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Il mondo sta dormendo in una crisi? Stiamo andando alla deriva  e non riusciamo ad affrontare i problemi globali. 

 

 

I rischi globali si stanno intensificando ma manca la volontà collettiva di affrontarli.  L'evoluzione del mondo è fortemente incentrata sul sistema stato. L'idea di "riprendere il controllo" - sia sul piano nazionale che sovranazionale - risuona attraverso molti paesi. L'energia che viene spesa per consolidare il controllo nazionale rischia di indebolire le risposte collettive alle sfide globali emergenti. Stiamo andando alla deriva  e non riusciamo ad affrontare i problemi globali.

 

Preoccupazioni economiche

Durante il 2018 sono aumentate le tensioni geo-economiche. Nel 2019 ci si attende un aumento dei rischi causati dagli scontri economici tra le grandi potenze e dall’erosione delle regole e degli accordi commerciali multilaterali.

La volatilità dei mercati finanziari è aumentata e si sono intensificati i venti contrari all'economia globale. Il tasso di crescita globale sembra aver raggiunto il picco: le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) indicano un graduale rallentamento nei prossimi anni. Questo è dovuto principalmente allo sviluppo delle economie più avanzate. Ma le proiezioni di un rallentamento in Cina - dalla crescita del 6,6% nel 2018 al 6,2% quest'anno e al 5,8% nel 2022 - sono fonte di preoccupazione. Lo stesso vale per l'onere del debito globale, che è significativamente più alto di prima della crisi finanziaria globale. A questo bisogna aggiungere che un inasprimento delle condizioni finanziarie globali ha messo a dura prova i paesi che hanno accumulato passività mentre i tassi di interesse erano bassi.

La disuguaglianza economica all'interno dei paesi continua a crescere.

Una ricerca pubblicata lo scorso anno attribuisce la disuguaglianza economica in gran parte all'allargamento delle divergenze tra il livello di proprietà del capitale pubblico e privato negli ultimi 40 anni. Dal 1980 ci sono stati ampi trasferimenti di capitale dal pubblico al privato in quasi tutti i paesi, ricchi o emergenti. Anche se la ricchezza nazionale è sostanzialmente aumentata, nei paesi avanzati la ricchezza pubblica è ora negativa o prossima allo zero.

La disuguaglianza erode il tessuto sociale di un paese in modo economicamente dannoso in quanto diminuisce la coesione e la fiducia. La disuguaglianza erode anche il contratto sociale in molti paesi. Questa è un'epoca di politica dello stato forte, ma anche di indebolimento delle comunità nazionali.

 

 

 

Aumentano le tensioni

Le instabilità che si stanno sviluppando riflettono non solo il cambiamento di equilibri di potere, ma anche il fatto che le ipotesi post-Guerra fredda, in particolare in Occidente, che il mondo si sarebbe adeguato alle norme occidentali si siano dimostrate ingenuamente ottimistiche. Il conflitto economico tra Cina e Stati Uniti ne è un chiaro esempio.

Le differenze delle norme fondamentali giocheranno probabilmente un ruolo importante negli sviluppi geopolitici negli anni e nei decenni a venire. Con l'indebolimento del multilateralismo e delle relazioni tra le maggiori potenze mondiali, molte situazioni di conflitto persisteranno in tutto il mondo e saranno di difficile soluzione. Secondo le Nazioni Unite, in Afghanistan, ad esempio, le morti civili nei primi sei mesi del 2018 sono state le più alte degli ultimi 10 anni mentre la quota dei distretti controllati dal governo afghano supportato dagli Stati Uniti è sceso dal 72% nel 2015 al 56% nel 2018. La Siria, coinvolta in un conflitto civile, ci sono stati centinaia di migliaia di morti. Nello Yemen, le vittime dirette della guerra sono stimate a 10.000 e ben 13 milioni di persone sono a rischio di fame a causa approvvigionamento di cibo e di altre forniture.

Importante è stato l’allentamento delle tensioni legate al programma nucleare della Corea del Nord, grazie al lavoro diplomatico che ha coinvolto Stati Uniti, Corea del Sud e Corea del Nord. Ciononostante, per il terzo anno consecutivo, le armi di distruzione di massa si sono classificate al primo posto come rischio globale in termini di potenziale impatto.

 

Tensioni politiche

In tutto il mondo, le crescenti instabilità geopolitiche sono accompagnate da continue tensioni politiche interne. Questo è un problema globale.

Una governance debole solleva serie domande sulla salute politica del paese. In molti casi, si può sviluppare un circolo vizioso in cui la diminuzione della coesione sociale pone un carico sempre maggiore sulle istituzioni politiche, minando la loro capacità di anticipare o rispondere alle sfide della società.

Le politiche di identità nazionale continuano a guidare le tendenze sociali e le politiche globali. Le politiche sull’immigrazione e sull'asilo sollevano questioni fondamentali sul controllo della composizione delle comunità. La migrazione ha provocato disordini politici negli ultimi anni, dall'Asia all'America Latina, all'Europa e agli Stati Uniti. Le tendenze globali garantiscono ulteriori crisi, e alcuni leader probabilmente prenderanno una linea più dura in difesa delle culture nazionali dominanti.

Nel 2018 c’è stata una forte lotta contro le discriminazioni sessuale. Si ricorda il movimento #MeToo. La condizione della donna è sempre in una situazione sfavorevole rispetto all’uomo. Ad esempio, il cambiamento climatico crea più problemi alla donna infatti in molte comunità le donne devono camminare più lontano per andare a prendere l'acqua. Le donne spesso non hanno la stessa libertà o le stesse risorse per raggiungere la sicurezza dopo i disastri naturali: in Sri Lanka, Indonesia e India, gli uomini sopravvissuti allo tsunami del 2004 erano tre volte maggiori rispetto alle donne. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel lavoro, le donne hanno maggiori probabilità ad essere sostituite dall'automazione.

 

Catastrofi climatiche

Il 2018 è stato un anno di tempeste, incendi e inondazioni. Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha dichiarato senza mezzi termini che abbiamo al massimo 12 anni per apportare le modifiche drastiche e senza precedenti necessarie per evitare che le temperature globali medie salgano oltre l'obiettivo di 1,5ºC previsto dall'accordo di Parigi.

Il ritmo accelerato della perdita di biodiversità è diventata una preoccupazione primaria. L'Indice del pianeta vivente, che tiene traccia di oltre 4.000 specie in tutto il mondo, riporta un calo del 60% dell'abbondanza media dal 1970. Il cambiamento climatico sta aggravando la perdita di biodiversità: molti ecosistemi colpiti, come gli oceani e le foreste, sono importanti per assorbire le emissioni di carbonio.

Gli ecosistemi sono sempre più fragili comportano un aumento dei rischi per la stabilità sociale ed economica. Ad esempio, 200 milioni di persone dipendono dagli ecosistemi delle mangrovie costiere che proteggono il loro sostentamento e la sicurezza alimentare dalle mareggiate e dall'innalzamento del livello del mare.

Nella catena alimentare umana, la perdita di biodiversità influenza la salute e lo sviluppo socioeconomico, con implicazioni per il benessere, la produttività e persino la sicurezza regionale. La malnutrizione da micronutrienti colpisce fino a 2 miliardi di persone. Generalmente è causata da una mancanza di accesso al cibo di sufficiente varietà e qualità. Quasi la metà delle calorie mondiali a base di piante sono fornite da tre sole colture: riso, grano e mais.

Il cambiamento climatico aggrava i rischi. Nel 2017, i disastri legati al clima hanno causato un'insicurezza alimentare acuta per circa 39 milioni di persone in 23 paesi.

La ricerca suggerisce che entro il 2050 questo potrebbe portare a carenze di zinco per 175 milioni di persone, carenze proteiche per 122 milioni e perdita di ferro alimentare per 1 miliardo.

Non sono trascurabili gli sconvolgimenti nella catena globale dello smaltimento dei rifiuti e del riciclaggio verificatisi nel 2018. La Cina ha vietato l'importazione di rifiuti stranieri, compresi quasi 9 milioni di tonnellate di rottami di plastica, per ridurre l'inquinamento e le pressioni sui sistemi nazionali ambientali. Questo divieto ha messo in evidenza le debolezze della capacità di riciclaggio interna di molti paesi occidentali. Gli Stati Uniti hanno dirottato un quantitativo notevole di rifiuti plastici in altri paesi, tra cui Thailandia, Malesia e Vietnam. Tuttavia, anche questi tre paesi hanno da allora annunciato le proprie nuove restrizioni o divieti sulle importazioni di plastica. In breve, poiché l'impatto dei rischi ambientali aumenta, diventerà sempre più difficile trattare quei rischi come esternalità. Sarà necessario un'azione interna e coordinata a livello internazionale per internalizzare e mitigare l'impatto delle attività umane sui sistemi naturali.

 

Instabilità tecnologica

Si prevede che i rischi associati alle notizie false e al furto di identità aumentino nel 2019.

 

 


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