Innovazione: un nuovo prodotto per l’edilizia ecosostenibile

Il prodotto della BIOSOST green solutions si posiziona nell’ambito dello sviluppo sostenibile in  linea con gli obiettivi del protocollo di Kyoto e successivamente con  il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «L'economia verde — Promuovere lo sviluppo sostenibile in Europa» (parere d'iniziativa) (2013/C 271/03).

 

Lo sviluppo sostenibile è un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale. Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri. In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse naturali (che di fatto sono esauribili) ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà ed il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

 

Per tali motivi, la sostenibilità ruota attorno a quattro componenti fondamentali:

  • Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione.
  • Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e genere.
  • Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.
  • Sostenibilità istituzionale: intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, giustizia. 

 

L'area risultante dall'intersezione delle quattro componenti, coincide idealmente con lo sviluppo sostenibile. A partire dal Protocollo di Kyoto,  entrato in vigore il 16 febbraio 2005, che impegna 169 nazioni del mondo a ridurre, per il periodo 2008-2012, il totale delle emissioni di gas serra almeno del 5% rispetto ai livelli del 1990 (preso come anno di riferimento), al fine di rimediare ai cambiamenti climatici in atto il 18 Giugno 2010 è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale dell’Unione Europea la nuova direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, 2010/31/UE.

Nell’articolo 1 si legge: "la presente direttiva promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici all'interno dell'Unione, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e all'efficacia sotto il profilo dei costi".

La direttiva, in vigore dal 9 Luglio 2010, costituisce un notevole passo in avanti nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile; stabilendo, fra le altre cose, che dal 31 Dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano “edifici a energia quasi zero”. Dove per “edificio a energia quasi zero” si intende: “edificio ad altissima prestazione energetica” il cui “fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”. La Commissione Europea ha in più occasioni sottolineato il ruolo che, in funzione di strategie per il consumo e la produzione sostenibili, è ricoperto dal cosiddetto Green Public Procurement (GPP) (in italiano Acquisti verdi della Pubblica Amministrazione): quando si parla di GPP si fa riferimento all'adozione di criteri ambientali nelle procedure d'acquisto delle P.A. con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale delle attività e promuovere la diffusione di tecnologie rispettose dell'ambiente. 

A giugno 2012, la conferenza RIO+20[1] ha avviato un programma il cui obiettivo è di promuovere nuovi traguardi attraverso  due temi principali:

  • "A Green Economy in the context of sustainable development and poverty eradication" (un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e riduzione della povertà): da intendersi come transizione verso un’economia verde (adattata al contesto nazionale), che non sia solo un miglioramento ambientale, ma un nuovo paradigma che cerchi di alleviare minacce globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali e al tempo stesso promuovere un benessere sociale ed economico. la diffusione su larga scala di settori "verdi" offre significative opportunità di investimento, crescita e occupazione per l’intero sistema produttivo. Affinché ciò avvenga è necessaria una transizione efficace e duratura nel tempo verso un’economia verde, con un’azione coerente da parte di tutti gli attori di governo e dei soggetti operanti sul territorio (imprese, parti sociali, cittadini).
  • "Institutional framework for sustainable development" (quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile): da intendersi come riferimento al sistema di governance globale per lo sviluppo sostenibile, includendo le istituzioni incaricate di sviluppare, monitorare e attuare le politiche di sviluppo sostenibile attraverso i suoi tre pilastri: sociale, ambientale ed economico. A seguito della decisione n° 1 del 26° Governing Council dell’UNEP (Nairobi, 21-24 Febbraio 2011) il tema del quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile include anche il processo di riforma della Governance Internazionale dell’ambiente (IEG).

Lo sviluppo sostenibile è un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale. Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni. In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse naturali (che di fatto sono esauribili) ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà ed il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

I temi dell'energia con il risparmio delle risorse e dell'utilizzo di quelle rinnovabili (sole, vento, acqua, etc.); dell'ecologia sviluppatasi attorno ai temi dell'inquinamento ambientale, che interessa il nostro pianeta, con le sue conseguenze, cambiamenti climatici, gas serra o GHG (Greenhouse Gas) etc. . Da questa base di partenza le green building sono divenute un trend in crescita nei settori edilizi residenziali e non residenziali, sia nell'America settentrionale che in Europa. Questo ha avuto particolari impatti sul mercato con sviluppo di specifiche tecnologie; nei paesi con tradizione del legno strutturale, ad esempio questo ha influenzato in generale tutta la filiera forestale.

Lo scopo di una green building è quello di non danneggiare l'ambiente, riducendo in maniera significativa, o eliminando, l'impatto negativo degli edifici sull'ambiente e sugli occupanti della costruzione, armonizzandosi con il contesto. Questo avviene utilizzando strategie passive come l'energia solare, l'acqua rigenerata, i materiali da costruzione locali naturali e le fonti rinnovabili di energia. Migliorare la qualità ambientale degli edifici, ridurre drasticamente l’impatto sull’ecosistema e contribuire reciprocamente all’implementazione di protocolli di valutazione energetico ambientale.

Questo ha portato alla creazione di protocolli di progettazione e certificazione degli edifici, come quello Britannico definito il BREEAM, lo statunitense LEED (BRE Environmental Assessment Method), il Protocollo ITACA, a cui seguono vari metodi di lavoro iiSBE Italia, che certifica secondo il Green Building Challenge, SB Method. Tale attività e gestione edilizia segue metodologie e requisiti, che sono in continua evoluzione, ma che si riferiscono universalmente ai seguenti fini di programma:

  • sito: salvaguardia e sviluppo ambientale e storico del contesto;
  • energia: razionalizzazione del consumo e produzione delle fonti energetiche;
  • acqua: tutela e riutilizzo della risorsa acquifera;
  • ecocompatibilità: utilizzo preferenziale di materiali e pratiche ecosostenibili, riciclabili e locali;
  • qualità ambientale: ottimizzazione del benessere fisico e psicologico interno delle strutture;
  • project management: razionalizzazione e innovazione delle attività di progettazione, costruzione, gestione e manutenzione.

A livello nazionale sempre più regioni stanno adottando il modello ITACA per certificare gli edifici sostenibili. Tra tutti i parametri presi in considerazione oltre alla trasmittanza delle pareti, si prende in considerazione la % in peso dei materiali di origine naturale. L’utilizzo di materiali eco-compatibili hanno un peso del 4.5% sul totale della valutazione. Per un buon livello di eco-compatibilità devono essere presenti il 14% in peso di materiali eco-sostenibili. I materiali eco-sostenibili sono definiti nel modello ITACA. E’ un elenco ragionato di materiali che più di altri riescono ad aderire ai concetti espressi e descritti nel manuale applicativo delle linee guida al Costruire Sostenibile e a coniugare contemporaneamente le istanze della ecosostenibilità e della bioecologicità. La comunicazione intermedia della UE “Verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo dei rifiuti” segnala l’aumento dei volumi dei rifiuti da costruzione e demolizione e la loro sempre maggiore complessità, dovuta alla crescente varietà dei materiali utilizzati negli edifici, cosa questa che limita le possibilità di riutilizzo e di riciclo (il cui tasso è attualmente pari appena al 28% circa) e rende necessaria la costruzione di discariche e l’ulteriore estrazione di minerali.

L'importanza di una trasformazione “ecologica” della produzione edilizia è stata presa in considerazione da tempo anche dall’ Unione Europea, prima con la direttiva 89/106 sulla qualità dei materiali da costruzione e poi con l’emissione del regolamento 880/92 ora sostituito dal Regolamento del Parlamento e del Consiglio (CE) n.1980/2000 e dal Regolamento del Consiglio (CEE) n.1836/93.

Il ruolo fondamentale che il legno riveste nell’attenuare il cambiamento climatico viene sottolineato dall’Unione Europea nel Sesto Programma di Azione Ambientale, in virtù della capacità di questo materiale di assorbire il carbonio: ogni metro cubo di legno impiegato in edilizia equivale ad 1 tonnellata di CO2 stoccata, per tutta la durata del manufatto.

Sulla base di una politica ambientale ben definita, azioni concrete consentono di raggiungere specifici obiettivi: ad esempio, in Francia un accordo interministeriale mira ad incrementare l’impiego del legno in edilizia del 25% in 10 anni, attraverso la “Legge sull’aria e l’uso razionale dell’energia” che fissa dei quantitativi minimi di legname per ogni nuovo edificio Anche in altri Paesi europei sono già state adottate significative azioni di sostegno all’edilizia in legno, unica materia prima rinnovabile, riciclabile e di basso costo attualmente impiegata a fini strutturali.

I materiali a base di legno sono caratterizzati da elevata igroscopicità e permeabilità che, assieme ad un ottimo isolamento ed una buona inerzia termica, le rendono traspiranti e salubri, attenuando le escursioni termoigrometriche e migliorando la qualità dell’aria all’interno dell’edificio.

Grazie all’effetto combinato di tali caratteristiche, la progettazione di pareti e coperture con elevate prestazioni è agevole, e si può raggiungere senza incremento di costi un risparmio energetico di almeno il 20% rispetto ad una costruzione in laterocemento con pari trasmittanza termica.

Anche se lentamente, il mondo dell’edilizia sarà sempre più sostenibile e bio. La casa sarà passiva, già una realtà nei paesi del nord, ed allo stesso tempo parteciperà alla salvaguardia dell’ambiente attraverso la scelta di materiali di costruzione e di complementi d’arredo ecocompatibili.

Il materiale brevettato SuberSost è costituito da farine di origine vegetale addizionate di ossidi/idrossidi inorganici e legati con resine di tipo poliuretaniche.

Nella progettazione del prodotto si è tenuto conto delle esigenze del mercato e della potenziale tossicità dei prodotti, per questo i prodotti finora sviluppati sono basati su materiali vegetali. Si è voluto anche tener conto di una sensibilità particolare del settore edile nei confronti di materiali che possono recar danno alla salute per questo motivo si sono utilizzati unicamente prodotti non inseriti in alcuna lista di sospetto pericolo, citando al caso fonti e liste positive e/o negative, siano esse di origine istituzionale o “non governativa”.

 

 

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