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La sfida europea del grafene

 

Il  grafene  è considerato, dal mondo dell’hi-tech, il  materiale delle meraviglie. Il grafene è il materiale più sottile e resistente noto agli esseri umani. Grazie a caratteristiche come resistenza, versatilità, ottima conduttività ed estrema sottigliezza, oggi è impiegato nei campi più disparati, dalla telefonia ai computer, dalle  celle fotovoltaiche  agli  impianti di desalinizzazione passando per gli  ultra condensatori  e la biomedicina. 

Un miliardo di euro per scoprire tutti i segreti del grafene. È uno dei progetti scientifici di punta dell'Unione Europea e prevede la redazione di una "Bibbia" di questo materiale innovativo, un testo che contenga tutte le informazioni scientifiche disponibili.

"Prima di arrivare a una applicazione basata sul grafene si deve essere in grado di utilizzarlo. Per questo un manuale, un testo di riferimento che indichi i dettagli precisi su come realizzare questi materiali, come caratterizzarli, come trasferirli da un substrato all'altro, sarà molto utile", spiega Andrea Ferrari, docente di nanotecnologie a Cambridge.

 Nelle intenzioni di Bruxelles il progetto grafene punta a dar vita a un vero e proprio acceleratore tecnologico che aiuti l'Europa a competere sui mercati globali della ricerca e dell'innovazione.

Leggero, flessibile, con grandi capacità di conduzione, il grafene promette applicazioni inedite in molti campi. Il progetto europeo si è dato l'obiettivo di convalidare i protocolli sulle caratteristiche dei materiali, prevedere una loro produzione di massa, e velocizzare il loro arrivo tra gli oggetti di consumo. Mar García Hernández:  "È un testo che comprende la descrizione dei metodi principali per produrre grafene e altri materiali bidimensionali". Claire Berger: "Scopo del volume è di percorrere la linea che unisce la fabbricazione di questi materiali ai prodotti finali". Il grafene è già in molte applicazioni commerciali, dalle batterie di lunga durata, ai sensori di movimento, ai sistemi di visione notturna. Secondo gli esperti proprio la mancanza di dati sulla corretta produzione del grafene ha di fatto rallentato finora la diffusione del suo impiego.

 

 

 

 

 

 


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