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Perché l’Italia non è pronta alla Blue Economy

“Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla; Quando hai la prova che il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori; Quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, più che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrario, essi sono protetti dalle leggi; Quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata, e l’onestà diventa auto-sacrificio; allora puoi affermare, senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata.” (frase scritta nel 1920 dalla filosofa Ayn Rand)

 

 

 

 

Da oltre un anno scrivo di ambiente, sostenibilità e progresso sostenibile. Quello che emerge chiaramente è una carenza di progetti sostenibili ed una reale difficoltà a sviluppare progetti dichiaratamente ecosostenibili, soprattutto quei progetti allineati ai principi della Blue Economy.
C’è una grossa differenza tra sfoderare la bandiera della sostenibilità ed effettivamente osservarla nell’imprenditoria italiana.
Immaginiamo di avere un’idea innovativa ed unica di tipo manifatturiero ossia un progetto che necessita un (forte) investimento per poter essere realizzato.
Prima di tutto depositi la tua “domanda di brevetto” per proteggere la tua idea e poi presenti l’idea al mondo. 
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Anche se devi lavorarci ancora molto, la tua idea appare vincente a commissioni di esperti che non conosci e che non hanno nessun rapporto con te, con tuoi amici o parenti (insomma non sei raccomandato) e nonostante questo vinci dei premi importanti (tipo il premio nazionale dell’Innovazione, solo a titolo di esempio). Con i premi arrivano alcune decine di migliaia di euro, che a te che fino a quel momento hai lavorato a 800/1200€ al mese come cococo o kissakkè sembrano un casino di soldi, ed arrivano anche i “business angels”, avvoltoi di sistema programmati per aiutarti a sviluppare la tua idea.
Tu non sei un imprenditore, hai avuto solo un’idea.
In teoria queste persone dovrebbero accompagnarti a trattare con i possibili finanziatori per rendere la tua idea un prodotto tangibile. Ti fanno fondare la “tua” società e fanno arrivare tutta una serie di managers che, come prima cosa, fissano la propria retribuzione “dimenticando” la tua. Con loro arrivano anche piccoli “soci di capitale”: ininfluenti in apparenza, però sono quelli che valorizzano 10 il tuo brevetto e poi mettono 10 di capitale sociale effettivo. Per te che stai continuando a guadagnare 1 sembra un grande aiuto, ma in quel momento ti hanno fregato premio, brevetto e società. Tu però ancora non lo sai. Come d’incanto tutti si dimenticano che il prodotto deve essere ancora sviluppato, che devi tradurre il tuo prodotto dal laboratorio alla produzione.
Si saltano le tappe, il prodotto non ha alcuna importanza, la tua idea non ha alcuna importanza, importa solo far sognare i possibili investitori con l’idea di avere grossi guadagni. Tu volevi proporre un prodotto di nicchia e loro ti impongono di pensare in grande, di conquistare i mercati internazionali, di ragionare solo su fatturati a sei zeri.
Ma gli investitori chiedono la sicurezza: se chiedi tanti soldi allora devi dare la certezza del risultato.  
Ma come puoi dare la certezza se devi fare ancora l’industrializzazione e con quali soldi puoi fare questo passaggio. Il “business angels” risponde: ovviamente devi dimostrare con il tuo rischio (tu DEVI investire i tuoi risparmi, ipotecare la tua casa) ma la tua azienda DEVE andare in mano di altri, soci di capitale che garantiscano solidità attraverso i tuoi beni.
Questo è ciò che succede nel caso in cui parliamo di progetti di uno certo spessore.
I progetti che rientrano nella blue economy non comportano grossi investimenti e difficilmente interessano il mondo dei “business angels”: comportano pochi guadagni e hanno poco impatto mediatico.
In questo caso parliamo di progetti che si basano su un principio diverso: la Blue Economy non si basa solo sull’innovazione, ma anche su nuovi modelli produttivi che cambiano il nostro modo di guardare alla produzione, alla distribuzione e ai consumi. I prodotti migliori devono essere anche i più economici.
In sostanza bisogna valorizzare materiali di scarto attraverso un processo economico, ecosostenibile per dare loro nuova vita commerciale in aggiunta a tutti i principi di sostenibilità della green economy.
Immaginiamo di avere un’idea di tipo manifatturiero ossia un progetto che necessita di un investimento significativo per poter essere realizzato. 
Prima di tutto depositi la tua domanda di brevetto per proteggere la tua idea e poi presenti l’idea al mondo. 
In Italia depositare un brevetto costa relativamente poco. Per avere una prima risposta sulla ricerca EPO bisogna attendere circa 6-8 mesi e, quasi nella totalità dei casi, il giudizio è negativo (alle volte anche con motivazioni che non hanno nulla a che vedere con la domanda in questione). Si risponde diligentemente con l’illusione che la risposta sia positiva ma anche dopo un anno non si ha alcuna risposta. Forse se non si hanno i “santi giusti” non è possibile fare nulla?!!!
La non risposta per tempi così lunghi pregiudica qualsiasi attività di ricerca di fondi o la semplice vendita dell’idea.
L’assurdità della storia è che pur essendoci un interesse notevole dell’utilizzatore finale non riesci a trovare una strada per sfruttare l’idea.
Non puoi partecipare ai fondi europei se non paghi profumatamente le società che fa da intermediario. Non puoi accedere a fondi di capitale a rischio perché i progetti realmente associabili alla Blue Economy provengono da materie a basso costo e devo essere venduti a prezzi bassi e quindi non è possibile scrivere un progetto che faccia sognare. Ebbene si, i fantomatici “business angels”, e di conseguenza gli investitori, ti ascolteranno solo se presenti un business plan che faccia sognare.
Quanto descritto è sperabilmente il lato peggiore dello sfruttamento delle idee ma ci insegna una cosa importante.
La nuova idea di progetto non deve essere il guadagno esorbitante, si possono anche accettare anche progetti un po’ più piccoli ma che abbiano uno scopo fondamentale: sfruttare al massimo ed in modo efficiente le risorse che la natura ci mette a disposizione. 
Bisogna ridare dignità alle idee, permettendo una loro crescita all’interno di un principio di sostenibilità, rispetto delle risorse naturale e non del solo guadagno.
 

 

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