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Un nuovo rapporto illustra nel dettaglio la drammatica accelerazione della deforestazione avvenuta in Brasile nel corso dell'anno 2018. Tra i paesi più colpiti anche la Colombia

 

La deforestazione dell’Amazzonia ha ripreso a crescere.

 

L’Amazzonia è definita il “polmone della Terra”. La foresta occupa per la sua maggiore estensione il nord del Brasile e in minor parte Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador e Guayana.

E’ la regione meno abitata del pianeta con una densità di un solo abitante per chilometro quadrato. Gli abitanti sono costituiti in prevalenza da amerindi e meticci, si parlano numerosissime lingue indigene di vario ceppo linguistico.

Le risorse dell'Amazzonia si sono andate diversificando in questi ultimi anni. Le economie di sussistenza delle piccole comunità e dei gruppi indigeni continuano a restare legate allo sfruttamento delle foresta e dei corsi d'acqua, ma in aree sempre più estese si pratica agricoltura, allevamento, estrazione di minerali ed idrocarburi.

Da molti anni l’Amazzonia vive il grave problema di una continua deforestazione finalizzata al recupero di spazio per agricoltura intensiva, attività di estrazione e soprattutto taglio del legname, ciò ha creato una riduzione delle sue dimensioni originarie e modifiche degli habitat di animali e popolazioni indigene.

Uno studio pubblicato sulla nota rivista Science denuncia la scomparsa di molte specie di uccelli ed il 'restringimento' dei semi di alcune palme, che così diventano più deboli e vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Questo cambiamento è impuntato all’uomo in quanto questo fenomeno è stato osservato nelle macchie di foresta, che a partire dall'800 sono state frammentate dalle coltivazioni di caffè e canna da zucchero, mentre non è presente nelle aree di foresta rimaste indisturbate.

Il 'restringimento' dei semi di alcune palme può essere dovuto al fatto che sono assenti gli uccelli di grandi dimensioni, come i tucani, cacciati dall'agricoltura. Dopo la scomparsa dalla zona degli uccelli che si nutrono dei grandi semi delle palme disperdendoli nell'ambiente, le piante hanno cominciato a produrre frutti più piccoli in grado di essere dispersi da uccelli più piccoli, come i tordi. Ma i semi più piccoli sono più vulnerabili alla disidratazione e non sono in grado di sopportare il cambiamento climatico previsto.

Uno studio guidato dalla NASA ha dimostrato che le foreste tropicali possono assorbire grandi quantità di anidride carbonica. Lo studio stima che le foreste tropicali assorbono 1,4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica da un assorbimento totale globale di 2,5 miliardi - più di quello che viene assorbito dalle foreste boreali.

Le emissioni umane causano un aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, le foreste di tutto il mondo lo usano per crescere più velocemente, riducendone la quantità che rimane nell'aria. Questo effetto è chiamato fecondazione del carbonio.

Ma il cambiamento climatico riduce anche la disponibilità di acqua in alcune regioni e rende la Terra più calda, che porta a più frequenti e più grandi gli incendi.  Ai tropici, gli esseri umani aggravano il problema bruciando legno durante la deforestazione. Gli incendi non solo fermano l'assorbimento di carbonio uccidendo gli alberi, ma anche emettono grosse quantità di carbonio nell'atmosfera a causa della combustione del legno.

 

 

 

Nel gennaio 2015 si accusava il Brasile di aver disboscato 288 Km2 di foresta amazzonica. Questi dati rappresentavano un aumento del 169% rispetto al gennaio 2014, quando la deforestazione era pari a 107 chilometri quadrati. I dati del 2018 indicano una ulteriore decremento delle foreste.

Nel 2018, la perdita è stata minore di circa la metà rispetto a quella registrata nel 2016 e nel 2017, quando ci fu un incremento per colpa dei grandi incendi.

Ci possono essere diverse cause. La maggior parte di questo disboscamento è spinto dalla necessità di fare spazio ai pascoli, ma sono responsabili anche le attività minerarie e la coltivazione della soia. Mentre l'economia mondiale continua a recuperare, è aumentata la domanda per il manzo e la soia - materie prime che sono spesso realizzati su terreni disboscati – provocando un aumento della deforestazione per aumentare tali attività.

Tutto ciò ha delle implicazioni per il cambiamento climatico, così come per la salvaguardia ambientale più in generale.

Oltre a rappresentare l'habitat di molti animali e di molte piante, le foreste sono anche uno strumento cruciale nella lotta al riscaldamento globale. Grandi appezzamenti di foresta come la foresta pluviale amazzonica rappresentano dei cosiddetti carbon sinks, dei serbatoi di carbonio, che contribuiscono ad assorbire l'anidride carbonica in eccesso dall'atmosfera.

 

 

Qualche anno fa c’era stato un aggiornamento al codice forestale del Brasile, promulgata nel 2012, che prevedeva l'amnistia per gli individui che hanno deforestato illegalmente prima del 2008.

Il Ruralist, un gruppo brasiliano che rappresenta i grandi proprietari terrieri e agro-business, aveva esercitato pressioni per indebolire il codice forestale spingendo il Brasile ad una crescita aggressiva in Amazzonia, portando ad un'ulteriore deforestazione.

La scorsa estate i gruppi ambientalisti hanno annunciato l'iniziativa "30x30" con l'obiettivo di centrare l'obiettivo di una riduzione delle emissioni del 30% fissato dall'Accordo di Parigi sul clima attraverso la gestione sostenibile delle foreste.

Usando le immagini satellitari i ricercatori del Global Forest Watch sono stati in grado di vedere come nel corso del 2018 la perdita di foreste nel mondo è stata di 30 milioni di acri. Di questi, oltre 880 mila erano di foreste primarie, ovvero foreste che non sono state turbate dallo sviluppo umano nella storia recente. Si tratta spesso di concentrati di biodiversità che ospitano specie protette e persino sconosciute.

Le preoccupazioni sono in aumento in quanto  il presidente   Jair Bolsonaro ha promesso di rendere l'Amazzonia disponibile allo sfruttamento industriale e ha recentemente tagliato i fondi sia alle associazioni ecologiste che ai gruppi di ricerca scientifica.

 

 

 

Mappa elaborata dal National Geographic