28 dicembre 1870. Alluvione a Roma

Il Tevere, alimentato dalle violenti piogge, superò gli argini e allagò Roma.

Sulla riva sinistra del fiume furono sott’acqua le vie Ripetta, il Corso, il Babbuino, la piazza del Popolo, il Borgo fuori porta, le vie Condotti, Frattina con tutte quelle adiacenti al Corso. La piazza Navona e sue adiacenti, le vie Giulie, della Valle, di S. Giovanni della Pigna, della Rotonda, della Maddalena, della Minerva, di Pietra, del Collegio Romano, del Gesù, il Foro Romano, tutte le vie di S. Paolo e di Testaccio. Vedete che estensione! Alla destra la Longara, la Longaretta, tutto il Transtevere.

Il quartiere che ebbe a soffrire di più fu il Ghetto. Colà si sentiva risuonare dolosamente per l’aria grida strazianti di gente che domandava soccorso contro le acque sempre crescenti.

Due casette in quelle anguste strade presso la vecchia Pescheria furono abbattute, facendo qualche vittima.

E purtroppo delle vittime se ne hanno da contare parecchie!

Si presero sollecitamente le misure opportune per l’orribile caso, e la guarnigione, la guardia nazionale, e guardie fuoco, le guardie doganali si prestarono meravigliosamente con ardore, coraggio e zelo da non lodarsi mai abbastanza.

Si costrussero zattere in fretta e con non poco rischio di chi le conduceva si spinsero verso le case isolate dalle acque la guardia nazionale obbligò i fornari ad aprire i loro forni e produrre pane in gran quantità da distribuire ai poveretti chiusi dall’inondazione.

Incalcolabili sono i danni materiali recati al commercio; i magazzini guasti e le più importanti derrate mandate a male.

La presente inondazione supera tutte le precedenti che ebbero luogo in questo secolo. In quella del 1805 che era stata la maggiore, il Tevere era salito all’altezza di metri 16,42, nella presente invece montò fino a metri 17,30. Anzi non solamente di questo secolo, ma di tutti i tempi moderni non vi fu crescenza uguale.

Si ricordano quella del 1495 n cui l’acqua salì a metri 16,88 e quella del 1660 in si ebbero m. 17,11. Bisogna risalire ai tempi antichissimi per trovare forse un riscontro.

Da Monte Pincio era uno spettacolo orrendamente imponente vedere quella stesa di acque, che dall’interno di Roma si estendeva sino a Ponte Molle, giungendo a lambire le falde del monte Mario e dei monti Parioli: un immenso lago.

 

Gazzetta Piemontese del 3 gennaio 1871

 

 

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