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 E' stato respinto il piano oggetto di annose trattative multinazionali per creare il più grande parco marino al mondo nell'Oceano Meridionale presso l'Antartide, uno degli ecosistemi più importanti della Terra

 

 

Il progetto, guidato da Australia, Francia e Unione Europea,  consiste nel dichiarare area protetta  più di 1.5 milioni di chilometri quadrati del Mare di Ross, lungo le coste dell’Antartide.

Si trattava di un passo avanti importante per la tutela di questo ecosistema unico, che è anche l’habitat naturale di molte specie di balene e pinguini. Inoltre, la comunità scientifica calcola che i tre quarti dei nutrienti che sostengono la vita negli oceani arrivino proprio dall’Oceano Antartico.

In questa zona – che ha le stesse dimensioni di Francia e Spagna messe assieme – il progetto prevede il divieto di ogni forma di pesca. La decisione è stata presa per evitare che i grandi cetacei entrino in competizione con i pescherecci per l’approvvigionamento di pesce, merluzzo in particolare. Inoltre, l’accordo prevedeva la creazione di una krill research zone al fine di permettere  ai biologi marini di studiare questi piccoli crostacei che compongono lo zooplancton, cibo primario di balene e altri cetacei.

Purtroppo è stato posto il veto a questo progetto. Russia, Cina e Norvegia, si sono opposte in quanto in quell’area portano avanti un’intensa attività di pesca. Il progetto, infatti, prevedeva che nel santuario vi fosse il divieto assoluto di pesca per salvaguardare specie fra cui pinguini, balene, orche e foche.

 

La creazione dell’area marina protetta avrebbe consentito di tutelare non solo le specie che lì vi abitano ma anche di proteggere tutti i mari. Secondo le stime, infatti, proprio nella zona dell’Antartide hanno origine circa tre quarti delle sostanze nutrienti che sostengono la vita nel resto degli oceani.

 

 

La pesca industriale sottrae cibo ai pinguini e alle balene!

Greenpeace ha analizzato gli ultimi cinque anni di pesca industriale al krill in Antartide : questa attività, finalizzata soprattutto a produrre integratori di Omega 3 e mangimi per l’acquacoltura, sta saccheggiando le riserve di questo piccolo gamberetto nei mari del Polo Sud. Il krill ha infatti un ruolo chiave nelle reti alimentari antartiche, essendo il cibo per animali come le balene azzurre e i pinguini di Adelia.

La pesca a questa specie in una delle aree più incontaminate del Pianeta è in rapida crescita. Sebbene venga presentata come una delle attività di pesca meglio gestite al mondo, il rapporto “License to Krill” rivela uno scenario molto diverso.

 Dal 2010 l'industria della pesca del krill è cresciuta costantemente.

La pesca del krill antartico è consentita nell'Oceano Antartico sotto la gestione della Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico (CCAMLR). La pesca, che spesso viene definita la più gestita al mondo, si concentra sulla punta settentrionale della penisola antartica, sulle isole Orcadi meridionali e sullo stretto di Bransfield. 

Nonostante i tentativi del settore di presentarsi come una delle attività di pesca più sostenibili al mondo, le prove raccolte da Greenpeace dimostrano un modello di attività di pesca sempre più vicino alla costa e nelle immediate vicinanze di colonie di pinguini e aree di alimentazione delle balene.

Fondamentalmente, la pesca del krill si sta svolgendo in aree che sono state proposte come santuari oceanici. Tali aree protette aiuteranno questi ecosistemi marini a costruire la resilienza agli impatti combinati dei cambiamenti climatici, dell'inquinamento e della pesca.

Oltre a derubare gli animali marini di un approvvigionamento alimentare vitale, la pesca del krill industriale in acque così incontaminate comporta enormi rischi ambientali. Sbarchi, fuoriuscite di petrolio e incidenti navali come incendi minacciano tutti la fauna selvatica e gli fragili habitat dell'Oceano Antartico.