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 L’impatto economico dei cambiamenti climatici. Il problema clima e il futuro che ci attende

 

 

 

 

Il cambiamento climatico indotto dall’azione umana rappresenta una grave minaccia.

Gli impatti climatici e fisici del riscaldamento globale sono stati discussi in diversi studi, che hanno evidenziato come aumenti di temperature oltre i 2°C possano innescare reazioni a catena incontrollabili.

 

Quali saranno le conseguenze economiche di un clima che cambia?

 

 

Gli analisti hanno dimostrato che gli impatti economici del clima sono molto significativi. A livello globale, gli ultimi studi prevedono che a 3°C di aumento di temperatura si associano perdite di Pil mondiali tra il 15 e il 60%. Le analisi per l’Italia mostrano perdite di Pil di oltre l’8% nella seconda meta del secolo.

Il riscaldamento globale non solo rallenterà la crescita, ma aumenterà le disuguaglianze economiche. Già oggi, un quarto della disuguaglianza globale tra Paesi e stata attribuita al cambiamento climatico. Stime prevedono che i danni economici nel sud Europa saranno otto volte maggiori di quelli del nord. Le aree del Paese più calde, che sono anche quelle tipicamente più povere, risentiranno molto di più dell’innalzamento delle temperature.

Gli studi suggeriscono che in Italia si avrà un aumento della disuguaglianza regionale del 60% nella seconda meta del secolo.

Oltre all’inevitabile necessita di mitigare le emissioni di gas serra a livello globale, l’adattamento ai cambiamenti climatici giocherà un ruolo fondamentale nel contrastare gli impatti economici previsti.

 

 

 

Il problema clima e il futuro che ci attende

Le attività umane hanno modificato profondamente la composizione dell’atmosfera del nostro pianeta.

 

 


Gli indicatori del cambiamento climatico: i gas ad effetto climalterante

Dati aggiornati sui livelli di CO2.


 

 

Livelli simili di CO2 erano presenti in atmosfera circa 3 milioni di anni fa, quando sia la temperatura media globale che il livello del mare erano significativamente più alti di oggi.

L’aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera ha determinato una serie di variazioni climatiche. Queste includono l'innalzamento del livello del mare, i cambiamenti regionali nelle precipitazioni, gli eventi meteorologici estremi più frequenti come le ondate di calore e l'espansione dei deserti. La temperatura globale è aumentata di circa 1°C dall’inizio del secolo scorso.

L'emisfero settentrionale e il Polo Nord si sono riscaldati molto più velocemente del Polo Sud e dell'emisfero australe. Gli aumenti della temperatura superficiale sono maggiori nell'Artico, con il continuo ritiro di ghiacciai, permafrost e ghiaccio marino.

Durante tutto il secolo scorso, Europa e Stati Uniti sono stati i Paesi che più hanno contribuito alle emissioni di CO2. Recentemente la Cina - sotto la pressione della fortissima espansione economica – è diventata il primo Paese emettitore al mondo, mentre le emissioni europee sono in leggero calo, anche grazie alle politiche di decarbonizzazione dell’Unione. I Paesi industrializzati rimangono comunque quelli con le maggiori emissioni per abitante e sicuramente con il maggiore contributo storico al riscaldamento globale.

E’ importante ricordare che il riscaldamento del pianeta dipende in modo diretto dalla somma delle emissioni passate, presenti e future, indipendentemente da dove queste provengano. Pertanto, in aggiunta al riscaldamento odierno di circa 1°C imputabile alle emissioni storiche, il pianeta continuerà a surriscaldarsi fino a quando le emissioni globali rimarranno positive.

 

Se le emissioni future aumenteranno in modo simile a quanto successo nel passato, la temperatura mondiale è prevista crescere di 4-5°C. Un aumento di questo genere sarebbe catastrofico per il pianeta, con la scomparsa totale del ghiaccio marino artico e la distruzione delle barriere coralline.

Le emissioni devono incominciare a scendere il più presto possibile, tramite soluzioni come l’efficientamento, la rinuncia al carbone e la promozione di elettricità verde. Devono continuare a diminuire per un periodo variabile da 30 a 50 anni per raggiungere la neutralità carbonica, con la decarbonizzazione di settori come quello industriale, residenziale e del trasporto.

Indipendentemente dallo scenario futuro di sviluppo, il clima gambiera. In Europa, le temperature aumenteranno di 2-3°C già a meta secolo. Il sud e l’est dell’Europa sono le zone dove l’aumento di temperatura sarà più significativo.

L’ultimo rapporto dell’Ipcc ha evidenziato come il bacino del Mediterraneo sia una zona particolarmente a rischio di un aumento significativo di eventi siccitosi, anche in scenari con significative riduzioni delle emissioni di gas serra. L’Italia sarà un Paese particolarmente esposto: l’aumento della temperatura massima sarà di oltre 2°C già a meta secolo.

 

Gli impatti economici mondiali previsti

I cambiamenti climatici avranno profonde ripercussioni sugli ecosistemi e sugli esseri umani. Diversi di questi impatti non sono quantificabili da un punto di vista economico, perche hanno conseguenze come l’estinzione di ecosistemi e di specie. D’altro canto, alcuni impatti sono stati quantificati da un punto di vista economico e di benessere sociale, visto che il cambiamento del clima avrà ripercussioni su fattori produttivi come lavoro, capitale e risorse naturali.

Sono stati seguiti diversi approcci metodologici per stimare gli impatti futuri del clima. Gli studi stimano che gli impatti economici del clima siano vicini allo zero fino ad aumenti di temperatura di 2°C, per poi crescere significativamente con temperature maggiori.

Temperature oltre i 2-3°C porterebbero effetti imprevedibili che rendono di fatto impossibile darne una stima economica sensata.

Un elemento su cui tutti gli studi concordano è l’avverso impatto distributivo del clima sull’economia. In altre parole, i Paesi in via di sviluppo risulteranno colpiti in modo molto più negativo rispetto alle economie sviluppate. Il cambiamento climatico aumenta la distanza tra ricchi e poveri, e quindi la disuguaglianza.

I fattori che contribuiscono a questo risultato sono tre:

- anzitutto i Paesi in via di sviluppo sono concentrati alle medie e basse latitudini, dove il cambiamento climatico è più intenso, c’e quindi una maggiore “esposizione” al fenomeno;

- le economie in via di sviluppo mostrano inoltre una maggiore dipendenza da settori, primo tra tutti l’agricoltura, che sono maggiormente sensibili alle variazioni del clima;

- infine, i Paesi in via di sviluppo hanno minori risorse,finanziarie, economiche e istituzionali per fare fronte ai cambiamenti climatici. Si parla in questo caso di minore “capacita” adattiva.

Si prevede che gli impatti sulla produttività del lavoro e sull'agricoltura abbiano le maggiori conseguenze economiche negative. I danni causati dall'innalzamento del livello del mare crescono più rapidamente dopo la meta del secolo. I danni all'energia e al turismo sono molto piccoli da una prospettiva globale, poiché i benefici in alcune regioni compensano i danni in altri. I danni indotti dal clima dagli uragani possono avere effetti significativi sulle comunità locali, ma si prevede che le conseguenze macroeconomiche siano relativamente ridotte. In linea con gli studi, si stima che le conseguenze economiche saranno particolarmente gravi in Africa e in Asia, dove le economie regionali sono vulnerabili a una serie di diversi impatti climatici.

l’Europa, nel complesso, sarà relativamente meno colpita economicamente dal cambiamento climatico rispetto ad altre aree geografiche.

 

Relazione sullo stato della green economy, 2019

 


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