la normale stagionalità delle componenti biologiche anticipando i cicli vitali, favorisce i gruppi che meglio si adattano a temperature più alte e conduce ad una restrizione degli areali delle specie alpine ed inoltre facilita la diffusione di specie aliene, andando indirettamente a modificare gli habitat.

Anche la variazione delle precipitazioni, che comporta la ridistribuzione delle piogge e delle portate nel corso delle stagioni e rende più frequenti gli eventi di piena e di magra, colpisce gli organismi di acqua dolce modificandone i cicli biologici. Inoltre l’interazione marcata tra sfruttamento della risorsa idrica sotterranea, inquinamento delle acque e cambiamenti climatici lascia prevedere un’amplificazione degli impatti negativi già in atto sugli ecosistemi che dipendono dalle acque sotterranee (es- fontanili, corsi d’acqua di risorgiva).

 

 

Il clima risulta determinante nelle condizioni di vita, principalmente a causa della sua sostanziale influenza sugli ecosistemi e le loro caratteristiche.

Considerando strettamente le comunità biologiche, il clima – inteso semplicisticamente come range di temperature e/o precipitazioni – risulta essere il principale fattore che controlla, a livello globale, i modelli di sviluppo vegetazionali e la conseguente distribuzione delle popolazioni animali.

Gli attuali mutamenti del clima, che influenzano direttamente ed indirettamente i valori estremi ed i valori medi tipici delle sue variabili ( temperatura, piovosità, umidità, ecc.), unitamente alle attività umane che possono influenzare tali alterazioni, hanno un impatto sull’intero pianeta e su tutti gli ecosistemi.

Alcuni studi dimostrano che a livello globale i cambiamenti climatici hanno un chiaro effetto sull’andamento stagionale delle portate, principalmente nel naturale trend delle piene (in anticipo o in ritardo rispetto alla naturale stagionalità) e del flusso. Questo effetto, esteso ad un’area così ampia, non può essere esclusivamente ricondotto a dei fenomeni locali, quali il cambio dell’uso del suolo o interventi negli alvei dei fiumi bensì a fenomeni estesi e globali come i cambiamenti climatici.

Secondo tali studi, inoltre, l’impatto del cambio climatico sui fiumi e sui corsi d’acqua non sta modificando soltanto il flusso ma anche le caratteristiche termiche delle risorse idriche. La temperatura è un ulteriore parametro che evidenzia l’impatto dei cambiamenti climatici poiché può portare ad un aumento dell’evaporazione dell’acqua dei fiumi, a cui può essere correlato un aumento della concentrazione dei livelli di contaminazione che già esistono in essi.

Dal punto di vista biologico, l’effetto più evidente è che i cambi climatici stanno favorendo l’invasione di specie di latitudini più calde introdotte nell’ambiente attraverso diverse vie (siano esse di tipo antropico o naturale) e la riduzione delle presenza di specie autoctone.

La fusione delle calotte di ghiaccio polari, conseguente all’innalzamento delle temperature, ha già comportato l’innalzamento del livello del mare e quindi una variazione del regime di flusso a livello delle foci dei fiumi. Tale fenomeno, oltre a determinare variazioni di salinità delle porzioni terminali dei corsi d’acqua in tratti di lunghezza sempre maggiore, influisce in modo rilevante anche sugli eventi di deposizione e sulle migrazioni delle specie anadrome e catadrome.

NOTA. Specie anadrome: nascono nei fiumi e poi soggiornano per anni nel mare, dove si sviluppano. Poi migrano di nuovo verso i fiumi di origine per riprodursi. Specie catadrome: nascono in mare e poi si portano verso i fiumi dove si sviluppano prima di ritornare in mare per la riproduzione. 

 

Attualmente sul territorio regionale non esistono evidenze degli effetti dei cambiamenti climatici a livello ecosistemico, anche a causa delle numerose pressioni che, in maniera sinergica, concorrono ad alterare lo stato di un corpo idrico, rendendo così difficile il discernimento delle alterazioni generate da ciascuna di esse.

 

 


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